La serata dedicata a Campi Rossi 1969

Il 30 marzo scorso sono stati presentati la mostra Campi Rossi 1969 e il libro che ne è il naturale complemento.
Di seguito un piccolo collage dedicato alla serata.

Le interviste on line su Youtube:
a Fausto Carmelo Nigrelli (Sindaco di Piazza Armerina)

a Rossella Cantoni (presidente della Fondazione Cervi)
per l’Istituto Cervi cliccate qui

a Salvatore Lo Re (coordinatore del gruppo di lavoro piazzese di Memorie in cammino)
per memorie in cammino cliccate qui

ad Adelmo Cervi (figlio di Aldo, capo carismatico dei sette fratelli Cervi)

al gestore di questo sito, che ha scritto il libro.

Cliccando qui, invece, potrete leggere il post pubblicato su Startnews.it, giornale online di informazione locale

Un piccolo album fotografico della serata Pesa circa 3,7 mB.

Un’ideale colonna sonora: “Gallo rojo, gallo negro” di Chicho Sànches Ferlosio.

Campi Rossi 1969. Una lettura di Francesco Randazzo

Oh, se sto mentendo, / la canzone che canto / la porti il vento. / Oh, che disincanto /se il vento cancella / quel che io canto.

I versi di una canzone di Chicho Sanchez Ferlosio sono l’epigrafe e la chiave del libro di Mauro Mirci, “Campirossi 1969” scaturito da alcune foto di Antonio Russello in casa di Alcide Cervi. Lo spunto delle foto, diviene anche e soprattutto lieve e riservato fluire di memorie che Russello, timidamente svolge nel corso di alcune conversazioni registrate dal curatore/autore. Ne viene fuori una narrazione mista, fuori dalla saggistica e dalla narrativa, un racconto semplice ma profondo attraverso le storie di persone ed epoche che sembrano ormai lontanissime.
Antonio Russello, fotografo, avventuriero, hidalgo e tzigano insieme, come solo certi siciliani sanno essere, ha scattato queste foto durante una visita nella tenuta di Alcide Cervi (padre dei sette fratelli vittime del nazifascismo). Le foto ritraggono, insieme al vecchio Alcide, un gruppo di amici, la compagnia dei burattinai di Otello Sarzi, che fu compagno di Resistenza dei Cervi, e alcune ragazze che li accompagnavano. Un gruppo, come dice lo stesso Mirci, un po’ beat:
“Prima di vederle, ho pensato che avrei trovato in queste fotografie qualcosa di straordinario. Mi sono immedesimato in un giovane di fine anni ’60, in attesa di un messaggio proveniente, in linea diretta, dagli anni in cui la contrapposizione tra rivoluzione e reazione era ancora più dura, ancora più sanguinosa. Invece ci ho trovato quotidianità e confidenza: nulla di non ordinario, di ecumenico. Nessuna liturgia della memoria. Qual è il significato di queste foto, allora? Cosa non sono capace di vedere? Qual è il loro messaggio? Mi dico che queste foto sono un link, l’anello di una catena.

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