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	<title>paroledisicilia.it &#187; Rubato qua e là</title>
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	<description>&#34;Coso&#34; online con ricorrenti crisi d&#039;identità</description>
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		<title>A morte la scuola pubblica</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 14:53:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>

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		<description><![CDATA[Rubincollo dal blog di Ivo Flavio Abela. ma.mi. ﻿Il 18 gennaio su Repubblica appare un articolo di Salvo Intravaia. Vi si riferisce di un&#8217;iniziativa del MIUR: la nascita di Scuola in chiaro, un portale particolarmente utile ai genitori che dovranno iscrivere entro febbraio i loro figli per l&#8217;Anno Scolastico 2012/13. I genitori potranno consultarvi tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ivoflavio-abela.blogspot.com/2012/01/torquemada-morte-la-scuola-pubblica.html" target="_blank"><em>Rubincollo dal blog di Ivo Flavio Abela. ma.mi.</em></a></p>
<p>﻿Il 18 gennaio su Repubblica appare <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/18/news/pagano_le_famiglie-28337189/" target="_blank">un articolo di Salvo Intravaia</a>. Vi si riferisce di un&#8217;iniziativa del MIUR: la nascita di Scuola in chiaro, un portale particolarmente utile ai genitori che dovranno iscrivere entro febbraio i loro figli <a href="http://cercalatuascuola.istruzione.it/cercalatuascuola/" target="_blank">per l&#8217;Anno Scolastico 2012/13</a>. I genitori potranno consultarvi tutti i dati (compresi quelli finanziari) relativi a tutte le scuole della loro area geografica. L&#8217;articolo riferisce dunque i risultati emergenti dai dati relativi ai Licei di dieci grandi città italiane: un campione indubbiamente ristretto e legato a realtà urbane fortemente connotate per ovvie ragioni &#8211; Torino, Milano, Genova, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari &#8211; quasi la scuola pubblica italiana potesse essere rappresentata esclusivamente dalla somma fra le realtà scolastiche superiori di dieci capoluoghi di provincia. Per non dire del fatto che le scuole pubbliche milanesi devono fare i conti con l&#8217;antagonismo del modello lombardo di scuola privata, laddove i genitori &#8211; tutti lautamente abbienti &#8211; investono una retta annua che va dagli 8.000,00 euro in su per ciascun figlio. L&#8217;articolo insiste inoltre sul fatto che le scuole sono costrette a chiedere contributi alle famiglie degli alunni. Solo in qualche riga viene detto che i contributi sono richiesti a &#8220;privati&#8221; (e i privati non sarebbero soltanto i genitori degli alunni).</p>
<p><span id="more-1682"></span></p>
<p>Il 19 gennaio su La bussola quotidiana, sorta di quotidiano on line nel cui comitato editoriale figurano i nomi (neanche a dirlo) di Vittorio Messori e Andrea Tornielli (e si è detto tutto), e che reca come curiosissimo sottotitolo Per orientarsi fra le notizie del giorno (come se tutti avessimo bisogno di una sorta di paraocchiata guida for dummies per apprendere ciò che accade quotidianamente), appare un <a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-scuola-statale-quanto-mi-costi-4234.htm#.TxeuuRB_W7s.facebook" target="_blank">articolo firmato da Erminio Ribold</a>. Vi viene ripreso il pezzo &#8220;repubblicano&#8221; di Intravaia in modo alquanto capzioso e forse non proprio da manuale d&#8217;onestà intellettuale: un piccolo esempio della strumentalizzazione a scopo &#8220;familistico&#8221; (che cosa c&#8217;entra Banfield? C&#8217;entra&#8230; C&#8217;entra&#8230;) di dati per loro natura oggettivi.</p>
<p>Qui ci si limita a qualche considerazione &#8211; per così dire &#8211; estemporanea, peraltro già verbalizzata in una mail privata da me indirizzata a una persona che dimostra ampiamente di sputare nel piatto in cui mangia, dal momento che insegna (peraltro Religione Cattolica) in una scuola pubblica e che condivide le riflessioni di Riboldi.</p>
<p>La scuola pubblica (cosa peraltro rilevata ampiamente da Intravaia, ma dimenticata da Riboldi) non riceve finanziamenti adeguati per pagarsi neanche la carta igienica. Da tre anni a questa parte (ossia da quando l&#8217;amministrazione Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini ha inopinatamente falciato i finanziamenti alla scuola pubblica senza ovviamente ledere di un minimo quelli destinati alle scuole private soprattutto cattoliche) molti genitori hanno addirittura deciso di autotassarsi perché sanno che le scuole pubbliche in cui mandano i figli non possono permettersi praticamente più alcunché.</p>
<p>Riboldi non considera &#8211; e mi ripeto &#8211; che l&#8217;articolo di Intravaia espone i risultati di quanto avviene solo in dieci città italiane. Troppo poco per una stima generale. Sono un insegnante e posso testimoniare che in tutte le scuole in cui ho insegnato si è scelto collegialmente di non avviare quelle attività extracurriculari il cui budget risultasse eccessivo o la cui realizzazione avrebbe implicato la richiesta di contributi alle famiglie. Queste ultime sono state chiamate in causa esclusivamente per i viaggi d&#8217;istruzione, peraltro dopo avere consultato più agenzie in modo da scegliere il preventivo più vantaggioso. E sottolineo che le scuole hanno sempre cercato di contribuire. In quanto ad altre attività extracurriculari, Riboldi (ma forse anche Intravaia, dal momento che non li nomina mai espressamente) dimostra di sconoscere anche un&#8217;altra realtà: quella degli sponsor. Mi è capitato più di una volta di partecipare alla realizzazione di attività extracurriculari finanziate da sponsor che mettevano a disposizione strutture, danaro, servizi in cambio della collocazione del loro logo sul materiale informativo relativo alla specifica attività, destinato agli studenti e alle famiglie.</p>
<p>In una buona scuola paritaria si pagherebbe solo l&#8217;equivalente del 30 % di ciò che si paga in una scuola pubblica, dice Riboldi. Ma forse egli dimentica che alcune scuole paritarie sono veri e propri diplomifici (qualità pari a zero insomma). Ignora anche (continuo a ripetermi) che in alcune scuole private lombarde si arriva a pagare una retta di 10.000,00 euro per figlio, cosa che i genitori fanno volentieri in quanto possono agevolmente permetterselo (e basta vedere il lusso imperante in tali scuole). Ricorderei inoltre a Riboldi che non sta scritto in nessun testo più o meno arcano o divino che i genitori possano scegliere nelle scuole private e paritarie gli insegnanti che più a loro aggradano. Inutile ricordare che i criteri di scelta dei docenti da parte del Dirigente di una scuola privata sono affatto soggettivi e che sovente un insegnante viene collocato in una scuola privata esclusivamente grazie a una bene assestata pedata nel suo deretano.</p>
<p>Infine (&#8220;infine&#8221; si fa per dire, dal momento ogni singolo capoverso dell&#8217;articolo di Riboldi potrebbe essere facilmente smontato) Ribaldi &#8230; pardon &#8230; Riboldi dovrebbe ricordare che l&#8217;idea che la scuola debba essere il luogo esclusivo in cui si forma precipuamente la persona (una delle follie partorite da Berlinguer) è stata subìta dalla scuola pubblica suo malgrado. E le conseguenze dell&#8217;applicazione di tale idea non possono essere pagate dalla scuola pubblica stessa che di necessità non può che osservare le regole che il Governo le impone. Un Governo sensato si limiterebbe ad agire sulle norme modificandole, non distruggendo chi quelle norme non può fare altro che osservare. Perché la Gelmini non ha agito in tal senso? Perché non corre ai ripari Profumo? Del resto è triste leggere che &#8211; nonostante la partecipazione delle famiglie alle spese &#8211; la scuola pubblica fa acqua: Riboldi dovrebbe ben sapere che non solo nelle scuole private (soprattutto se cattoliche) gli studenti vengono agevolmente promossi perché pagano, ma anche che non si può sempre attribuire la responsabilità degli insuccessi scolastici e degli abbandoni alla scuola pubblica e ai suoi docenti. Talora si farebbe bene a guardare la qualità dell&#8217;impegno degli alunni, fin troppo perduti ormai in una miriade di attività extrascolastiche (talvolta imposte dagli stessi genitori che riversano così le loro frustrazioni sui figli) con le quali la scuola non ha davvero alcunché da spartire, in quanto promosse da cosiddette agenzie formative ad essa estranee e &#8220;alternative&#8221;.</p>
<p>Insomma, cari genitori, riflettete. Se proprio cattolici più o meno integralisti siete, non abbiate timore: anche nella scuola pubblica si &#8220;studia&#8221; (sic!) Religione Cattolica. E anche bene, se è vero che gli insegnanti di Religione Cattolica non solo non hanno subìto alcun contraccolpo dagli scempi gelminiani, ma si sono visti lo stipendio pure aumentato, mentre gli insegnanti di Latino, Storia, Greco, Matematica, Fisica, Inglese, Arte, Musica, ecc. ecc. (tutte discipline inutili, fuorvianti, dannose perché potenzialmente in grado di modificare la struttura cognitiva e quella metacognitiva dei vostri figli a tal punto da poterli portare a ragionare con la loro testa &#8211; sacrilegio! &#8211; e magari a mettere in dubbio la liceità delle ingerenze del Vaticano nella loro vita e nei loro sentire e pensare) non solo vengono pagati poco e male, ma pure non lavorano più.</p>
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		<title>Campi Rossi 1969. Una lettura di Francesco Randazzo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antonio russello]]></category>
		<category><![CDATA[campi rossi 1969]]></category>

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		<description><![CDATA[Oh, se sto mentendo, / la canzone che canto / la porti il vento. / Oh, che disincanto /se il vento cancella / quel che io canto. I versi di una canzone di Chicho Sanchez Ferlosio sono l&#8217;epigrafe e la chiave del libro di Mauro Mirci, &#8220;Campirossi 1969&#8243; scaturito da alcune foto di Antonio Russello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/cover_campirossi1969-300px.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1656" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/cover_campirossi1969-300px-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Oh, se sto mentendo, / la canzone che canto / la porti il vento. / Oh, che disincanto /se il vento cancella / quel che io canto.</em></p>
<p>I versi di una canzone di Chicho Sanchez Ferlosio sono l&#8217;epigrafe e la chiave del libro di Mauro Mirci, &#8220;Campirossi 1969&#8243; scaturito da alcune foto di Antonio Russello in casa di Alcide Cervi. Lo spunto delle foto, diviene anche e soprattutto lieve e riservato fluire di memorie che Russello, timidamente svolge nel corso di alcune conversazioni registrate dal curatore/autore. Ne viene fuori una narrazione mista, fuori dalla saggistica e dalla narrativa, un racconto semplice ma profondo attraverso le storie di persone ed epoche che sembrano ormai lontanissime.<br />
Antonio Russello, fotografo, avventuriero, hidalgo e tzigano insieme, come solo certi siciliani sanno essere, ha scattato queste foto durante una visita nella tenuta di Alcide Cervi (padre dei sette fratelli vittime del nazifascismo). Le foto ritraggono, insieme al vecchio Alcide, un gruppo di amici, la compagnia dei burattinai di Otello Sarzi, che fu compagno di Resistenza dei Cervi, e alcune ragazze che li accompagnavano. Un gruppo, come dice lo stesso Mirci, un po&#8217; beat:<br />
<em>&#8220;Prima di vederle, ho pensato che avrei trovato in queste fotografie qualcosa di straordinario. Mi sono immedesimato in un giovane di fine anni &#8217;60, in attesa di un messaggio proveniente, in linea diretta, dagli anni in cui la contrapposizione tra rivoluzione e reazione era ancora più dura, ancora più sanguinosa. Invece ci ho trovato quotidianità e confidenza: nulla di non ordinario, di ecumenico. Nessuna liturgia della memoria. Qual è il significato di queste foto, allora? Cosa non sono capace di vedere? Qual è il loro messaggio? Mi dico che queste foto sono un link, l&#8217;anello di una catena. </em></p>
<p><span id="more-1655"></span></p>
<p><em>Esiste un solo presente, ma molti passati. Questa giornata del 1969, fissata in maniera indelebile sulla pellicola da Antonio Russello, collega il presente a un passato lontano oltre settant&#8217;anni e rende attuale ciò che altrimenti resterebbe cristallizzato nelle parole dei libri e nei carteggi degli archivi storici. La parola scritta è uno strumento di comunicazione potente; altrettanto lo è l&#8217;immagine fotografica. Ma insieme assumono una forza e un&#8217;efficacia impressionanti.&#8221;<br />
</em>Così infatti appaiono le foto, ma anche i ricordi e le parole che le accompagnano, forti di molti passati, fino al presente unico di ogni lettore osservatore, seme di semi ulteriori.<br />
Si sente un lieve vento, un respiro e la voce del vecchio Cervi:<br />
<em>&#8220;Guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l&#8217;ideale nella testa dell&#8217;uomo.&#8221;</em><br />
Al lettore risuonano voci e vite, una certa purezza e ingenuità, forse da rimpiangere o forse semplicemente da custodire e trasmettere, come questo piccolo libro fa.<br />
<em>&#8220;Cervi riceveva di queste visite almeno un paio di volte alla settimana&#8221;<br />
&#8220;Ma cosa gli chiedevano?&#8221;<br />
&#8220;Ma niente. Andavano lì per amicizia, e poi era un bel posto. Non lo usavano come un&#8217;icona. Questo non si faceva, a quei tempi. La gente era più seria. Ci si rispettava. si stava insieme, si mangiava, si beveva, si cantava. Si cercava di stare bene insieme, in armonia&#8221;.<br />
</em>Poco importa se la memoria un poco mente, poco importa se il disincanto cancella l&#8217;illusione del canto della giovinezza o quello libertario del vecchio padre contadino di eroi ormai dissolti nella memoria collettiva.<br />
Come in un soffio si smuove tra le parole di Mirci e le foto di Russello, una <em>Erlebnis</em>, dal senso alto e civile, che non conforta ma lievemente rincuora, commuove, come qualcosa ritrovato in soffitta che rispolverato, torna a noi e ci parla.</p>
<p>f.r.</p>
<p>[<a href="http://mirkal.blogspot.com/2012/01/campirossi-1969.html" target="_blank">apparsa su Mirkal, blog di Francesco Randazzo</a>]</p>
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		<title>Nacci: Qualche libro del 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 12:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>
		<category><![CDATA[Demetrio Paolin]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Di Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Nacci]]></category>
		<category><![CDATA[l'impavida eroina eccetera]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Ghelli]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; tutt’un esplodere di epifanie che si compie nello spazio del preverbale onirico, e il filo narrativo si immerge nell’abisso, senza per questo mai venire meno. Storie. Ambienti. Suggestione. Luci. Oscurità. Vibrazione. Cose E&#8217; un brano tratto dal post di Jacopo Nacci, su Yattaran, &#8220;Qualche libro del 2011&#8243;. Il libro di cui scrive è &#8220;L&#8217;ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/cover-Ghelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1647" title="cover-Ghelli" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/cover-Ghelli-197x300.jpg" border="2" alt="" hspace="2" vspace="2" width="197" height="300" /></a>E&#8217; tutt’un esplodere di epifanie che si compie nello spazio del preverbale onirico, e il filo narrativo si immerge nell’abisso, senza per questo mai venire meno. Storie. Ambienti. Suggestione. Luci. Oscurità. Vibrazione. Cose</p></blockquote>
<p>E&#8217; un brano tratto dal post di Jacopo Nacci, su <a href="http://yattaran.wordpress.com" target="_blank">Yattaran</a>, &#8220;Qualche libro del 2011&#8243;. Il libro di cui scrive è &#8220;L&#8217;ora migliore e altri racconti&#8221; di Simone Ghelli. Simone Ghelli è, peraltro, il vincitore del concorso letterario &#8220;Il racconto più brutto&#8221;, il che testimonia il talento dell&#8217;artista e invoglia il lettore curioso a procurarsi il volume, magari comprarlo, se può, ma diciamo procurarsi, per mantener vivo un ventaglio di possibilità. Se qualcuno nutrisse dubbi sull&#8217;accostamento tra talento e vittoria in un concorso per racconti brutti, lo invito a impegnarsi nella scrittura di un racconto volutamente brutto. Mi saprà dire (ché il racconto brutto d&#8217;autore non è opera semplice, poiché la perizia necessaria nella produzione di qualcosa che sia men che mediocre, men che scadente, men che  inaccettabile, è tanta. Si dirà che di cattivi scrittori è pieno il mondo e costoro non possono che dare alla luce orribili scritti. Vero è, ma vero è pure che detta categoria, di solito incapace di autocritica, ritiene belle le proprie prose e mai le iscriverebbe a un concorso di certi dichiarati intenti.)</p>
<p><span id="more-1646"></span><br />
Ritornando al post su Yattaran, in esso Nacci, oltre a dir bene del volume a firma Ghelli, spende qualche graziosa parola per altri libri che lo hanno favorevolmente impressionato. &#8220;La seconda Persona&#8221;, di un Demetrio Paolin capace &#8220;perlustrare l’interiorità in un modo che rende la sua scrittura completamente diversa da tutto ciò che si trova in giro&#8221;. &#8220;Pazzi scatenati&#8221;, libro-inchiesta di Federico Di Vita: &#8220;Un libro che semplicemente va letto&#8221;.<br />
Infine, &#8220;L&#8217;impavida eroina eccetera&#8221;, di Mauro Mirci (mi veniva da scrivere: il mio): &#8220;racconti &#8230; senza fronzoli, senza trucchi, solo racconti, puliti, precisi, delicati, empatici&#8221;.<br />
Ora: di Ghelli ho letto (non solo sul post di Nacci), cose lusighiere;  di Paolin conosco e apprezzo la scrittura; non conosco De Vita, ma cercherò il libro perché trovo che un sottotitolo come &#8220;usi e abusi dell&#8217;editoria italiana&#8221; sia di grande appeal.<br />
Cosa volevo dire? Ah, veder commentato il proprio libro insieme ai loro fa piacere. Son soddisfazioni, ecco.</p>
<p>Buon 2012</p>
<p>[<a href="http://www.yattaran.com/recensioni/qualche-libro-del-2011" target="_blank">leggi su Yattaran il post: "Qualche libro del 2011"</a>]</p>
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		<title>The self is a coffin. Intervista a Salvatore Scibona</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 23:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>

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		<description><![CDATA[Mirabella Imbaccari è una cittadina di poche migliaia di abitanti, nel centro della Sicilia. Da lì sono partiti i bisnonni paterni di Salvatore Scibona, scrittore statunitense incluso dal New Yorker nella lista dei migliori scrittori under 40. &#8220;La fine&#8221; è il titolo del romanzo che è valso a Scibona l&#8217;attenzione e i favori della critica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/12/cover_la-fine.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1627" title="cover_la-fine" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/12/cover_la-fine.jpg" alt="" width="170" height="230" hspace="2" vspace="2" border"2"/></a>Mirabella Imbaccari è una cittadina di poche migliaia di abitanti, nel centro della Sicilia. Da lì sono partiti i bisnonni paterni di Salvatore Scibona, scrittore statunitense incluso dal New Yorker nella lista dei migliori scrittori under 40. &#8220;La fine&#8221; è il titolo del romanzo che è valso a Scibona l&#8217;attenzione e i favori della critica americana.</p>
<p><a href="http://www.antoniopagliaro.com" target="_blank">Antonio Pagliaro</a> lo intervista per la rivista palermitana <a href="http://www.21magazine.it/" target="_blank">21 arte cultura società</a>.</p>
<blockquote><p>il libro è dedicato ai miei nonni; sono diventati “americani”, come  quasi ogni bambino americano di immigrati durante la Seconda Guerra  mondiale, e così facendo si sono lasciati alle spalle gran parte della  loro cultura; è vero che la mia generazione era americana, a parte i  nostri nome e la cucina; è vero che ho trovato nei miei nonni e nella  loro giovinezza una cultura che altrimenti sarebbe stata cancellata; che  la narrativa è stato l’unico modo per vedere dietro la tenda che mi  separava dal passato. Ma tutto ciò è solo privato. Voglio scrivere cose  che alla fine sono libere dalle mie motivazioni e dalla mia vita. Il  libro non è per me o per la mia famiglia. È per il lettore.<br />
L’Ego è noioso, e le motivazioni personali che ci spingono a scrivere  inevitabilmente puzzano del nostro egoismo. La magia avviene quando  cominciamo a sentire la spinta dal di fuori, la spinta della letteratura  che promette la libertà dal piccolo sé e ci invita in un mondo che è  più ampio delle nostre vite individuali, delle nostre famiglie, clan e  nazionalità. “La fine” è ambientato tra italoamericani, ed è un fatto  che io venga da quel background. Ma spero che il libro utilizzi solo  questo fatto, che lo digerisca e ne faccia una storia universale.</p>
<p><a href="http://www.antoniopagliaro.com/2011/12/14/the-self-is-a-coffin-colloquio-con-salvatore-scibona/" target="_blank">Leggi tutta l&#8217;intervista sul sito di Antonio Pagliaro</a></p></blockquote>
<p><a href="http://www.antoniopagliaro.com/wp-content/uploads/2011/11/Theselfisacoffin.pdf" target="_blank">Qui la versione in pdf</a></p>
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		<title>L’ira dei mansueti?</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2011/08/04/lira-dei-mansueti/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 08:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
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		<category><![CDATA[roberto alajmo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Forse solo l’ira di questi mansueti potrà innestare l’inversione di tendenza che in Sicilia le forze politiche, pur millantando le migliori intenzioni, si sforzano di scongiurare.&#8221; E&#8217; questo il periodo conclusivo di un bel post di Roberto Alajmo che ha per tema principale (ma non esclusivo) i cantieri scuola aperti quest&#8217;anno in 384 comuni siciliani. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Forse solo l’ira di questi mansueti potrà  innestare l’inversione di  tendenza che in Sicilia le forze politiche, pur millantando le migliori  intenzioni, si sforzano di scongiurare.&#8221;</p></blockquote>
<p>E&#8217; questo il periodo conclusivo di un bel post di Roberto Alajmo che ha per tema principale (ma non esclusivo) i cantieri scuola aperti quest&#8217;anno in 384 comuni siciliani. Il pezzo (il cui vero titolo è La nebulizzazione delle clientele) prende spunto anche da un articolo di Carmelo Caruso  su Repubblica Palermo (<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/07/30/uno-lavora-tutti-gli-altri-guardano-il.html">qui la versione online</a>), e traccia una sintesi assai efficace dei reali effetti di una politica ed economia di sussistenza alle quali, a quanto pare, la classe dirigente siciliana è molto affezionata.</p>
<p><span id="more-1507"></span></p>
<p><em>&#8220;Ma a chi conviene rompere il giocattolo?&#8221;</em> scrive Alajmo. <em>&#8220;Non ai precari, che ricevono  una piccola cifra, ma in cambio di un lavoro che possono pure non  svolgere. Non agli intermediari, che intascano il grosso dei  finanziamenti. Non ai politici di riferimento, che alimentando queste  forme striscianti di precariato tengono in vita il patto di Gratitudine  Sospesa, quello che vincola gli elettori in vendita alle sorti del  maggiore offerente. Il patto scellerato che ci sta dietro è semplice: il  perpetuo bilico lavorativo produce una perenne fidelizzazione  elettorale.&#8221;</em></p>
<p>Mi pare questo il nocciolo del pezzo di Alaymo, e trovo straordinariamente adeguata l&#8217;espressione di <em>&#8220;Gratitudine Sospesa&#8221;</em>.</p>
<p>Mi incuriosisce la chiusa dell&#8217;articolo, che riprendo citandola per intero.</p>
<p><em>&#8220;Ecco il piano su cui il danno tocca anche l’interesse della borghesia a  prima vista più disinteressata, assuefatta e mansueta, che otterrà  servizi sempre più cari e di peggiore qualità, fino al punto di rottura.  Forse solo l’ira di questi mansueti potrà  innestare l’inversione di  tendenza che in Sicilia le forze politiche, pur millantando le migliori  intenzioni, si sforzano di scongiurare.&#8221;</em></p>
<p>C&#8217;è tanta ironia nel prefigurare l&#8217;ira di una  borghesia che si trova a misurare su un piatto della bilancia una  sopportabile diminuzione della qualità della vita e, sull&#8217;altro, la tenuta di un sistema consolidato che, alla fin dei conti, garantisce un&#8217;accettabile pace sociale.</p>
<p>In ogni modo, si può leggere tutto il post <a href="http://www.robertoalajmo.it/index.asp?act=viewtxt&amp;id=1627">sul blog di Roberto Alajmo</a>, o anche qui, <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/08/03/il-clientelismo-nebulizzato-che-avvelena-la-sicilia.html">sul sito di Repubblica-Palermo</a>.</p>
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		<title>Siracusa /Paesi e città</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 22:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ivan Baio e Angelo Orlando Meloni “Siracusa è una città protagonista del suo tempo, in cui innovazione e sviluppo si coniugano con l’amore per la natura e l’arte e quant’altro e in cui grazie a un importante lavoro politico e sinergie imprenditoriali si sono finalmente creati i presupposti per il raggiungimento degli standard europei. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><em>di Ivan Baio e Angelo Orlando Meloni</em></div>
<p>“Siracusa è una città protagonista del suo tempo, in cui innovazione e  sviluppo si coniugano con l’amore per la natura e l’arte e quant’altro e  in cui grazie a un importante lavoro politico e sinergie  imprenditoriali si sono finalmente creati i presupposti per il  raggiungimento degli standard europei. L’evoluzione del gusto e la  contemporaneità ci impongono scelte ponderate e decisive ricollegabili a  un sentire improntato all’extreme problem solving tipico di una società  che abbia fatto i conti con l’ineluttabilità delle shopping  expedition”.<br />
Con queste parole pronunciate durante un vernissage da un grizzly con  una fascia tricolore, si conclude l’incubo che tormenterà per molte  notti il sindaco di Siracusa dopo l’apertura del centoquattresimo centro  commerciale cittadino.</p>
<p>[<a href="http://www.doppiozero.com/dossier/disunita-italiana/siracusa-paesi-e-citta">leggi tutto l'articolo su "Doppio Zero"</a>, rivista online <a href="http://www.doppiozero.com">a cura di Marco Belpoliti</a>]</p>
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		<title>Noi siamo i super robot</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 06:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[angelo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[angelo orlando meloni]]></category>
		<category><![CDATA[carmilla]]></category>
		<category><![CDATA[del vecchio editore]]></category>
		<category><![CDATA[io non ci volevo venire qui]]></category>

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		<description><![CDATA[di Angelo Orlando Meloni Angelo Orlando Meloni, autore del romanzo di malformazione artistica e letteraria Io non ci volevo venire qui (leggi la scheda sul sito dell&#8217;editore Del Vecchio) pubblica un racconto sul prestigioso sito Carmilla on line. Il Racconto inizia così: “Fermati, Gianni”, ordinò il professor avvocato Onorevole Elio Sofferti al suo autista. “Fermati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Angelo Orlando Meloni</p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/06/copertina_meloni.jpg"><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/06/copertina_meloni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1353" title="copertina_meloni" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/06/copertina_meloni.jpg" alt="" width="140" height="200" hspace="2" vspace="2" border="2"/></a></a>Angelo Orlando Meloni, autore del romanzo di malformazione artistica e letteraria <em>Io non ci volevo venire qui</em> (<a href="http://www.delvecchioeditore.it/index.php?pagina=scheda&amp;scelta=48">leggi la scheda sul sito dell&#8217;editore Del Vecchio</a>) pubblica un racconto sul prestigioso sito <a href="http://www.carmillaonline.com">Carmilla on line</a>.</p>
<p>Il Racconto inizia così:</p>
<blockquote><p>“Fermati, Gianni”, ordinò il professor avvocato Onorevole Elio Sofferti al suo autista. “Fermati, ho detto”.<br />
“Subito, Onorevole”.<br />
Elio si fiondò in strada, lasciando Gianni alle prese con un concerto di  clacson e con automobilisti pronti a tutto pur di percorrere altri  dieci centimetri.<br />
Il prof si chinò su di un cumulo di rifiuti. Sotto un paio di sacchetti  puzzolenti si nascondeva l’oggetto che aveva intravisto dalla  carreggiata: un amplificatore tutto rotto dal quale recuperò due valvole  color rame. Si ricatapultò in macchina con il bottino in mano e  cominciò a spolverarlo con le falde della sua giacca senza neanche  degnarsi di rispondere ad alcune telefonate di vicecapitani d’industria,  sotto-aiuti segretari e riepilogatori d’impegni di onorevoli, senatori e  messi regionali. Solo un comando all’autista: “Andiamo”, e un mezzo  sorriso alle valvole, anzi, la smorfia concentrata dei bambini quando  defecano o giocano solitari, noncuranti del mondo.</p></blockquote>
<p>Il resto, se vi va, <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2011/04/003874.html">leggetelo sul sito di Carmilla</a></p>
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		<title>Referendum</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 06:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>
		<category><![CDATA[12 giugno]]></category>
		<category><![CDATA[nimby]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrive Giulio Mozzi sul suo Vibrisse. Domenica 12 e la mattina di lunedì 13 giugno 2011 si vota per quattro referendum. I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 e dalle 7 alle 15 di lunedì 13. Due riguardano la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. Il primo referendum chiede l’abrogazione delle norme che stabiliscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Giulio Mozzi sul suo Vibrisse.</p>
<blockquote><p><em><strong>Domenica 12</strong> e la mattina di <strong>lunedì 13 giugno</strong> 2011 si vota per quattro referendum. I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 e dalle 7 alle 15 di lunedì 13.</em></p>
<p>Due riguardano la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. <strong>Il primo referendum</strong> chiede l’abrogazione delle norme che stabiliscono come modalità ordinaria di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. <strong>Il secondo referendum</strong> chiede l’abrogazione di quel comma del Codice dell’ambiente che stabilisce che la tariffa per il servizio di fornitura dell’acqua sia determinata sulla base dell’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. In sostanza, chi vota sì al primo referendum desidera che i servizi di fornitura dell’acqua vengano gestiti da società pubbliche o comunque con presenza minoritaria di soci privati; chi vota sì al secondo referendum desidera che il prezzo dell’acqua sia determinato dall’interesse collettivo e non dal profitto. Chi vota no al primo referendum, invece, desidera che i servizi di fornitura dell’acqua siano gestiti da società miste a capitale pubblico e privato, con una presenza dei privati forte (e con la possibilità di una loro presenza maggioritaria); chi vota no al secondo referendum desidera che l’ente pubblico non spenda soldi per mantenere basso il prezzo dell’acqua.</p>
<p><strong>Il terzo referendum</strong> chiede l’abrogazione delle norme che consentono la produzione di elettricità con centrali elettriche nucleari. Mi pare evidente che cosa desideri chi vota sì, e che cosa desideri chi vota no.</p>
<p><strong>Il quarto referendum</strong> chiede l’abrogazione di alcune norme in materia di “legittimo impedimento” del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale come imputati. In sostanza, chi vota sì desidera che il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri non possano essere considerati “legittimamente impediti” a comparire in udienza come imputati quando sono impegnati in attività relative alle loro funzioni istituzionali; chi vota no desidera che gli impegni istituzionali del presidente del Cm e dei ministri possano essere considerati “legittimi impedimenti” a comparire in udienza come imputati. Va ricordato tuttavia che una sentenza della Corte costituzionale ha già modificato la legge originaria, stabilendo che a decidere se vi sia o non vi sia “legittimo impedimento” dev’essere la corte giudicante, e non l’imputato.</p></blockquote>
<p>Chi volesse poi leggere le dichiarazioni di voto di Mozzi, può farlo con comodo consultando il suo blog, <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2011/06/07/referendum/#more-11476">ed esattamente qui</a>.</p>
<p>Per quanto mi riguarda (e se la cosa vi interessa), penso che esprimerò almeno un no, ma diciamo che dei motivi non mi va di parlare. Potrebbe essere un no viziato pesantemente dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NIMBY">sindrome NIMBY</a>, ma potrebbe esserlo (ah, dite che s&#8217;è capito per cosa segnerei no? Accidenti!).</p>
<p>Ma l&#8217;importante è andare al seggio, prendere le schede ed esprimere la propria opinione. Perché, francamente, di sentir dire che è meglio andare al mare, che i referendum sono inutili, costosi, roba per gente viziata che vuol mettere becco dove non dovrebbe, <a href="https://www.facebook.com/note.php?note_id=161419390562948">mi son rotto i coglioni</a>.</p>
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		<title>Il Cimitero di Praga? Va via che è un piacere.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 16:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>
		<category><![CDATA[cimitero di praga]]></category>
		<category><![CDATA[ezio tarantino]]></category>
		<category><![CDATA[umberto eco]]></category>

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		<description><![CDATA[di Ezio Tarantino Che libro è Il cimitero di Praga di Umberto Eco? Un libro scritto al computer, è la prima cosa che mi viene da dire. Eco utilizza una lingua elementare, dal periodare semplice e senza voli pindarici (metafore e altri orpelli ridotti al lumicino), un “plain italian” che scorre via come acqua sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Ezio Tarantino</em></p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/02/copertina_cimitero-praga.jpg"><img src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/02/copertina_cimitero-praga.jpg" alt="" title="copertina_cimitero-praga" width="200" height="268" class="alignleft size-full wp-image-1301" hspace="2" vspace="2" border="2" /></a>Che libro è Il cimitero di Praga di Umberto Eco? Un libro scritto al computer, è la prima cosa che mi viene da dire. Eco utilizza una lingua elementare, dal periodare semplice e senza voli pindarici (metafore e altri orpelli ridotti al lumicino), un “plain italian” che scorre via come acqua sulle pietre levigate dei torrenti di montagna. Intendiamoci, non è un difetto. Il libro va via che è un piacere (se questo è lo scopo di un libro: andar via).</p>
<p>[il resto <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/02/17/il-cimitero-di-praga/">potete leggerlo su "La poesia e lo spirito"</a>, blog multiautore di Fabrizio Centofanti]</p>
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		<title>Giovani Nuscis scrive de La casa viola</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 06:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le sicilianerie di Marco Scalabrino]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Rubato qua e là]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2010/09/la-casa-viola-copertina.jpg"><img src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2010/09/la-casa-viola-copertina.jpg" alt="" title="la-casa-viola-copertina" width="150" height="230" class="alignleft" size-full wp-image-1193" hspace="2" vspace="2" border="2"/></a><br />
<blockquote>Queste poesie sembrano comporsi partendo dalla musica, che l’orecchio fine del poeta capta calandosi nell’ascolto di quel mondo, vagliandolo e rianimandolo in brevi partiture che disegnano paesaggi inediti eppure familiari, nello spirito del luogo. Descrizioni spesso minime ma sapide, concentrate (ti facisti un pileri/lu pizzu/l’aricchinu.//E mi jisanti li manu.), che riassumono come in questo testo (Pileri) ricordo personale, condizione socio-ambientale e tratto antropologico; con registro ora lirico (Frivaru, che ci ricorda l’Ungaretti de L’Allegria), ora metafisico (Battaria); ora, marcatamente civile (C’è), a dimostrazione della duttilità del dialetto a dare voce a tutte le voci, là dove il silenzio è d’oro ma a vantaggio dei soliti noti; là dove i problemi e le difficoltà del vivere sono la piena di un fiume che esonda fino ai nostri piedi, e sembra mancarci l’aria, i movimenti: C’è catervi di cazzi di scardari/-droga travagghiu paci libirtà/giustizia malatia puvirtà…</p></blockquote>
<p>Lo scrive Giovanni Nuscis parlando delle poesie contenute ne &#8220;La casa viola&#8221;, di Marco Scalabrino.<br />
E&#8217; possibile <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2010/09/17/la-casa-viola-di-marco-scalabrino-recensione/">leggere l&#8217;intera recensione su La poesia e lo spirito</a>. </p>
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