Vibrisselibri pubblica “Storie di ordinaria periferia”

Un nuovo libro edito da Vibrisselibri: “Storie di ordinaria periferia”, di Antonio Maria Logani.
Come tutti gli altri testi di Vibrisselibri, è liberamente scaricabile.

Una narrazione fluviale, avventurosa, brutale, comica, patetica; una vita piena di espedienti, di mezzucci, di furti, di eroismi da quattro soldi, di tradimenti, di generosità vere, di amori, di fughe, di galera, di notti all’addiaccio, di stamberghe malmesse. Storie di ordinaria periferia di Antonio Maria Logani ha per protagonista, più che il narratore Ernesto, la città di Roma: quella Roma degli anni Sessanta e Settanta che tanti hanno conosciuto dai romanzi e dai film di Pasolini, e che Logani ci presenta con una vista dal basso: senza epicismi, senza romanticismi, senza estetizzazioni.

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Giovani Nuscis scrive de La casa viola

Queste poesie sembrano comporsi partendo dalla musica, che l’orecchio fine del poeta capta calandosi nell’ascolto di quel mondo, vagliandolo e rianimandolo in brevi partiture che disegnano paesaggi inediti eppure familiari, nello spirito del luogo. Descrizioni spesso minime ma sapide, concentrate (ti facisti un pileri/lu pizzu/l’aricchinu.//E mi jisanti li manu.), che riassumono come in questo testo (Pileri) ricordo personale, condizione socio-ambientale e tratto antropologico; con registro ora lirico (Frivaru, che ci ricorda l’Ungaretti de L’Allegria), ora metafisico (Battaria); ora, marcatamente civile (C’è), a dimostrazione della duttilità del dialetto a dare voce a tutte le voci, là dove il silenzio è d’oro ma a vantaggio dei soliti noti; là dove i problemi e le difficoltà del vivere sono la piena di un fiume che esonda fino ai nostri piedi, e sembra mancarci l’aria, i movimenti: C’è catervi di cazzi di scardari/-droga travagghiu paci libirtà/giustizia malatia puvirtà…

Lo scrive Giovanni Nuscis parlando delle poesie contenute ne “La casa viola”, di Marco Scalabrino.
E’ possibile leggere l’intera recensione su La poesia e lo spirito.

Il Quarto Stato: il trionfo del socialismo?

Ricevo da Sara Giunta e volentieri diffondo. ma.mi.

Il suicidio del socialismo. Inchiesta su Pellizza da Volpedo è il titolo della lectio magistralis che il prof. Massimo Onofri, critico militante e docente di letteratura contemporanea dell’Università di Sassari, terrà a Modica presso il Palazzo della Cultura, giorno 24 settembre alle ore 18:00.
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Veronica Tomassini. Neanche lei ha vinto mai qualcosa

A chi cercasse, su Google, notizie di Veronica Tomassini, apparirebbe una pagina di rivistainout.it, dov’è scritto

Veronica Tomassini è siciliana, ma di origine umbre, e lei molto puntigliosamente tiene a precisarlo. Giornalista, ama le ambientazioni suburbane, gli outsider, gli immigrati, gli sfrattati ad oltranza dal sentire borghese. Ama i perdenti perché neanche lei ha vinto mai qualcosa, nella vita in generale. Nella professione invece… invece niente, anzi no, forse qualcosina l’ha rimediata qui e là; però non uno straccio di riconoscimento vero, un premio, tò, e meno male, aggiunge. Intanto scrive sul Quotidiano La Sicilia, pensate, dal 1996. Non è troppo vecchia, sui trent’anni, giù di lì. Scrive e pubblica, al momento tre romanzi nel suo striminzito curriculum: “L’aquilone” (Emanuele Romeo Editore, 2002); “Outsider” (A&B Editrice, 2006); “La città racconta. Storie di ordinaria sopravvivenza” (Emanuele Romeo Editore, 2008).

Bene, al curriculum è possibile aggiungere un nuovo romanzo, “Sangue di cane”, pubblicato con la neonata Laurana editore.
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Nino Savarese, il fascino discreto della saggezza

L’autore ennese, ingiustamente poco noto, fu molto apprezzato da Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo. Possibile che l’industria culturale continui a ignorarlo?

<Salvatore Scalia*
L’ombra s’addice ad uno scrittore discreto ed appartato come Nino Savarese. I suoi libri costituiscono così scoperta piacevole per pochi intimi, per avventurosi esploratori delle meraviglie nascoste della letteratura siciliana. Non che manchi, o sia mai mancata, l’attenzione dei critici e degli studiosi, anzi copiosa è la messe delle analisi dell’opera dello scrittore nato a Enna nel 1882 e morto a Roma nel 1945. Ma il non essere mai divenuto autore noto al grande pubblico nasce dal suo essere stesso, dalle sue intime propensioni, dall’attenersi alla discrezione, da una propensione al vivere appartato, dal dispregio per l’effimero, dal culto per i ritmi millenari della natura al cui confronto impallidiscono le azioni umane, anche le più grandiose o distruttive.
Savarese perciò aveva come punto d’osservazione ideale la sua Enna, la campagna ennese e il piccolo podere di San Benedetto.
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