L’impavida eroina: una recensione di Angelo Orlando Meloni

Lettura autunnale quanto mai gradevole, L’impavida eroina eccetera, raccolta di racconti firmati da Mauro Mirci (Nulla die, pp. 142, euro 13,50). Fonti autorevoli sostengono che i libri di racconti rimangono sugli scaffali, e non solo vendono pochissimo, ma proprio non piacciono ai lettori. Su è giù per la rete, non di rado mi sono imbattuto in sentenze lapidarie prive di appello, per cui i romanzi sono roba seria e i racconti roba più facile, se non di infimo livello, tagliata male, da guardare con sospetto dall’alto dei nostri titanici tediosi tomi di mille e passa pagine. Ma la realtà non di rado ci riserva colpi di scena, e infatti, anche se per qualcuno sarà difficile ammetterlo, è nei racconti che spesso si trovano preziosi tesori nascosti, se non il meglio. Come disse James G. Ballard: “Il racconto mi piace perché è una specie di romanzo condensato, lo scrittore non può ricorrere a trucchi, non può permettersi di sbagliare nulla”. E senza andare a scomodare ulteriormente i grandissimi, va detto infine che questa raccolta di Mauro Mirci non fa eccezione e regala alcuni buoni momenti di lettura. Per esempio nel pedatorio “La linea di gesso”, o in “Michelangelo Scarso, artista poliedrico”, o ancora in “Tocchi di pane azzurro”. Brevi spumeggianti storie tra tragedia e commedia, in delicato equilibrio tra la sicilianeria e un gusto più asciutto, tra un neorealismo ponderato e maturato e un rinfrescante, contagioso entusiasmo da fandom.

Recensione apparsa su Libridine, rubrica letteraria di Siracusanews.it

Storie brevi che scorrono lievi e meravigliano

Se fosse belga di lingua francese, puttaniere e giramondo, sarebbe Simenon. C’è quella stessa scrittura apparentemente lieve e disinteressata, scevra da compiacimenti, lo stesso occhio sulla vita e sulle persone, le loro storie minime, personali, intime che divengono grandi storie, assumono il respiro grande della narrazione, catturano il lettore e aprono sguardi profondi sull’umanità.

Così scrive Francesco Randazzo, con grande imbarazzo del gestore di questo sito. Su Mirkal.

Tra non molto

L’IMPAVIDA EROINA ECCETERA
(continuazione)

— Lei è una privilegiata — disse l’uomo. Sorseggiò il caffè. — E anch’io.
— Me lo hanno regalato — disse lei. Lui la fissò incuriosito.
— Lavoro nella casa di un colonnello di artiglieria. Conti, non so se lo conosce.
— Conti? No, non lo conosco. Ma ero solo caporale, non frequentavo gli ufficiali. Solo qualche subalterno.
— Beva.
Lui bevve.
— Buono.
Erano seduti: lui sulla poltrona, lei su una delle sedie. Stettero a fissarsi per un tempo indefinito, in silenzio. Per la prima volta, dopo molto tempo, l’uomo non provò il desiderio di nascondere il volto a uno sguardo estraneo.
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