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	<title>paroledisicilia.it &#187; salvatore giordano</title>
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	<description>&#34;Coso&#34; online con ricorrenti crisi d&#039;identità</description>
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		<title>Nulladie edizioni. Coraggio, fatevi avanti</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 17:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano giordano]]></category>
		<category><![CDATA[nulladie]]></category>
		<category><![CDATA[nulladie edizioni]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Nulla die sine linea&#8221; scriveva Plinio il Vecchio, cioè: &#8220;Nessun giorno senza tracciare una linea&#8221;. O senza scrivere un rigo. O senza leggerlo, aggiungerei io. Per questo il gestore di paroledisicilia.it ha raccolto l&#8217;invito della famiglia Giordano tutta, raccolta come un sol uomo a far impresa editoriale, e sta sciroppandosi una quantità di dattiloscritti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nulla die sine linea&#8221; scriveva Plinio il Vecchio, cioè: &#8220;Nessun giorno senza tracciare una linea&#8221;. O senza scrivere un rigo. O senza leggerlo, aggiungerei io.<br />
Per questo il gestore di paroledisicilia.it ha raccolto l&#8217;invito della famiglia Giordano tutta, raccolta come un sol uomo a far impresa editoriale, e sta sciroppandosi una quantità di dattiloscritti per vedere di cavarne fuori qualcuno buono da pubblicare per le neonate <a href="http://nulladie.altervista.org">edizioni Nulladie</a>. Malandrinamente, ho gettato l&#8217;amo. &#8220;Chiaramente&#8221; ho detto a Salvatore Giordano, &#8220;il grano lo cacciano gli autori.&#8221; E lui, altrettanto maladrinamente, mi ci ha mandato (là, proprio là, dove si può ben immaginare).<br />
Quindi niente sghei di Autori a P.S. (per i neofiti, &#8220;a Proprie Spese&#8221;): ci tocca lavorare e cercare di far buoni libri. E io che volevo trascorrere una vecchiaia serena. Pazienza.<br />
Vabbé, magari chi legge si starà chiedendo come si fa per pubblicare con Nulladie. E le modalità sono le seguenti, almeno per la narrativa (ché di quella capisco un minimo, per il resto rivolgersi a chi di competenza).<br />
1 &#8211; Aver pratica effettiva della lingua italiana. Evitare di scrivere cose tipo: &#8220;Se io sarei&#8221;, &#8220;Io non voglio centrarci&#8221; e via discorrendo. A un livello un po&#8217; più alto, sapere cos&#8217;è un&#8217;eufonica.<br />
2 &#8211; Aver letto tanto e non aver voglia di smettere.<br />
<span id="more-1262"></span><br />
3 &#8211; Aver buone storie da raccontare (magari evitando di copiare pari pari trame di altri romanzi o di film).<br />
4 &#8211; Essere capaci di uno stile tale da farci esclamare, con sentimento: &#8220;Minchia!&#8221; (probabilmente diremo: &#8220;Minchia!&#8221; anche di fronte ai &#8220;Se io sarei&#8221; e ai &#8220;Non voglio centrarci&#8221;, ma con grado inferiore di sentimento).<br />
5 &#8211; Avere nel cassetto un&#8217;opera narrativa, preferibilmente un romanzo, ma anche se sono racconti va bene lo stesso.<br />
6 &#8211; Compilare una nota bio-bibliografica,  redigere una sinossi di tre cartelle, meno sì più no, dare una controllatina al testo che si vuole proporre, giusto per verificare che, non sia mai, da qualche parte non sia scappato: &#8220;Io non voglio centrarci.&#8221;<br />
7 &#8211; Possedere quel minimo di perizia informatica che consente di trasformare i propri testi in file doc, o rtf, ma anche txt non sarebbe male, anzi, personalmente lo preferisco. Al limite anche un pdf va bene.<br />
8 &#8211; Riflettere due minuti se è proprio il caso di formattare tutto il testo utilizzando tre o quattro font diversi, con note, sottolineature, grassetti, pie&#8217; di pagina e tutti quegli orpelli digitali che, su altri pc e altri software, non si leggono più.<br />
9 &#8211; Possedere quel buonsenso che consente di evitare l&#8217;invio di testi illeggibili all&#8217;occhio del maschio mediterraneo quarantenne o più, miope e fortemente diffidente nei confronti di pagine compatte di scrittura corpo nove o dieci, senza capolettera e margini al minimo sindacale. Sicuramente leggeremo lo stesso (o ci proveremo), ma vi manderemo un canchero.<br />
10 &#8211; Riflettere seriamente sulla propria vocazione alla scrittura. Ma chi ve lo fa fare? Non si guadagna nulla, si perde un sacco di tempo, gli editori pubblicano solo i raccomandati (lo dicono tutti, sarà vero), giocano a fottere gli autori, sono taccagni. E non è vero che uno su mille ce la fa. Meno, molti meno.<br />
11 &#8211; Allegare testo, note, sinossi a una bella mail e inviare il tutto a: manoscrittinulladie[at]gmail.com (chiaro, al posto di [at] ci va @, ma questo lo sapevate già, no?)<br />
12 &#8211; Armarsi di santa pazienza. L&#8217;editore, sul suo sito, garantisce: &#8220;Tutti gli autori riceveranno una risposta.&#8221; Perche non credergli?</p>
<p>Mi pare sia abbastanza. Il resto sul sito di <a href="http://nulladie.altervista.org">Nulladie</a>. Anche <a href="http://nulladie.wordpress.com">qui</a>.</p>
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		<title>Le visioni siciliane di Salvatore Giordano</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 13:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mauromirci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[carlo amore]]></category>
		<category><![CDATA[salvatore giordano]]></category>
		<category><![CDATA[tota nostra]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mauro Mirci Salvatore Giordano persegue con coerenza e perseveranza il suo obiettivo di narrare la Sicilia e i siciliani senza indulgere in luoghi comuni e rappresentazioni iconografiche, ma traendo libera ispirazione dalla realtà e dai personaggi che essa sa offrire all’osservatore attento. Manda in libreria, quindi, il suo terzo libro, una raccolta di racconti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mauro Mirci</p>
<p><a href="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2010/01/copertina-sizilianische.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-932" title="copertina-sizilianische" src="http://www.paroledisicilia.it/principale/wp-content/uploads/2010/01/copertina-sizilianische.jpg" border="1" alt="" hspace="2" vspace="2" width="150" height="231" hspace="2" vspace="2" border="1"/></a>Salvatore Giordano persegue con coerenza e perseveranza il suo obiettivo di narrare la Sicilia e i siciliani senza indulgere in luoghi comuni e rappresentazioni iconografiche, ma traendo libera ispirazione dalla realtà e dai personaggi che essa sa offrire all’osservatore attento. Manda in libreria, quindi, il suo terzo libro, una raccolta di racconti dal titolo difficile da pronunciare, “<strong>Sizilianische Weltanschauungen</strong>“, che si può tradurre, più o meno, “Visioni del mondo siciliano”. Si tratta di dodici racconti, raccolti in due parti. “Calati juncu” è il titolo della prima, “Passa la china” della seconda. “Calati juncu ca passa la china”, vecchio detto siciliano; piegati giunco per sopportare meglio la piena, cioé, l’esatto opposto di un detto, non siciliano questo, che recita “mi spezzo ma non mi piego”.<br />
<span id="more-947"></span><br />
E’ già nella differenza tra i due adagi una prima indicazione di una peculiarità siciliana: piegarsi, essere flessibili alle traversie così come ai soprusi, non opporre resistenza alla forza che prevarica, ma curvarsi, lasciare scorrere il flusso senza opporsi. Dopo, risollevarsi, far finta di nulla e continuare a vivere. Almeno sino alla prossima piena.</p>
<p>Talvolta, piegarsi per sopportare può essere anche l’unico modo per continuare la propria battaglia. E’ così, almeno, per Bakunin, il professore di storia e critica del cinema che, ogni anno, tiene lezione per un solo studente (<em>Bakunin / Uno studente per un anno</em>). Ed è così, probabilmente, anche per lo studente che “diligente e appassionato” seguirà tutte le lezioni ma non si presenterà all’esame.</p>
<p>Ogni racconto di “Calati juncu”, ha un suo doppio in “Passa la china”. Più che davanti a dodici racconti, infatti, ci troviamo di fronte a sei racconti doppi, ognuno con due protagonisti, talvolta antagonisti. Ogni storia è raccontata due volte, quindi, da due punti di vista diversi, e la particolare tecnica narrativa ottiene un interessante effetto di suspence. Nulla è come appare, o almeno non “proprio come” appare. E’ la peculiarità di questo libro: mostrare lo stesso oggetto sotto luci diverse; descrivere diversi modi di vedere e intendere, raccontare di sensibilità ed esperienze diverse. Bellissima questa qualità dell’autore, quella di calarsi ogni volta nei panni di personaggi diversi, cambiando voce e personalità. E bellissimo l’effetto che Giordano ottiene in quello che, secondo me, è il miglior “doppio racconto” del volume: <em>Il terremoto / Il ragazzo del terremoto</em>, straordinaria descrizione del profondo rapporto di stima e affetto tra un ecclesiastico, direttore dell’Opera Universitaria, e uno studente intenzionato a portare soccorsi ai terremotati dell’Irpinia, e per questo chiede la collaborazione proprio all’ecclesiastico. Storia di grande capacità introspettiva, forte e delicata al contempo, specchio fedele, oltre che di alcune dinamiche interiori, anche di dinamiche molto più prosaiche (e attuali, alla luce di alcune polemiche relative al terremoto di Haiti), quelle della gestione delle emergenze e dell’interferenza della politica e dell’interesse privato anche nelle più grandi tragedie.</p>
<p>Non meno meritevoli d’attenzione gli altri racconti. In <em>Zì Fortunello / Nuccio</em> il giornalista è raccontata la storia di un’amicizia; quella tra un orafo anziano e scontroso, vittima di frequentissime rapine, e un giornalista alle prime armi.<br />
<em>Miria / Il vecchio e il canto d’amore</em> è la storia di un amore ricambiato ma quasi inconfessato.<br />
Il passo carrabile / Tedeschi può essere definito un contrasto, e descrive l’alterco tra due uomini, due culture, due modi diversi di intendere le convenzioni sociali.<br />
Infine <em>La morte al lavoro / Un lavoro ingrato</em>. Prendendo spunto da alcuni incidenti mortali realmente verificatisi in corrispodenza di un tratto di strada nei pressi di Piazza Armerina, sono l’occasione per una riflessione dell’autore sul significato del morire sul lavoro, morire per il lavoro, morire perché altri non sembrano capaci di compiere bene il proprio lavoro. E anche per consentire alla Morte in persona di giustificarsi, di chiarire che uccidere è il “suo” lavoro, ma che è spesso incentivato e facilitato, perché proprio Lei non può “<em>fare nulla perché l’uomo uccida, si uccida, si lasci morire, si lasci uccidere, lasci morire i suoi simili, ferisca e si ferisca a morte. Non posso fare nulla per evitare le guerre, le pestilenze, gli avvelenamenti, gli infortuni sul lavoro.</em>”</p>
<p>Salvatore Giordano. Sicilianische weltenschauungen, visioni del mondo dall’isola del sole. Edizioni Carlo Amore. Pp. 130, € 12,00<strong></strong></p>
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