Licia Cardillo Di Prima. Eufrosina

di Mauro Mirci

La storia di Eufrosina Valdaura Siracusa, dama del XVI secolo protagonista di alcune vicende di sangue e d’amore, sembra fatta apposta per essere raccontata in un romanzo. Sciascia le dedica alcune pagine ne “Il mare colore del vino” e le intitola, appunto, Eufrosina. La dice “giovane e bella certamente, molto probabilmente sciocca e crudele, poca gioia ebbe e diede nella sua breve vita; e fu anzi, nel destino degli altri e nel proprio, un farfalla di morte“. Nello stesso breve saggio, richiama le parole di un altro letterato autorevole, Stendhal, che di Eufrosina scrisse, anche se solo per registrarne l’uccisione per mano dei due figli di Lelio Massimo, suo marito in seconde nozze.
Già nel saggio “Un amore di quattro secoli fa” (che chiude a mo’ di appendice il libro di cui parleremo tra poco) Licia Cardillo mostra di essersi lasciata affascinare dalla relazione tra Marco Antonio Colonna, maturo viceré ed eroe della cristianità a Lepanto, ed Eufrosina, maritata a Calcerano Corbera, figlio di don Antonio, barone del Miserendino. Personaggio importante, quest’ultimo, sia, all’epoca dei fatti raccontati, per rango, sia narrativamente, per le conseguenze che il suo arresto e la successiva morte, porteranno a Marco Antonio Colonna. Il quale, per poterlo trarre in arresto, dovette chiedere all’inquisitore Diego de Haedo di sospendere il nobile dal privilegio di familiare dell’Inquisizione. Il viceré dovette addurre pretesti svelatisi tali dopo l’incarceramento per debiti di Don Antonio, e ciò gli attirò l’ira dell’inquisitore. E proprio all’iniziativa dell’inquisitore si deve la caduta in disgrazia del viceré, che costretto a recarsi a Madrid per giustificare il proprio operato direttamente al sovrano, non vi giungerà mai, morendo a Medinaceli, scrive Sciascia, “con sospetto di veleno“. Continue reading

Michelangelo Scarso, artista poliedrico

di Mauro Mirci

Il caso ha voluto che, qualche anno fa, faccende sentimentali m’abbiano portato in una cittadina ai piedi dell’Etna. Lì, mentre mano nella mano ci promettevamo eterno amore, incontrai una statua che poi è diventata la protagonista di “Michelangelo Scarso, artista poliedrico”. Cercai d’immaginare chi fosse lo scultore e grazie a quali congiunture fortunose sia riuscito a spacciarsi per artista. Ne venne fuori – ma dopo molti anni – il Maestro Michelangelo Scarso, poliedrico artista di provincia; poeta e scultore, ma chissà, anche pittore e narratore.
Il racconto che segue, vincitore questa estate della sezione Sicilia alla prima edizione del Premio di letteratura umoristica Umberto Domina, è la storia – decisamente di fantasia – della creazione della statua e delle vicissitudini del suo autore. ma.mi.

Michelangelo Scarso, artista poliedrico.

— La situazione è seria — esordì Muccio non appena Scarso ebbe varcato la porta dell’ufficio sindacale. — C’abbiamo ‘sti soldi e non sappiamo come spenderli. Abbiamo pensato a una statua.
Ora, il professor Michelangelo Scarso – cinquantatreenne insegnante di applicazioni tecniche, scapolo, ultimo superstite di una famiglia di gioiellieri e avvocati – s’ingegnava d’essere artista di multiformi ingegno e capacità. Sue erano le sillogi Non t’amerei di più e Vallone di Canicarao – stampate a spese del comune nella locale tipografia Lionti Liborio e figli, ospitate sugli scaffali di entrambe le librerie-edicola di Petra Gerace. Sue le tele di esplicita ispirazione naïf rappresentanti nature vive e morte, campi di grano in giugno, mietitori all’opera, aie, contadinelle, nonché altre scene d’ambientazione agreste, che permanentemente esposte arricchivano le sale della biblioteca comunale.
Continue reading

Enzo Barnabà in libreria

di Mauro Mirci

Enzo Barnabà, autore caro a Paroledisicilia, continua a sfornare libri.
Dopo averlo conosciuto e apprezzato sia attraverso le pagine di Dietro il Sahara, sia di persona, e aver concluso che l’autore e in gamba e la persona è colta e tostissima, ho deciso di perdonargli il difetto peggiore, che consiste nell’essersi fatto influenzare troppo (credo per eccesso d’amore) dall’intima antipatia (antipatia quasi cromosomica, direi) che la buonanima di Francesco Lanza nutriva per gli abitanti di Piazza Armerina.

Adesso Barnabà è presente in libreria con un volume scritto a quattro mani con Serge Latouche: “Sortilegi, racconti africani”, in cui gli autori intendono spiegare, nel senso di dispiegare, di srotolare sotto gli occhi del lettore, l’Africa nera che hanno conosciuto.
Continue reading

L’assessore Carnazza

di Dario D’Angelo

Dario D’Angelo non lo sa, ma quello dell’intrallazzo della cosa pubblica è un argomento che mi tocca per un duplice ordine di motivi. ma.mi.

La mia vita è un inferno. Prendete oggi per esempio, chiuso in questo ufficio a non fare un cazzo che potevo, invece, benissimo andare a trovare a Margherita, che non c’era nemmeno suo marito a casa. Ma si sa uno che fa politica ogni tanto deve pure stare chiuso a fare finta di travagghiare perché allora dopo ci sono gli scassaminchia che parlono e uno serio come a me magari si ritrova a doversi giustificare senza avere nessuna colpa. Mah!
E che la gente non lo sa come ci si deve muovere in queste cose, che di uffici uno che ci sa fare non ne ha bisogno, e comunque vah… vediamo queste carte. Chista no, chista mancu, guarda, guarda, c’è anche la firma per quel bastardo di Grosso. Ora ci facemu un bello sghezzo addù pezzu di merda.
“Pronto? Sono l’assessore Carnazza. C’è il ragioniere Grosso?” (Usacciu ca ci sì, bastardo) “Pronto Grosso, come va? Ciò qui la pratica tua… come? Certo, certo… però vedi c’è un problema…no, no, niente di importante e che così non la posso firmare. Come? No, non è possibile; sì, sì, ciavevo pensato anch’io… quando? Nooo, subito non può essere, qua ciò troppo lavoro… domani, sì domani, ni pigghiamu un cafè. Vabbene allora… ti saluto, a domani”
Mi voleva fottere u cunnutu, non lo sapeva che ciò fatto il segretario per vent’anni a Don Nino? Ora u futtu iu!

[continua a leggere sul blog di Dario D’Angelo]