Ringraziamenti, apparizioni e citazioni

di Mauro Mirci

Il monumento raffigurante un soldato seduto con fucile e pallone esiste davvero. Nella realtà si trova nell’ampia piazza di una cittadina ai piedi dell’Etna. Rappresenta, in effetti, un soldato seduto e regge davvero una bomba a mano che ha tutte le fattezze di un pallone. Al posto del fucile impugna però una baionetta. Ignoro chi ne sia l’autore.

Walter Conti, ex direttore del cimitero comunale di Piazza Armerina, nel raccontarmi la sua esperienza in merito al rientro in patria delle spoglie di un disperso in Russia, mi ha fornito lo spunto per la storia del ritorno di nonno Michele. Grazie Walter.

Ringrazio anche Alfio Antico per avermi fornito, bello e finito, il personaggio di Don Nicola, il pastore costruttore e suonatore di tamburo. E gli chiedo perdono per aver girato, in banale prosa, lo splendido testo della sua poesia Viaggio.

Il brano di Francesco Lanza riportato nel testo è tratto da Mimi siciliani.

La sigla S.O.S. , nella realtà, è stata utilizzata a lungo da Armando Piano del Balzo, candidato di Valguarnera Caropepe in consultazioni elettorali di ogni tipo. Il simbolo era sempre quello di una stella con cinque pallettoni attorno. Il significato di S.O.S., però, è stato, di volta in volta “Seguitemi Onesti Siciliani”, “Subito Occorre Soccorso”, “Siate Ottimi Siciliani”.

L’inizio del capitolo Venerdì mattina, prestissimo. Scelte difficili è ispirato dall’incipit del Cent’anni di Solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Ma il Lettore, di certo, già se n’era accorto.

Se il Lettore, in un capitoletto dai contenuti tutto sommato surreali, notasse una certa somiglianza del testo coi versi della canzone di un mai troppo compianto cantautore, be’, avrebbe ragione. La canzone è Amico fragile e il cantautore Fabrizio De Andrè. E anche il titolo del capitolo che segue (Evaporato in una nuvola rossa) viene da lì.

Ah, il dialetto. Insomma, il quasi-dialetto.

Nel testo sono stati usati, qua è là, termini e costrutti dialettali che qualcuno potrebbe trovare difficili da comprendere. Tanto più che in genere sono italianizzati. Mettere delle note non mi va. Il Lettore porti pazienza e cerchi di capirne il significato dal contesto. Se proprio non ci riesce e non trova nessuno per ottenere chiarimenti, mi mandi una mail a all’indirizzo mauromirci[at]tiscali.it. Vedrò di chiarire i suoi dubbi.

Fornisco chiarimenti preventivi solo per un caso. A un certo punto il marito di nonna Carmela dice: “E che, pure ora che c’è la fognatura devo andare a pisciare sul bancone?”

Ecco, non è che prima il personaggio salisse su un grande banco per orinare. Usciva di casa, invece, e si recava sul bordo della strada. Nelle strade a mezzacosta, uno dei lati delle carreggiata dà su un dirupo o un salto più o meno alto, una sorta di gradone insomma, detto in dialetto “u bancuni”. Italianizzato, il bancone.  Insomma, andava all’aperto e faceva quel che doveva col viso rivolto alle campagne sottostanti.

Azione che dà un grande senso di libertà.