Grafite

di Stefano Amato

Ricevo da Stefano Amato questo suo racconto, peraltro apparso nell’ultimo numero di Linus, dove Matteo B. Bianchi lo presenta così: “C’è molta onestà e semplicità in questo racconto di Stefano Amato, fatto di piccole cose, pensieri quotidiani, di intimità”. Personalmente è un racconto che ho apprezzato molto per la sua capacità evocativa e la sua voglia di essere narrazione prima di tutto. (ma.mi.)

Mi chiamo Adele, e abito in uno di quei paesi che la Statale 113 infila come tante perle. Per chi non lo sapesse la 113 è la Statale che in Sicilia percorre tutta la costa nord da Messina a Palermo e pure oltre, non potete sbagliare. Alfio, il mio ragazzo, che abita nel paese accanto al mio, una volta che mi stava accompagnando a casa ha detto “perché non vediamo dove finisce la Statale?”.

Allora abbiamo proseguito verso ovest, con il mare alla nostra destra; entravamo e uscivamo da tutti quei paesi, percorrevamo il corso principale che era sempre la SS 113 che per un chilometro si chiamava Corso della Repubblica, Corso Italia, Corso Garibaldi, Corso Umberto, tutti così si chiamavano, e poi quando finivano ricompariva la freccia azzurra SS 113, e io e Alfio ci guardavamo e ridevamo, ché ogni volta pensavamo di incontrare un altro numero, chessò, SS 829 per esempio, e invece la statale sembrava non morire mai. Intanto parlavamo e parlavamo che non ce la finivamo più. Non avevamo mai parlato tanto in vita nostra, e a un certo punto Alfio ha detto quella cosa che mi ha gettata nel panico più totale. Ha detto che due persone si capisce che stanno bene insieme perché hanno sempre qualcosa da dirsi.
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I grandi magazzini

di Giorgio Morale

Il brano che segue è tratto dal romanzo “Paulu Piulu”, di Giorgio Morale. Si ringrazia l’autore per averne permesso la pubblicazione on line. (ma.mi.)

Come le galline razzolano nell’aia, alla ricerca del boccone preferito, e ognuna, quando l’ha avvistato, proietta il capo nella beccata che preceda la compagna: così la madre di Paolo e altre donne, attorno agli scaffali e ai banconi dei grandi magazzini, spingendosi e sgomitandosi, per non lasciarsi carpire il capo prescelto. Paolo rimaneva escluso dal centro dell’aia, come il galletto più giovane, finché la madre emergeva dalla mischia con la preda.

Un giorno attirò Paolo un maglione, che tenne la madre sospesa: la scelta era convincente, il costo eccessivo. La madre parlava fra sé e sé, mentre frugava sbadatamente nel bancone. A un tratto il maglione sparì nella borsa. All’uscita Paolo domandò se l’avessero rubato e alla risposta affermativa pose il problema:
“Gesù cosa dice?”.
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Vacanze

di Monica Gentile

I need a holiday.

Valeria apre cassetta della posta.

Bolletta luce; pubblicità centro commerciale nuovo di zecca; volantino pizzeria Bella Napuli servizio a domicilio; richiesta rinnovo abbonamento a un mensile che ha smesso di leggere da anni. E poi cartolina con tramonto sul Pacifico. Bungalow di giunchi su spiaggia incontaminata. Alberi di noci di cocco. Me la sto spassando. Luogo incantevole. Baci. Roberto.

Primi giorni d’estate. I sintomi della sindrome ho-bisogno-di-una-vacanza-in-qualsiasi-luogo-della-terra-che-non-sia-casa arrivano a cavallo dei primi raggi UVB e/o UVA. Non c’è crema solare-non-unge-pelle-effetto-seta, nè latte idratante con applicatore anti-sabbia in grado di proteggerti.
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Il premier ha la cravatta storta

Ogni tanto mi ricordo di avere una madre anziana e le telefono. Oggi è stata una di quelle volte. Così ci siamo ritrovati al supermercato a riempire un carrello. Lei con le cose che servono a riempire la dispensa di una pensionata, io per acquistare il fantastico albo degli Animali della savana – per mio nipote che ha quattro anni – e rasoi di sicurezza – per me.
I rasoi li ho presi giusto davanti alla cassa, in coda, perché è là che li tengono. Una volta usavo banalissimi Bic monolama, a 300 lire l’uno, oggi uso Gillette Blu II plus, dove II sta per due lame. E mi ricordo che negli anni ’70, periodo in cui la mia barba era ancora lontana dallo spuntare, le pubblicità dei rasoi usa e getta non esistevano poiché nemmeno gli usa e getta esistevano. Usavano le lamette, e la réclame prometteva numeri esagerati di rasature con la stessa lama. Poi venne il bilama: la prima lama estrae il pelo, la seconda lo recide alla radice. Poi il trilama: la prima lama estrae il pelo, la seconda lo recide, le terza gli dà una nuova tagliatina prima che rientri nella pelle.
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