A morte la scuola pubblica

Rubincollo dal blog di Ivo Flavio Abela. ma.mi.

Il 18 gennaio su Repubblica appare un articolo di Salvo Intravaia. Vi si riferisce di un’iniziativa del MIUR: la nascita di Scuola in chiaro, un portale particolarmente utile ai genitori che dovranno iscrivere entro febbraio i loro figli per l’Anno Scolastico 2012/13. I genitori potranno consultarvi tutti i dati (compresi quelli finanziari) relativi a tutte le scuole della loro area geografica. L’articolo riferisce dunque i risultati emergenti dai dati relativi ai Licei di dieci grandi città italiane: un campione indubbiamente ristretto e legato a realtà urbane fortemente connotate per ovvie ragioni – Torino, Milano, Genova, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari – quasi la scuola pubblica italiana potesse essere rappresentata esclusivamente dalla somma fra le realtà scolastiche superiori di dieci capoluoghi di provincia. Per non dire del fatto che le scuole pubbliche milanesi devono fare i conti con l’antagonismo del modello lombardo di scuola privata, laddove i genitori – tutti lautamente abbienti – investono una retta annua che va dagli 8.000,00 euro in su per ciascun figlio. L’articolo insiste inoltre sul fatto che le scuole sono costrette a chiedere contributi alle famiglie degli alunni. Solo in qualche riga viene detto che i contributi sono richiesti a “privati” (e i privati non sarebbero soltanto i genitori degli alunni).

Continue reading

Campi Rossi 1969. Una lettura di Francesco Randazzo

Oh, se sto mentendo, / la canzone che canto / la porti il vento. / Oh, che disincanto /se il vento cancella / quel che io canto.

I versi di una canzone di Chicho Sanchez Ferlosio sono l’epigrafe e la chiave del libro di Mauro Mirci, “Campirossi 1969” scaturito da alcune foto di Antonio Russello in casa di Alcide Cervi. Lo spunto delle foto, diviene anche e soprattutto lieve e riservato fluire di memorie che Russello, timidamente svolge nel corso di alcune conversazioni registrate dal curatore/autore. Ne viene fuori una narrazione mista, fuori dalla saggistica e dalla narrativa, un racconto semplice ma profondo attraverso le storie di persone ed epoche che sembrano ormai lontanissime.
Antonio Russello, fotografo, avventuriero, hidalgo e tzigano insieme, come solo certi siciliani sanno essere, ha scattato queste foto durante una visita nella tenuta di Alcide Cervi (padre dei sette fratelli vittime del nazifascismo). Le foto ritraggono, insieme al vecchio Alcide, un gruppo di amici, la compagnia dei burattinai di Otello Sarzi, che fu compagno di Resistenza dei Cervi, e alcune ragazze che li accompagnavano. Un gruppo, come dice lo stesso Mirci, un po’ beat:
“Prima di vederle, ho pensato che avrei trovato in queste fotografie qualcosa di straordinario. Mi sono immedesimato in un giovane di fine anni ’60, in attesa di un messaggio proveniente, in linea diretta, dagli anni in cui la contrapposizione tra rivoluzione e reazione era ancora più dura, ancora più sanguinosa. Invece ci ho trovato quotidianità e confidenza: nulla di non ordinario, di ecumenico. Nessuna liturgia della memoria. Qual è il significato di queste foto, allora? Cosa non sono capace di vedere? Qual è il loro messaggio? Mi dico che queste foto sono un link, l’anello di una catena.

Continue reading

Nacci: Qualche libro del 2011

E’ tutt’un esplodere di epifanie che si compie nello spazio del preverbale onirico, e il filo narrativo si immerge nell’abisso, senza per questo mai venire meno. Storie. Ambienti. Suggestione. Luci. Oscurità. Vibrazione. Cose

E’ un brano tratto dal post di Jacopo Nacci, su Yattaran, “Qualche libro del 2011”. Il libro di cui scrive è “L’ora migliore e altri racconti” di Simone Ghelli. Simone Ghelli è, peraltro, il vincitore del concorso letterario “Il racconto più brutto”, il che testimonia il talento dell’artista e invoglia il lettore curioso a procurarsi il volume, magari comprarlo, se può, ma diciamo procurarsi, per mantener vivo un ventaglio di possibilità. Se qualcuno nutrisse dubbi sull’accostamento tra talento e vittoria in un concorso per racconti brutti, lo invito a impegnarsi nella scrittura di un racconto volutamente brutto. Mi saprà dire (ché il racconto brutto d’autore non è opera semplice, poiché la perizia necessaria nella produzione di qualcosa che sia men che mediocre, men che scadente, men che  inaccettabile, è tanta. Si dirà che di cattivi scrittori è pieno il mondo e costoro non possono che dare alla luce orribili scritti. Vero è, ma vero è pure che detta categoria, di solito incapace di autocritica, ritiene belle le proprie prose e mai le iscriverebbe a un concorso di certi dichiarati intenti.)

Continue reading

The self is a coffin. Intervista a Salvatore Scibona

Mirabella Imbaccari è una cittadina di poche migliaia di abitanti, nel centro della Sicilia. Da lì sono partiti i bisnonni paterni di Salvatore Scibona, scrittore statunitense incluso dal New Yorker nella lista dei migliori scrittori under 40. “La fine” è il titolo del romanzo che è valso a Scibona l’attenzione e i favori della critica americana.

Antonio Pagliaro lo intervista per la rivista palermitana 21 arte cultura società.

il libro è dedicato ai miei nonni; sono diventati “americani”, come quasi ogni bambino americano di immigrati durante la Seconda Guerra mondiale, e così facendo si sono lasciati alle spalle gran parte della loro cultura; è vero che la mia generazione era americana, a parte i nostri nome e la cucina; è vero che ho trovato nei miei nonni e nella loro giovinezza una cultura che altrimenti sarebbe stata cancellata; che la narrativa è stato l’unico modo per vedere dietro la tenda che mi separava dal passato. Ma tutto ciò è solo privato. Voglio scrivere cose che alla fine sono libere dalle mie motivazioni e dalla mia vita. Il libro non è per me o per la mia famiglia. È per il lettore.
L’Ego è noioso, e le motivazioni personali che ci spingono a scrivere inevitabilmente puzzano del nostro egoismo. La magia avviene quando cominciamo a sentire la spinta dal di fuori, la spinta della letteratura che promette la libertà dal piccolo sé e ci invita in un mondo che è più ampio delle nostre vite individuali, delle nostre famiglie, clan e nazionalità. “La fine” è ambientato tra italoamericani, ed è un fatto che io venga da quel background. Ma spero che il libro utilizzi solo questo fatto, che lo digerisca e ne faccia una storia universale.

Leggi tutta l’intervista sul sito di Antonio Pagliaro

Qui la versione in pdf

L’ira dei mansueti?

“Forse solo l’ira di questi mansueti potrà innestare l’inversione di tendenza che in Sicilia le forze politiche, pur millantando le migliori intenzioni, si sforzano di scongiurare.”

E’ questo il periodo conclusivo di un bel post di Roberto Alajmo che ha per tema principale (ma non esclusivo) i cantieri scuola aperti quest’anno in 384 comuni siciliani. Il pezzo (il cui vero titolo è La nebulizzazione delle clientele) prende spunto anche da un articolo di Carmelo Caruso  su Repubblica Palermo (qui la versione online), e traccia una sintesi assai efficace dei reali effetti di una politica ed economia di sussistenza alle quali, a quanto pare, la classe dirigente siciliana è molto affezionata.

Continue reading

Siracusa /Paesi e città

di Ivan Baio e Angelo Orlando Meloni

“Siracusa è una città protagonista del suo tempo, in cui innovazione e sviluppo si coniugano con l’amore per la natura e l’arte e quant’altro e in cui grazie a un importante lavoro politico e sinergie imprenditoriali si sono finalmente creati i presupposti per il raggiungimento degli standard europei. L’evoluzione del gusto e la contemporaneità ci impongono scelte ponderate e decisive ricollegabili a un sentire improntato all’extreme problem solving tipico di una società che abbia fatto i conti con l’ineluttabilità delle shopping expedition”.
Con queste parole pronunciate durante un vernissage da un grizzly con una fascia tricolore, si conclude l’incubo che tormenterà per molte notti il sindaco di Siracusa dopo l’apertura del centoquattresimo centro commerciale cittadino.

[leggi tutto l’articolo su “Doppio Zero”, rivista online a cura di Marco Belpoliti]

Noi siamo i super robot

di Angelo Orlando Meloni

Angelo Orlando Meloni, autore del romanzo di malformazione artistica e letteraria Io non ci volevo venire qui (leggi la scheda sul sito dell’editore Del Vecchio) pubblica un racconto sul prestigioso sito Carmilla on line.

Il Racconto inizia così:

“Fermati, Gianni”, ordinò il professor avvocato Onorevole Elio Sofferti al suo autista. “Fermati, ho detto”.
“Subito, Onorevole”.
Elio si fiondò in strada, lasciando Gianni alle prese con un concerto di clacson e con automobilisti pronti a tutto pur di percorrere altri dieci centimetri.
Il prof si chinò su di un cumulo di rifiuti. Sotto un paio di sacchetti puzzolenti si nascondeva l’oggetto che aveva intravisto dalla carreggiata: un amplificatore tutto rotto dal quale recuperò due valvole color rame. Si ricatapultò in macchina con il bottino in mano e cominciò a spolverarlo con le falde della sua giacca senza neanche degnarsi di rispondere ad alcune telefonate di vicecapitani d’industria, sotto-aiuti segretari e riepilogatori d’impegni di onorevoli, senatori e messi regionali. Solo un comando all’autista: “Andiamo”, e un mezzo sorriso alle valvole, anzi, la smorfia concentrata dei bambini quando defecano o giocano solitari, noncuranti del mondo.

Il resto, se vi va, leggetelo sul sito di Carmilla

Referendum

Scrive Giulio Mozzi sul suo Vibrisse.

Domenica 12 e la mattina di lunedì 13 giugno 2011 si vota per quattro referendum. I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 e dalle 7 alle 15 di lunedì 13.

Due riguardano la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. Il primo referendum chiede l’abrogazione delle norme che stabiliscono come modalità ordinaria di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Il secondo referendum chiede l’abrogazione di quel comma del Codice dell’ambiente che stabilisce che la tariffa per il servizio di fornitura dell’acqua sia determinata sulla base dell’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. In sostanza, chi vota sì al primo referendum desidera che i servizi di fornitura dell’acqua vengano gestiti da società pubbliche o comunque con presenza minoritaria di soci privati; chi vota sì al secondo referendum desidera che il prezzo dell’acqua sia determinato dall’interesse collettivo e non dal profitto. Chi vota no al primo referendum, invece, desidera che i servizi di fornitura dell’acqua siano gestiti da società miste a capitale pubblico e privato, con una presenza dei privati forte (e con la possibilità di una loro presenza maggioritaria); chi vota no al secondo referendum desidera che l’ente pubblico non spenda soldi per mantenere basso il prezzo dell’acqua.

Il terzo referendum chiede l’abrogazione delle norme che consentono la produzione di elettricità con centrali elettriche nucleari. Mi pare evidente che cosa desideri chi vota sì, e che cosa desideri chi vota no.

Il quarto referendum chiede l’abrogazione di alcune norme in materia di “legittimo impedimento” del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale come imputati. In sostanza, chi vota sì desidera che il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri non possano essere considerati “legittimamente impediti” a comparire in udienza come imputati quando sono impegnati in attività relative alle loro funzioni istituzionali; chi vota no desidera che gli impegni istituzionali del presidente del Cm e dei ministri possano essere considerati “legittimi impedimenti” a comparire in udienza come imputati. Va ricordato tuttavia che una sentenza della Corte costituzionale ha già modificato la legge originaria, stabilendo che a decidere se vi sia o non vi sia “legittimo impedimento” dev’essere la corte giudicante, e non l’imputato.

Chi volesse poi leggere le dichiarazioni di voto di Mozzi, può farlo con comodo consultando il suo blog, ed esattamente qui.

Per quanto mi riguarda (e se la cosa vi interessa), penso che esprimerò almeno un no, ma diciamo che dei motivi non mi va di parlare. Potrebbe essere un no viziato pesantemente dalla sindrome NIMBY, ma potrebbe esserlo (ah, dite che s’è capito per cosa segnerei no? Accidenti!).

Ma l’importante è andare al seggio, prendere le schede ed esprimere la propria opinione. Perché, francamente, di sentir dire che è meglio andare al mare, che i referendum sono inutili, costosi, roba per gente viziata che vuol mettere becco dove non dovrebbe, mi son rotto i coglioni.

Il Cimitero di Praga? Va via che è un piacere.

di Ezio Tarantino

Che libro è Il cimitero di Praga di Umberto Eco? Un libro scritto al computer, è la prima cosa che mi viene da dire. Eco utilizza una lingua elementare, dal periodare semplice e senza voli pindarici (metafore e altri orpelli ridotti al lumicino), un “plain italian” che scorre via come acqua sulle pietre levigate dei torrenti di montagna. Intendiamoci, non è un difetto. Il libro va via che è un piacere (se questo è lo scopo di un libro: andar via).

[il resto potete leggerlo su “La poesia e lo spirito”, blog multiautore di Fabrizio Centofanti]

Giovani Nuscis scrive de La casa viola

Queste poesie sembrano comporsi partendo dalla musica, che l’orecchio fine del poeta capta calandosi nell’ascolto di quel mondo, vagliandolo e rianimandolo in brevi partiture che disegnano paesaggi inediti eppure familiari, nello spirito del luogo. Descrizioni spesso minime ma sapide, concentrate (ti facisti un pileri/lu pizzu/l’aricchinu.//E mi jisanti li manu.), che riassumono come in questo testo (Pileri) ricordo personale, condizione socio-ambientale e tratto antropologico; con registro ora lirico (Frivaru, che ci ricorda l’Ungaretti de L’Allegria), ora metafisico (Battaria); ora, marcatamente civile (C’è), a dimostrazione della duttilità del dialetto a dare voce a tutte le voci, là dove il silenzio è d’oro ma a vantaggio dei soliti noti; là dove i problemi e le difficoltà del vivere sono la piena di un fiume che esonda fino ai nostri piedi, e sembra mancarci l’aria, i movimenti: C’è catervi di cazzi di scardari/-droga travagghiu paci libirtà/giustizia malatia puvirtà…

Lo scrive Giovanni Nuscis parlando delle poesie contenute ne “La casa viola”, di Marco Scalabrino.
E’ possibile leggere l’intera recensione su La poesia e lo spirito.