La piazzetta dei ragazzini che squillano

di Mauro Mirci

Siccome sono un fumatore, e visto che in ufficio non si può fumare, mi allontano di tanto in tanto per  trovarmi un posticino dove indulgere nel vizio. Il luogo preferito è un balconcino al secondo piano, attrezzato di colonnina portacenere e buttacarte (uno di quegli aggeggi che, di solito, stanno nei bar, fatti in modo che braci e carta non si mischino) che nessuno svuota mai. Oppure mi piazzo immediatamente fuori dall’uscita di sicurezza. E lì mi spipetto la dose quotidiana di nicotina. La porta di sicurezza dà su uno spiazzo che spesso è ingombro di automobili, ma durante le feste la gente va meno in municipio e molti dipendenti sono in ferie. Così lo spiazzo è libero e, incredibilmente, son fioriti i ragazzini. Si sono appropriati della piazzetta, stabilito la posizione di due porte (invisibili a tutti meno che a loro), formato le squadre e dato il fischio d’inizio. Li osservo per un po’, mentre fumo, e mi rendo conto che certe cose sono sempre uguali. C’è quello che tiene sempre palla e si sente  un fuoriclasse, quello che gioca dietro e dice d’essere il regista, l’altro ancora, bravo davvero, che corre come un indemoniato, crossa, tira, e dribbla avversari e specchietti retrovisori (be’, qualche auto c’è, in effetti). Il fallo laterale non esiste.

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L’Ultimo romanzo di Enzo Barnabà sarà presentato a Piazza Armerina

Il tour di presentazioni del nuovo romanzo di Enzo Barnabà tocca anche Piazza Armerina. Il libro si intitola “Il ventre del Pitone” ed è l’ultima fatica di Enzo Barnabà, scrittore, saggista, amante ed esperto dell’Africa. E’ la storia della Cunègonde e della sua odissea dalla Costa d’Avorio a Palermo. Una narrazione straordinaria che porta il lettore dentro l’Africa di ogni giorno, quella dove le abitudini tribali e l’economia globale convivono in un apparente equilibrio.
Cunègonde bambina, nata in piccolo villaggio ivoriano, si trasferisce con la famiglia in una grande città e lì si forma come persona e come donna, a contatto con gli aspetti più volgari dell’umanità della periferia del mondo, ma anche con le antiche tradizioni della sua gente, i riti stregoneschi, le superstizioni, le abitudini di un popolo sempre legato alla realtà tribale e agli antichi usi, nei quali riti animisti e dottrina cristiana si fondono e realizzano una spiritualità profonda e nuova.

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Nulladie edizioni. Coraggio, fatevi avanti

“Nulla die sine linea” scriveva Plinio il Vecchio, cioè: “Nessun giorno senza tracciare una linea”. O senza scrivere un rigo. O senza leggerlo, aggiungerei io.
Per questo il gestore di paroledisicilia.it ha raccolto l’invito della famiglia Giordano tutta, raccolta come un sol uomo a far impresa editoriale, e sta sciroppandosi una quantità di dattiloscritti per vedere di cavarne fuori qualcuno buono da pubblicare per le neonate edizioni Nulladie. Malandrinamente, ho gettato l’amo. “Chiaramente” ho detto a Salvatore Giordano, “il grano lo cacciano gli autori.” E lui, altrettanto maladrinamente, mi ci ha mandato (là, proprio là, dove si può ben immaginare).
Quindi niente sghei di Autori a P.S. (per i neofiti, “a Proprie Spese”): ci tocca lavorare e cercare di far buoni libri. E io che volevo trascorrere una vecchiaia serena. Pazienza.
Vabbé, magari chi legge si starà chiedendo come si fa per pubblicare con Nulladie. E le modalità sono le seguenti, almeno per la narrativa (ché di quella capisco un minimo, per il resto rivolgersi a chi di competenza).
1 – Aver pratica effettiva della lingua italiana. Evitare di scrivere cose tipo: “Se io sarei”, “Io non voglio centrarci” e via discorrendo. A un livello un po’ più alto, sapere cos’è un’eufonica.
2 – Aver letto tanto e non aver voglia di smettere.
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VOLI DI CORVI SU KYFFHÄUSER

Antica leggenda tedesca*

di Mauro Mirci

Un volo di corvi si ripete sempre uguale intorno alla cima del monte Kyffhäuser. Talvolta il volo compone un anello scuro, quasi un’aureola attorno alla cima della montagna, ma solo talvolta, e i corvi preferiscono comporre stormi compatti, simili alle nubi gravide di temporali.
Si dice che il Grande Imperatore sia dentro quella montagna che domina le piane sassoni.
Dorme, si dice.
Molti non lo credono. — E’ morto —  dicono. — I testimoni non hanno mentito. E’ annegato nelle acque traditrici del Saleph.
Ma chi invece è convinto che dorma scuote la testa con un sorriso.
— Dorme —  insiste, — recluso nella sua grotta di monte Kyffhäuser. Siede coi gomiti poggiati a una tavola di  legno massiccio, le mani a reggere il mento, le dita immerse nella barba vigorosa, ancora colore del fuoco, tanto folta e vitale che le ciocche hanno attraversato le connessure tra le tavole di quercia, hanno allargato le piccole fessure del legno, e ora trapassano il piano del tavolo.

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