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	<description>&#34;Coso&#34; online con ricorrenti crisi d&#039;identità</description>
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		<title>Il Drago di Carta parla de La catena</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 20:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[greta cerretti]]></category>
		<category><![CDATA[la catena]]></category>

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		<description><![CDATA[“La Catena” è un testo delicato, ben strutturato, intuitivo in modo brillante per quanto riguarda l’idea di fondo. È un libro che fa riflettere, che non acconsente ad essere dimenticato in un cassetto o su uno scaffale appena finita la lettura, ma ancora vaga negli spazi vuoti della mente, interrogandola. Così scrive Ferdinando sul blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/11/copertina-la-catena.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1607" style="margin: 2px; border: 2px solid black;" title="copertina-la-catena" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/11/copertina-la-catena-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<blockquote><p>“La Catena” è un testo delicato, ben strutturato, intuitivo in modo brillante per quanto riguarda l’idea di fondo. È un libro che fa riflettere, che non acconsente ad essere dimenticato in un cassetto o su uno scaffale appena finita la lettura, ma ancora vaga negli spazi vuoti della mente, interrogandola.</p></blockquote>
<p>Così scrive Ferdinando sul blog Il Drago di Carta. Parla de La catena, il romanzo di Greta Cerretti. <a href="http://ildragodicarta.com/2012/05/14/liber-a-mente-presenta-la-catena-di-greta-cerretti/">Cliccate qui</a> per leggere tutta la recensione.</p>
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		<title>Nove su dieci.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 06:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Freschi di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[mario pianta]]></category>
		<category><![CDATA[nove su dieci]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; il titolo di un libro di Mario Pianta, professore di economia politica all&#8217;università di Urbino. Nove su dieci perché, in Italia, oggi, la ricchezza è concentrata nella mani di una persona su dieci. Scrive Pianta nella prefazione: Come è potuto succedere tutto questo? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il titolo di un libro di Mario Pianta, professore di economia politica all&#8217;università di Urbino.<br />
Nove su dieci perché, in Italia, oggi, la ricchezza è concentrata nella mani di una persona su dieci. </p>
<p>Scrive Pianta nella prefazione:</p>
<blockquote><p>Come è potuto succedere tutto questo? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più debole e il capitale più forte è da trent’anni l’orizzonte del liberismo, e nell’Italia del berlusconismo (ma anche dei governi di centro-sinistra) questi sono stati i risultati. Per un’economia fragile come la nostra, lasciar fare ai mercati ha voluto dire innescare un circolo vizioso dopo l’altro. Capitali che non investono, settori avanzati che scompaiono insieme ai “buoni” posti di lavoro, produttività che cade quando si diffonde il lavoro precario pagato poco, la crescita che scompare. Sul fronte estero, una competitività in discesa, i conti in rosso e un potere crescente di grandi imprese straniere e finanza globale. Nei conti pubblici, l’ossessione di ridurre le imposte e la tolleranza per un’evasione fiscale record (con un condono dietro l’altro) hanno portato a nuovi deficit e a maggior debito pubblico; con l’emergenza del 2011 si sono imposte politiche di austerità che richiedono nuove strette fiscali e aggravano la recessione.</p></blockquote>
<p>[<a href="http://www.novesudieci.org/?page_id=63">qui per leggere tutta la prefazione</a>]<br />
Al libro è dedicato un sito: <a href="http://www.novesudieci.org">novesudieci.org</a></p>
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		<title>La serata dedicata a Campi Rossi 1969</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2012/04/07/la-serata-dedicata-a-campi-rossi-1969/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 07:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[adelmo cervi]]></category>
		<category><![CDATA[alcide cervi]]></category>
		<category><![CDATA[campi rossi 1969]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli cervi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 30 marzo scorso sono stati presentati la mostra Campi Rossi 1969 e il libro che ne è il naturale complemento. Di seguito un piccolo collage dedicato alla serata. Le interviste on line su Youtube: a Fausto Carmelo Nigrelli (Sindaco di Piazza Armerina) a Rossella Cantoni (presidente della Fondazione Cervi) per l&#8217;Istituto Cervi cliccate qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/03/campi-rossi-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1719" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="campi-rossi-1" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/03/campi-rossi-1-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Il 30 marzo scorso sono stati presentati la mostra Campi Rossi 1969 e il libro che ne è il naturale complemento.<br />
Di seguito un piccolo collage dedicato alla serata.</p>
<p>Le interviste on line su Youtube:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=QZModdKXROU&amp;feature=relmfu">a Fausto Carmelo Nigrelli (Sindaco di Piazza Armerina)</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TR5qMmOf9as&amp;feature=relmfu">a Rossella Cantoni (presidente della Fondazione Cervi)</a><br />
per l&#8217;Istituto Cervi <a href="http://www.fratellicervi.it/">cliccate qui</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=mPUEoE63rDo&amp;feature=relmfu">a Salvatore Lo Re (coordinatore del gruppo di lavoro piazzese di Memorie in cammino)</a><br />
per memorie in cammino <a href="http://www.memorieincammino.it/">cliccate qui</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tEJgjUbmXcc">ad Adelmo Cervi (figlio di Aldo, capo carismatico dei sette fratelli Cervi)</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=cWmsY69MNjA&amp;feature=relmfu">al gestore di questo sito, che ha scritto il libro</a>.</p>
<p><a href="http://www.startnews.it/notizie/start_write_news_arg.asp?key=5535&amp;arg=parm">Cliccando qui</a>, invece, potrete leggere il post pubblicato su Startnews.it, giornale online di informazione locale</p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/04/campirossi-30-marzo-2012.pdf">Un piccolo album fotografico della serata</a> Pesa circa 3,7 mB.</p>
<p>Un&#8217;ideale colonna sonora: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CL8KJ5BOpyc" target="_blank">&#8220;Gallo rojo, gallo negro&#8221;</a> di Chicho Sànches Ferlosio.</p>
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		<title>Campi Rossi 1969</title>
		<link>http://www.paroledisicilia.it/principale/2012/03/22/campi-rossi-1969-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 15:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alcide cervi]]></category>
		<category><![CDATA[antonio russello]]></category>
		<category><![CDATA[campi rossi 1969]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli cervi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordate? Bene, ci riproviamo. 30 marzo 2012, ore 17,30, ex convento di sant&#8217;Anna, Piazza Armerina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/2012/02/09/l11-febbraio-2012/">Ricordate?</a><br />
Bene, ci riproviamo.<br />
30 marzo 2012, ore 17,30, ex convento di sant&#8217;Anna, Piazza Armerina.<br />
<a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/03/campi-rossi-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1719 aligncenter" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="campi-rossi-1" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/03/campi-rossi-1-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/03/campi-rossi-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1720 aligncenter" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="campi-rossi-2" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/03/campi-rossi-2-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
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		<title>Garbage Housing</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 20:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[garbage housing]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cos&#8217;è? Leggi qui]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script type="text/javascript" src="http://www.produzionidalbasso.com/qry_new.php?pro=833"></script><br />
Che cos&#8217;è? <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_833.html">Leggi qui</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nino Vetri. Sufficit</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 18:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[nino vetri]]></category>
		<category><![CDATA[salvatore ferlita]]></category>
		<category><![CDATA[sufficit]]></category>

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		<description><![CDATA[MADONIE IN FUGA DA PALERMO PER VIVERE IL TEMPO LENTO di Salvatore Ferlita La proprietà della famiglia di mio padre, sita in contrada Guadanella, parco delle Madonie zona B, consistente in: sette ettari e mezzo di terra comprendenti boschi, vigne e uliveti; una casa rurale in pietra di due piani con annesso frantoio e terrazza; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MADONIE IN FUGA DA PALERMO PER VIVERE IL TEMPO LENTO<br />
di Salvatore Ferlita</p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/02/copertina-sufficit.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1708" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="copertina-sufficit" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/02/copertina-sufficit-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>La proprietà della famiglia di mio padre, sita in contrada   Guadanella, parco delle Madonie zona B, consistente in: sette  ettari e  mezzo di terra comprendenti boschi, vigne e uliveti; una  casa rurale in  pietra di due piani con annesso frantoio e  terrazza; un rudere di casa  contadina anch&#8217; essa in pietra di una  stanza più stalla; fu perduta  dal nonno di mio padre  subito dopo la prima guerra mondiale e  riconquistata da mio nonno  alla vigilia della seconda. In questa casa  vado molto di rado.  Non che non mi piaccia, anzi. Ma è raro che trovi  il tempo  e la buona compagnia per andarci. Gli amici che spesso si   propongono di accompagnarmi in quello che loro stessi definiscono  un  posto incantevole, alla fine accampano sempre qualche scusa e  mi  abbandonano. A volte anche all&#8217; ultimo minuto. Neanche la  moglie e le  figlie vogliono venirci. L&#8217; una per via dell&#8217; assenza  di stanze da  bagno decenti: la doccia bisogna farla in terrazza  col tubo; le altre  perché non c&#8217; è internet, e le  spiagge sono lontane. Una volta ho  chiesto a mio padre se volesse  accompagnarmi e lui, in un lampo di  lucidità, mi ha detto  no! Basta! Guadanella basta! Per arrivarci vai  oltre il  cosiddetto nevaio saraceno all&#8217; ingresso del paese, superi la   cappella di San Giusippuzzo, poi scendi per diversi chilometri  per una  stradina tortuosa che costeggia vigne e uliveti fin quasi  a valle&#8230;</p>
<p>[<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/02/12/un-racconto-madonie-in-fuga-da-palermo.html">leggi tutto l'articolo sul sito di Repubblica Palermo</a>]</p>
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		<title>l&#8217;11 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 22:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[alcide cervi]]></category>
		<category><![CDATA[campirossi 1969]]></category>

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		<description><![CDATA[Rimandata per colpa della perturbazione siberiana. (tutta la delegazione emiliana, con le valigie in mano e il cuore già in Sicilia, ha scoperto che dall&#8217;aeroporto di Bologna non era possibile partire. E anche se, causa eruzione e cenere dell&#8217;Etna, a Catania non era possibile atterrare. Ci si riprova più avanti) CampiRossi 1969 a Piazza Armerina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rimandata per colpa della perturbazione siberiana.</p>
<p>(tutta la delegazione emiliana, con le valigie in mano e il cuore già in Sicilia, ha scoperto che dall&#8217;aeroporto di Bologna non era possibile partire. E anche se, causa eruzione e cenere dell&#8217;Etna, a Catania non era possibile atterrare. Ci si riprova più avanti)</p>
<p><span style="text-decoration: line-through;"><a href="http://www.fratellicervi.it/content/view/425/1/" target="_blank">CampiRossi 1969</a> a Piazza Armerina. Una mostra e un libro.</span></p>
<p><span style="text-decoration: line-through;">Monastero di sant&#8217;Anna, ore 17,00.</span></p>
<p><span style="text-decoration: line-through;">[clicca sull'immagine per maggiori informazioni]</span></p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/campi-rossi-a-piazza.jpg"><img class="size-medium wp-image-1694   " style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="campi-rossi-a-piazza" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/campi-rossi-a-piazza-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" align="center&quot;" /></a></p>
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		<item>
		<title>Angelo Orlando Meloni parla di &#8220;forconi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa Angelo Orlando Meloni Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa</p>
<div>Angelo Orlando Meloni</div>
</div>
<p>Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e  la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio  di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla.  Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre  le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi  plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a  passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del  solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.</p>
<p>A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di  destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le  cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il  malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il  malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle  libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli  intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori  plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del <em>ringmaster</em>.</p>
<p>[<a href="http://www.doppiozero.com/materiali/fuori-busta/cosi-e-se-vi-pare-forconi-frittate-e-day-after-siracusa" target="_blank">leggi tutto il post su doppiozero</a>]</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Pagliaro. I cani di via Lincoln</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 22:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[antonio pagliaro]]></category>
		<category><![CDATA[i cani di via lincoln]]></category>
		<category><![CDATA[libri sotto il gelso]]></category>

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		<description><![CDATA[A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata &#8220;Libri sotto il gelso&#8221;. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant&#8217;Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I &#8220;libri sotto il gelso&#8221;, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1675" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/pagliaro-tomassini.jpg"><img class="size-medium wp-image-1675  " style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="pagliaro-tomassini" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/pagliaro-tomassini-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro</p></div>
<p><em>A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata &#8220;Libri sotto il gelso&#8221;. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant&#8217;Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I &#8220;libri sotto il gelso&#8221;, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi e, anche se qualche caduta tardiva ogni tanto si verifica, finora nessuno tra autori, moderatori e assessori intervenuti è stato colpito né macchiato.<br />
Il 5 settembre 2011 il gestore di questo sito ha avuto il piacere di presentare ai piazzesi i libri di Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro. Due romanzi entrambi pubblicati dall&#8217;editore <a href="http://www.laurana.it">Laurana</a> di Milano.<br />
Il gestore di questo sito, ovviamente, per ognuno dei due libri ha preparato, nell&#8217;occasione, un bel <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/20/Papellu_co_9_090720011.shtml" target="_blank">papello</a> con annessa breve rassegna stampa. E poi ne ha dato lettura al pubblico. Giusto la scorsa settimana, mentre rimetteva in ordine la libreria di famiglia, ha ritrovato i papelli all&#8217;interno dei romanzi. Nessuna traccia delle rassegne stampa. Ha pensato che magari, giusto per tener memoria di quella serata, poteva ricopiare in un bel file doc i papelli e poi metterli on line. C&#8217;è pure una bella foto di Veronica e Antonio. E&#8217; stata scattata un po&#8217; prima dell&#8217;inizio, quando il gestore di questo sito sudava copiosamente per il caldo e il timore che il cortile rimanesse semivuoto.<br />
Comunque è andata, ed è stata, a mio avviso, una bella serata.<br />
Basta. Eccovi il papello scritto per &#8220;I cani di via Lincoln&#8221;, di <a href="http://www.antoniopagliaro.com/">Antonio Pagliaro</a>.</em> Quello dedicato a &#8220;Sangue di cane&#8221;, di Veronica Tomassini, <a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/2012/01/23/tomassini-sangue-di-cane/" target="_blank">è stato pubblicato il 23 gennaio scorso</a>.<br />
<span id="more-1673"></span><br />
<strong>I cani di via Lincoln</strong></p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/08/cani-di-via-lincoln.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1553" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="cani-di-via-lincoln" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/08/cani-di-via-lincoln-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>“<a href="http://www.laurana.it/libro_4.php">I cani di via Lincoln</a>” è il secondo romanzo di Antonio Pagliaro. La storia (nella struttura, nella tipologia narrativa, nello stile) ricalca le orme del classico noir, ma con elementi di particolarità che lo collocano in quela particolare categoria che sta a cavallo tra la narrativa di genere e la letteratura in senso stretto. Della narrativa di genere ha la caratteristica (il pregio) di essere un vero e proprio “page turner”, ossia un libro che si legge d’un fiato per vedere “come va a finire”.<br />
La costruzione della trama è sapiente e ogni personaggio svolge magnificamente il compito che l’autore gli ha assegnato.<br />
In Italia il noir, a differenza del giallo, non è la narrazione di un’indagine. Di solito c’è una contrapposizione (il conflitto) tra due schieramenti che si fronteggiano e cercano di prevalere l’uno sull’altro. Nel nostro caso gli schieramenti sono addirittura tre. E, nel noir, non c’è un assassino da scoprire, ma la suspence è creata dalla curiosità di scoprire come farà uno schieramento a prevalere sull’altro.<br />
Nel nostro caso gli schieramento si delineano poco a poco.<br />
Corrado Lo Coco, già protagonista del primo romanzo di Antonio Pagliaro, “Il sangue degli altri”, giornalista de L’Ora (che adesso non esiste più, ma l’autore la fa rivivere per motivi narrativi), riceve la telefonata di Cinzia (diciamo la fidanzata), che mentre era in macchina con un certo Manfredi ha visto due cani impiccati alle lanterne di un ristorante cinese.<br />
Lo Coco, amico del tenente dei carabinieri Cascioferro, il protagonista di questo romanzo, lo chiama.<br />
Iniziano le indagini, ma i cinesi negano il fatto. Sembra un caso di intimidazione mafiosa (una richiesta di pizzo, probabilmente) ma pochi gorni dopo, nello stesso ristorante, avviene una mattanza: otto morti ammazzati a colpi di Kalaschnikov e  una persona in fin di vita. Una scena che, a qualche amante del noir, ricorderà sicuramente la strage del Nite Owl in “L.A. Confidential” (ma lì i morti furono solo sei).<br />
Parte l’indagine, coordinata da sostituto procuratore Elisa Rubicone.</p>
<p>E, a questo punto che il noir smette di essere romanzo di genere e diventa uno strumento per sezionare la realtà.<br />
Pagliaro riesce a riprodurre una Palermo dove, sotto un’apparente patina di normalità, si tessono e collassano accordi tra politica (qui rappresentata dal presidente della regione Salvino Cusumano), mafia, affari e i nuovi arrivati nel sottobosco malavitoso: le Triadi cinesi.<br />
Lo sviluppo è un crescendo di attese, ogni forza in campo sceglie la propria strategia e consolida la posizione.<br />
Ho usato a ragion veduta termini che evocano un’attività militare, perché quella che Pagliaro descrive è una guerra. Il lettore viene posto nella posizione di osservatore in prima linea e, contemporaneamente, di osservatore al di sopra del campo di battaglia. Ed è prevedibile lo sconforto che lo prenderà al momeno in cui si renderà conto che i vincitori della guerra non sono quelli che desidererebbe.</p>
<p>Allo stesso modo in cui ogni giorno leggiamo articoli e vediamo servizi attraverso i quali percepiamo chiaramente che la guerra è realmente in corso (e il teatro delle operazioni interessa gli appalti, le energie rinnovabili, la speculazione edilizia, gli esercizi commerciali, lo smaltimento dei rifiuti, la tutela ambientale) vede i nostri (le forze dell’ordine, la magistratura) in fase di ripiegamento.<br />
Le scene finali del libro non possono non ricordare fatti di cronaca degli anni ’80 e ’90. Non possono non richiamare alla mente le stragi del ’92, le guerre di mafia degli ’80, l’eliminazione di poliziotti e magistrati.</p>
<p>Per questo credo che quello di Antonio Pagliaro sia un libro che merita di essere letto: perché consente di rendersi conto che su certi assalti alla legalità e alla giustizia non si deve mai abbassare la guardia. Non è possibile convivere con la mafia, nonostante ciò che, anni fa, l’ingegnere Lunardi sosteneva*.</p>
<p>* E sosteneva: “Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di legalità ognuno li risolva come vuole.” – La repubblica – 24 agosto 2001</p>
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		<title>Tomassini. Sangue di cane</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata &#8220;Libri sotto il gelso&#8221;. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant&#8217;Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I &#8220;libri sotto il gelso&#8221;, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1675" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/pagliaro-tomassini.jpg"><img class="size-medium wp-image-1675  " style="border: 1px solid black; margin: 2px;" title="pagliaro-tomassini" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2012/01/pagliaro-tomassini-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro</p></div>
<p><em>A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata &#8220;Libri sotto il gelso&#8221;. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant&#8217;Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I &#8220;libri sotto il gelso&#8221;, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi e, anche se qualche caduta tardiva ogni tanto si verifica, finora nessuno tra autori, moderatori e assessori intervenuti è stato colpito né macchiato.<br />
Il 5 settembre 2011 il gestore di questo sito ha avuto il piacere di presentare ai piazzesi i libri di Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro. Due romanzi entrambi pubblicati dall&#8217;editore <a href="http://www.laurana.it">Laurana</a> di Milano.<br />
Il gestore di questo sito, ovviamente, per ognuno dei due libri ha preparato, nell&#8217;occasione, un bel <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/20/Papellu_co_9_090720011.shtml" target="_blank">papello</a> con annessa breve rassegna stampa. E poi ne ha dato lettura al pubblico. Giusto la scorsa settimana, mentre rimetteva in ordine la libreria di famiglia, ha ritrovato i papelli all&#8217;interno dei romanzi. Nessuna traccia delle rassegne stampa. Ha pensato che magari, giusto per tener memoria di quella serata, poteva ricopiare in un bel file doc i papelli e poi metterli on line. C&#8217;è pure una bella foto di Veronica e Antonio. E&#8217; stata scattata un po&#8217; prima dell&#8217;inizio, quando il gestore di questo sito sudava copiosamente per il caldo e il timore che il cortile rimanesse semivuoto.<br />
Comunque è andata, ed è stata, a mio avviso, una bella serata.</em></p>
<p><em>Precedenza alle signore. Il papello dedicato ad Antonio Pagliaro sarà pubblicato giovedì prossimo,  26 gennaio.<br />
</em></p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/08/sangue-di-cane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1551" style="border: 2px solid black; margin: 2px;" title="sangue-di-cane" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2011/08/sangue-di-cane-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" /></a>Sangue di cane, in sostanza, è un lungo monologo, ma anche una sorta di lettera che la protagonista invia al suo grande amore Slawek. Lo ha incontrato a un semaforo. Lei studentessa di famiglia borghese, lui lavavetri polacco.<br />
Gli si concede completamente e immediatamente. Accetta di seguirlo alla “Casa dei morti”, un edificio in abbandono abitato da altri polacchi, uomini e donne. Tutti immersi nel fango della degradazione fisica e morale.<br />
Slawek odia quella casa, ma non ha altro posto dove andare. Lì o alle grotte, o ai giardinetti: posti diversi ma stessa umanità sprofondata nell’abisso.<br />
Il libro parla di una piccola odissea. Sono descritte, senza sconti, le vite dei due protagonisti e quelle degli altri personaggi. Spesso le morti. Non è un caso se la narrazione si apre con la descrizione di una morte, quella di Marcin, per abuso di alcol.<br />
Episodi di violenza e di abusi si alternano a tentativi di riconquista della “normalità”. Che per Slawek è invece una conquista nuova, poiché come s’intuisce dai suoi comportamenti e più avanti nel libro viene chiaramente detto, lui una vita normale non l’ha mai avuta. Abbandonato dal padre, ripudiato dalla madre, è costretto a fuggire all’estero dopo aver commesso delle rapine in Polonia. È un duro, Slawek, ma con la sua Misek è tenero e sperduto. Solo l’alcol l’allontana da lei. E le altre donne (e con una di esse, alla fine, fuggirà). E le risse.</p>
<p><span id="more-1690"></span><br />
Ma lei non lo lascia, anche se potrebbe in qualsiasi momento. Anche dopo aver avuto un bambino, Grzegorz. Accetta di seguirlo sugli Iblei, dove sembra aver trovato lavoro in una fattoria. Lo segue e l’appoggia nei suoi numerosi tentativi di recupero, tutti falliti per l’incapacità di fare a meno dell’alcol e delle donne.<br />
Le donne. Donne polacche che si litigano Slawek e percepiscono la protagonista come un’estranea; colei che senza averne diritto, si è appropriata di un uomo “loro”.<br />
Ma si diceva: la protagonista segue Salwek ovunque. In casa di Armida e Dino, il cieco, a casa di Faustina (una polacca che lavora in una locanda), da una suora laica conosciuta alla mensa della Caritas, e di suo fratello.<br />
Infine la comunità, il recupero, i genitori di lei che si riavvicinano.<br />
E una casa tutta loro, una vita normale. Da famiglia normale.<br />
Non proprio la felicità, ma qualcosa che ci somiglia molto.<br />
Ma Salwek non sembra capace di sopportare una vita normale. E fugge.</p>
<p>La storia è struggente come solo le storie d’amore sanno essere, e la si legge con animo accorato. La Tomassini usa molto la prolessi Anticipa, cioè, fatti che si svolgeranno più avanti nella trama. Ciò genera un curioso effetto di suspence, giacché di quanto accadrà siamo già, di massima, informati, e quel che si è curiosi di conoscere è il come accadrà, perché di Slawek si può solo immaginare che muoia, oppure che si salvi e tutto si risolva in lieto fine, e la fuga dalla sua Misek, anche se largamente anticipata, appare una conclusione così difficile da digerire che la chiusura del volume lascia l’amaro in bocca, e rabbia e il cuore pesante.</p>
<p>Sangue di cane è una narrazione torrenziale, senza requie. Un avanti e indietro nel tempo che pretende attenzione e coraggio.</p>
<p>- Una lettura -<br />
La protagonista torna a casa, nel “silenzio inoffensivo del suo mondo perbene”. È confusa. Sua madre cuce l’orlo di un vestito.</p>
<blockquote><p>Il bimbo dormiva, la confezione di latte in polvere era sul tavolo della cucina ed era vuota. Mia madre cuciva l’orlo di un vestito, seduta nel patio. “Mamma…”, barbugliai. “Sì?” “Mamma, quando passerà?” “Cosa?” “Il buio, mamma.” “Ma sono appena le quattro del pomeriggio”, ribattè”, alzando curiosamente gli occhi da sopra le lenti da vicino. “Il buio che ho dentro…”, insistei. “Dipende da noi, da cosa si vuole. Ora riposati, approfitta che il piccolo dorme”. Sapeva molto, non era il caso di ribadire, al contrario, sorvolare, omettere cancellare per purificare, come l’acqua al suo passaggio, acqua sulla forra brulla.Mi osservò con attenzione e poi aggiunse: “Sei uno straccio, va’ sei tutta sporca. Che hai sul petto? Che è ‘sta macchia? E le mani, guardati le mani, vai a lavarti. Vai. Non ce la fai proprio a chiudere”. “No”. “Non stai mai a casa, il bimbo ti cerca…” “Mamma, ti prego”, premetti il palmo delle mani sugli occhi con insofferenza, con disperazione. “Mamma, mi levo di torno, sennò. Perché lo abbiamo mandato via? È un cane lui? È un polacco, un uomo, è mio marito, è il padre di mio figlio”. “Per favore, per favore che mi viene male alla testa. Ma ti rendi conto? Si è venduto i regali del battesimo, si è giocato al videopoker i soldi del pranzo del vostro matrimonio. Ti basta o devo continuare? Oohh, papà ha lavorato una vita in fabbrica, abbiamo fatto sacrifici per te. Per cosa? Per farci rovinare da un balordo? Fai le tue scelte, ma non coinvolgere la tua famiglia e soprattutto il bambino. Vuoi lui? Bene, tienitelo. Esci di casa, trovati un lavoro, quello che ti pare, fai la tua vita, ma senza di noi. E non dimenticare che hai un figlio”. Mamma non era arrabbiata, era delusa e mortificata. Si finiva a ribadirle le cose invece. “Non posso”. “Non puoi che?” “Non posso allontanarmi da lui”, ammisi. Perché?”, mamma proprio non riusciva a capire. “Altrimenti muore”, conclusi, confusa e piena di vergogna.</p></blockquote>
<p>Bene, in questa scena io vedo la risposta alle tante domande che la lettura del romanzo solleva. Perché lei accetta, accetta senza remore, di precipitare nel mondo sotterraneo e degradato in cui Slawek la trascina. Perché non trova la forza di riemergere, anzi accetta di essere etichettata come albanese e non trova motivo di distinguere, di chiarire che lei, italiana, regolare, vive nell’abisso per sua scelta. Le risposte stanno nell’amore, e nella paura di perdere l’amato.<br />
Tutto Sangue di cane è una professione d’amore. È un romanzo duro, impietoso, non nasconde nulla. A volte è quasi irritante per quanto è esplicito. Ma scava nella vita della protagonista senza reticenze, ne tira fuori il grande cuore e il coraggio. Quel coraggio che è figlio dell’ingenuità e dei grandi ideali giovanili, se vogliamo.</p>
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