La solitudine del geometra

Stava nel fondo dell’hard disk, senza nessuna pretesa di venirne fuori. Il titolo, con ogni probabilità (dovrei ricordarmene, ma non me lo ricordo), è stato mezzo copiato da quel del romanzo di Paolo Giordano. Non ricordo nemmeno più dove volevo andare a parare. Potrebbe anche essere il frutto, vedi tu, di una seduta di autoanalisi. ma.mi.

E’ un geometra, di quelli degli uffici tecnici comunali, di quelli che la gente chiama ingegneri. Ingegneri diplomati, a differenza degli ingeneri laureati, quelli che la gente chiama, appunto “ingegneri laureati” soprattutto quando c’è odore di causa in tribunale, e dire “ingegnere laureato” serve a intimidire l’antagonista, soprattutto se ha dato incarico a un ingegnere che ha solo il diploma.
Continue reading

Attenti al leopardo

Ad Arthur Dent vogliono demolire la casa. Pare che si trovi giusto sul tracciato di una superstrada. Così, una mattina, Arthur, vede delle ruspe gialle avvicinarsi. ma.mi.

La faccenda riguardava una tangenziale. Era una faccenda che lui aveva appena scoperto. Nei canali d’informazione più riservati era nota già da mesi, anche se sembrava che nessuno ne fosse mai stato informato.
[…]
Arthur uscì di casa e si sdraiò davanti al grosso bulldozer giallo che stava avanzando lungo il viottolo del suo giardino.

[Ovviemente i lavori si bloccano. Un certo Prossner tenta di far desistere Arthur dalla sua protesta così da completare la demolizione entro il tramonto.]

” – Su, piantatela, signor Dent – disse – non potete farcela e lo sapete. Non potete stare sdraiato davanti al bulldozer all’infinito
[…]
Arthur bettè le mani nel fango in cui era steso, producendo un ciac ciac.”
[…]
Disse [Prossner]: – Avevate tutto il diritto di fare eventuai rimostranze o di dare eventuali suggerimenti quand’era il momento, non vi pare?
Continue reading

Carrapipani? Ladri ed assassini

Questo brano, che ho conosciuto grazie a Enzo Barnabà, è pubblicato online sul sito www.valguarnera.com, dove potrete leggerlo anche nella originale versione americana. ma.mi

Siamo a Rochester, nel nordest degli Stati Uniti, sul finire della prima guerra mondiale. Jerre é un ragazzino appartenente ad una famiglia che proviene da Montallegro nell’Agrigentino. Un suo compagno di giochi, Robert Di Nella, detto il Kaiser, lo insulta dandogli del siciliano.

Se qualcun altro mi avesse chiamato siciliano non l’avrei presa come un insulto. Detta dal Kaiser, però, la cosa mi bruciava ed assumeva un significato diabolico, specialmente quando questa parola veniva seguita da insulti quali “estorsore” ed “assassino”. Per qualche tempo, i ragazzi della banda usarono questi improperi contro di me e contro mio fratello ogni volta che si arrabbiavano con noi. Il risultato fu che Joe ed io, normalmente in stato di guerra, cominciammo a venirci in soccorso quando uno di noi difendeva l’onore dei siciliani e veniva attaccato per questo.
Trattandosi di un “lavoro di gruppo”, abitualmente vincevamo le nostre battaglie. Capimmo presto tuttavia che le previsioni volgevano disperatamente contro di noi. Tutti coloro che ruotavano attorno a Robert Di Nella erano più robusti, troppo grandi per noi.
Continue reading

La foto

C’era stato un tempo in cui nonna Carmela aveva dedicato ogni attenzione alle riviste illustrate che parlavano della ritirata di Russia. Osservava le foto in bianco e nero per studiare i volti dei soldati. Fissava quelle facce smagrite, i corpi infagottati in coperte e cappotti sformati, il ghiaccio che cresceva sulle barbe e i baffi. — Poveretti — esclamava.
Una volta si convinse di avere riconosciuto nonno Michele, ma era impossibile perché l’uomo che indicava col dito sulla foto era di spalle. Faceva parte di una lunga colonna di figure scure, i tascapane mezzi vuoti, i muli carichi tirati per la cavezza. La colonna non aveva inizio e non aveva fine, tagliava in diagonale la foto e si perdeva nella pianura bianca e vuota, assottigliandosi via via per il gioco della prospettiva.
— È lui — gemette nonna Carmela con una mano sulla bocca. — Lui è: Michele.
Continue reading

Lettera aperta a Litterio Scalisi

Ricevo da Giovanni Piazza, che scrive: “Sìmiu signor Ma.Mi, scosasse se l’addisturbo, arrisicandomi di farci accalare il tuono eleante e allittirato delle alte e allittirate parolesicilianizzanti.sue… mi vulissi appermettere e mi appermetto di coinvolgerla e sconvolgerla in un sorridente tentativo di carizza a quella scuzzitta che Litterio ci farà l’onore di portare a Piazza. Chippoi, paroledisicilia cu quarchi parola in lingua siciliana, è la cirasedda supra la torta, la ricotta supra la pasta a sucu, la crozza supra a lu cantuni etc.etc.etc.
Sabbanadica e graziassà.”
Come dire di no? ma.mi.

Lettera aperta (e mi scordai di ‘nchiuderla, chi cc’è) a Litterio Scalisi, graditissimu ospiti di Chiazza.
di Giovanni Giometrico Piazza.

Pregiatissimu Scalisi Litterio
Aderenze Sig. La Rosa
Paisi (Sicilia Sicula)

Caro Litterio, scrivu a ddu paisi
unni i Scalisi siti a tinchitè
certu ca piccomunque stati misi
a qualcunu l’angagghiu, e sai chi c’è?
Ca si i Scalisi aviti fantasìa
chiddu ca ‘ngagghiu poi la passa a ttia.
Continue reading

Un commento gradito

Tanino Destro, uno dei fondatori dei “Penates”, lascia un commento a un vecchio post dedicato al libro “IN FONDO AL VIALE – SUI PASSI DI UN CANTAUTORE SICILIANO”. Mi sembra giusto dedicare alle parole di Destro un post. ma.mi.

“Ho per caso trovato l’articolo di Salvatore Briguglio “in fondo al viale” e mi sono ricordato e riconosciuto in quanto scritto. Io, Tanino Destro insieme a Vittorio Lombardo, Elio Galletta, Mimmo Papa, Gianfranco Picciotto e Totò Traina, questi ultimi tre sostituiti dopo da Manlio Deodato e Giacomo Lo Schiavo abbiamo fondato i P enates, gruppo attivo fino al 1973 e appunto mi sono ricordato della mia bella Messina delle serate nello splendido giardino dei limoni della Macina dove ci divertivamo a suonare e divertivamo anche chi ci stava a sentire e penso chi come mè è oggi sessantenne si ricorderà certamente di noi.”
Continue reading

42

6 AGOSTO
Il 6 agosto 1945 una bomba atomica chiamata in codice Little Boy viene sganciata dal B-29 statunitense Enola Gay sulla città di Hiroshima in Giappone, alle 8:16 di mattina (ora locale). Esplose ad un’altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12.500 tonnellate di TNT uccidendo all’istante 80.000 persone (altre 60.000 moriranno entro la fine dell’anno a causa delle malattie causate dal fallout nucleare) e distruggendo circa l’80% dell’ area edificata della città.

Il 6 agosto 2008, in Mauritania, un colpo di stato da parte dell’esercito ha portato all’arresto del Capo dello Stato, del Primo Ministro e del Ministro dell’Interno.

Ma, in occasione del 6 agosto, non sono occorsi solo eventi luttuosi.

Il 6 agosto 1881 nasce Alexander Fleming, scopritore della pennicillina; il 6 agosto 1903 un certo Morse, fisico insigne; nel 1973 Asia Carrera, attrice pornografica statunitense; nel 1983, Robin van Persie, calciatore olandese; nel 1860 Francesco Paolo Frontini, compositore e musicologo italiano.

E, proprio proprio il 6 agosto 1968.
* Barbara Benedettelli, scrittrice e autrice televisiva italiana
* Jens Seipenbusch, politico e fisico tedesco
* Andrea Trinchieri, allenatore di pallacanestro italiano
Non so se ci siamo incrociati nella sala d’attesa della Cy-Air (Cycogne Airlines).
Il gestore di questo sito è atterrato in questo mondo verso mezzogiorno: trovò gli spaghetti già impiattati. Dell’evento (la mangiata di spaghetti) reca ancora i segni.