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	<title>Commenti a: Pensava fosse un cane e invece era la sua nemesi</title>
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	<description>&#34;Coso&#34; online con ricorrenti crisi d&#039;identità</description>
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		<title>Di: mauro</title>
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		<dc:creator>mauro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 07:34:33 +0000</pubDate>
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		<description>Preso dal trasloco, ho potuto lavorare poco sui preellenici. Ma prometto di lavorarci se mi prometti un racconto per paroledisicilia.
Ho detto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Preso dal trasloco, ho potuto lavorare poco sui preellenici. Ma prometto di lavorarci se mi prometti un racconto per paroledisicilia.<br />
Ho detto.</p>
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		<title>Di: giorgio ruta</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-15795</link>
		<dc:creator>giorgio ruta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 22:04:35 +0000</pubDate>
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		<description>Permettimi: considerato che l&#039;assioma dello &quot;scarrafone&quot;, per definizione, è palesemente vero e universalmente valido per tutti gli scarrafoni che hanno una mamma, dovrei dire che è quasi meglio il commentato del commento.
In realtà il &quot;pezzo&quot; è, si, di calviniana leggerezza ma riesce a trasportare verso prosiègui inaspettati di probabile sapore sciasciano
E poi -confesso- ne ho approfittato per confermare che Vito è proprio un bel nome per un cane. Era un mio cane!
Sempre in fervida attesa per la V parte de Prima Degli Elleni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Permettimi: considerato che l&#8217;assioma dello &#8220;scarrafone&#8221;, per definizione, è palesemente vero e universalmente valido per tutti gli scarrafoni che hanno una mamma, dovrei dire che è quasi meglio il commentato del commento.<br />
In realtà il &#8220;pezzo&#8221; è, si, di calviniana leggerezza ma riesce a trasportare verso prosiègui inaspettati di probabile sapore sciasciano<br />
E poi -confesso- ne ho approfittato per confermare che Vito è proprio un bel nome per un cane. Era un mio cane!<br />
Sempre in fervida attesa per la V parte de Prima Degli Elleni.</p>
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		<title>Di: mauromirci</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-15777</link>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 13:57:20 +0000</pubDate>
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		<description>Se ogni scarrafone non fosse bello a mamma sua, dovrei dire che è quasi meglio il commento del commentato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ogni scarrafone non fosse bello a mamma sua, dovrei dire che è quasi meglio il commento del commentato.</p>
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		<title>Di: giorgio ruta</title>
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		<dc:creator>giorgio ruta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 13:46:35 +0000</pubDate>
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		<description>A questo punto occorre fare l’esegesi della nemesi.
Il giornalista della  cronaca di fine estate sul lago, ha avuto la solita paresi… della coscienza.
L’autore invece si è soffermato su una tesi.
Non sempre ciò che appare è e spesso ciò che è non appare. Occorre investigare, ipotizzare fino ai confini dell’assurdo che poi, a ben vedere, assurdo non è.
C’è un’altra tesi, suggerita da un testimone non oculare ma che era lì in quel momento come metafora.
Egli sostiene che l’accaduto merita una proiezione della realtà sulla relatività del pensiero, una estrapolazione dell’apparente. Egli sostiene che l’immaginario fa parte del ciò che accade nel cogito e per questo è realtà anch’esso.
Mohammed , questo il suo vero nome (proprio perché estrapolato dalla realtà), non stava seduto al bar ma passava da lì davanti insieme al cane che lo seguiva; non aveva un bastone con sé ma il sotto di un ombrellone che tentava di vendere. Al bar stavano seduti chi di dovere, chi ha legittimità ad osservare soltanto la propria realtà e a bere i propri problemi ubriacandosi di questi. Il giornalista si è trovato nei dintorni ed ha fiutato il suo pane, l’odore che fa quando passa nelle rotative. Del resto non era difficile, gli elementi c’erano tutti: Mohammed, cane, bastone, illegalità. L’ambulanza è arrivata subito dopo, anzi erano i vigili del fuoco che andavano a spegnere un rogo ma il cronista si è lasciato andare in una licenza poetica.
Mohammed al pronto soccorso si dimenava e cercava di spiegare a medici ed infermieri che il cane era con lui, il bastone era un ombrellone e non aveva morsi sulle gambe ma soltanto sguardi e giudizi che lo avevano un poco ferito ma soltanto un poco, “non è niente-non è niente” diceva.
Quando gli hanno fatto notare che non possedeva il permesso di soggiorno, Mohammed con una strana luce negli occhi ha detto: “infatti! Io non esisto, non posso avere ferite, anche il cane non esiste perché è  con me, nel vostro immaginario”.
Il giornalista, proprio perché è il suo mestiere, ha visto la nemesi del cane. Non è andato troppo per il sottile (non gli è dovuto): non ha visto oltre l’apparente, non si è accorto che il cane e Mohammed erano la stessa cosa.
L’autore del racconto ha tentato invece di mettere alla luce le vere ferite di Mohammed e i morsi della coscienza seduta al bar.
Questa è soltanto una probabile, estatica,  esegesi della nemesi 
gi.ru</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A questo punto occorre fare l’esegesi della nemesi.<br />
Il giornalista della  cronaca di fine estate sul lago, ha avuto la solita paresi… della coscienza.<br />
L’autore invece si è soffermato su una tesi.<br />
Non sempre ciò che appare è e spesso ciò che è non appare. Occorre investigare, ipotizzare fino ai confini dell’assurdo che poi, a ben vedere, assurdo non è.<br />
C’è un’altra tesi, suggerita da un testimone non oculare ma che era lì in quel momento come metafora.<br />
Egli sostiene che l’accaduto merita una proiezione della realtà sulla relatività del pensiero, una estrapolazione dell’apparente. Egli sostiene che l’immaginario fa parte del ciò che accade nel cogito e per questo è realtà anch’esso.<br />
Mohammed , questo il suo vero nome (proprio perché estrapolato dalla realtà), non stava seduto al bar ma passava da lì davanti insieme al cane che lo seguiva; non aveva un bastone con sé ma il sotto di un ombrellone che tentava di vendere. Al bar stavano seduti chi di dovere, chi ha legittimità ad osservare soltanto la propria realtà e a bere i propri problemi ubriacandosi di questi. Il giornalista si è trovato nei dintorni ed ha fiutato il suo pane, l’odore che fa quando passa nelle rotative. Del resto non era difficile, gli elementi c’erano tutti: Mohammed, cane, bastone, illegalità. L’ambulanza è arrivata subito dopo, anzi erano i vigili del fuoco che andavano a spegnere un rogo ma il cronista si è lasciato andare in una licenza poetica.<br />
Mohammed al pronto soccorso si dimenava e cercava di spiegare a medici ed infermieri che il cane era con lui, il bastone era un ombrellone e non aveva morsi sulle gambe ma soltanto sguardi e giudizi che lo avevano un poco ferito ma soltanto un poco, “non è niente-non è niente” diceva.<br />
Quando gli hanno fatto notare che non possedeva il permesso di soggiorno, Mohammed con una strana luce negli occhi ha detto: “infatti! Io non esisto, non posso avere ferite, anche il cane non esiste perché è  con me, nel vostro immaginario”.<br />
Il giornalista, proprio perché è il suo mestiere, ha visto la nemesi del cane. Non è andato troppo per il sottile (non gli è dovuto): non ha visto oltre l’apparente, non si è accorto che il cane e Mohammed erano la stessa cosa.<br />
L’autore del racconto ha tentato invece di mettere alla luce le vere ferite di Mohammed e i morsi della coscienza seduta al bar.<br />
Questa è soltanto una probabile, estatica,  esegesi della nemesi<br />
gi.ru</p>
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		<title>Di: carla</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-15695</link>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 04:20:44 +0000</pubDate>
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		<description>:-)
mentre leggevo questo racconto sentivo la musica di un altro sito che avevo aperto pensando però si trattasse di questo...
Aurevoir</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p> <img src='http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
mentre leggevo questo racconto sentivo la musica di un altro sito che avevo aperto pensando però si trattasse di questo&#8230;<br />
Aurevoir</p>
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		<title>Di: mauromirci</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-15641</link>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 11:35:13 +0000</pubDate>
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		<description>Sassofono?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sassofono?</p>
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		<title>Di: carla</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-15639</link>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 11:20:12 +0000</pubDate>
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		<description>tipico tratto umano, quello di evidenziare solo i fatti senza approfondire la nemesi (in questo caso).
i giornalisti dovrebbero usare più estro, altrimenti la loro creatività dove si rivela?
Ciao Mauro :-)

p.s.:
questo sassofono in sottofondo è semplicemente squisito...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tipico tratto umano, quello di evidenziare solo i fatti senza approfondire la nemesi (in questo caso).<br />
i giornalisti dovrebbero usare più estro, altrimenti la loro creatività dove si rivela?<br />
Ciao Mauro <img src='http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>p.s.:<br />
questo sassofono in sottofondo è semplicemente squisito&#8230;</p>
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		<title>Di: lpanzardi</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-13580</link>
		<dc:creator>lpanzardi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 16:07:47 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; surreale assegnare un nome umano ad un cane?
Non credo: è questione di gusti, per dirla senza peli.
E&#039; fantastico affibbiare ad un uomo il nome di un cane?
Assolutamente si! 
Siamo traditori, spergiuri, ladri, spietati, invidiosi, irascibili, astiosi, permalosi, odiosi,avidi a dismisura, pronti a far guerra non per difendere il proprio territorio ma per occupare quello degli altri, ed infine metafisici,  religiosi televisivi e razzisti sanguinari.
Cioè siamo tutto ciò che il cane non è.

Ecco perché a mio avviso non è surreale: anzi è uno stupendo scorcio (solo perché breve racconto) d&#039;una realtà maledettamente amara.

Luigi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; surreale assegnare un nome umano ad un cane?<br />
Non credo: è questione di gusti, per dirla senza peli.<br />
E&#8217; fantastico affibbiare ad un uomo il nome di un cane?<br />
Assolutamente si!<br />
Siamo traditori, spergiuri, ladri, spietati, invidiosi, irascibili, astiosi, permalosi, odiosi,avidi a dismisura, pronti a far guerra non per difendere il proprio territorio ma per occupare quello degli altri, ed infine metafisici,  religiosi televisivi e razzisti sanguinari.<br />
Cioè siamo tutto ciò che il cane non è.</p>
<p>Ecco perché a mio avviso non è surreale: anzi è uno stupendo scorcio (solo perché breve racconto) d&#8217;una realtà maledettamente amara.</p>
<p>Luigi</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco randazzo</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2009/08/27/pensava-fosse-un-cane-e-invece-era-la-sua-nemesi/#comment-12964</link>
		<dc:creator>francesco randazzo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 10:12:33 +0000</pubDate>
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		<description>Bellissimo racconto, in puro stile Mirci, che si raffina sempre di più, fino a tagliare e sezionare, con calviniana chirurgica leggerezza, questa aberrata realtà fatta di cani legislatori e uomini trattati peggio dei cani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo racconto, in puro stile Mirci, che si raffina sempre di più, fino a tagliare e sezionare, con calviniana chirurgica leggerezza, questa aberrata realtà fatta di cani legislatori e uomini trattati peggio dei cani.</p>
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