Il Cimitero di Praga? Va via che è un piacere.

di Ezio Tarantino

Che libro è Il cimitero di Praga di Umberto Eco? Un libro scritto al computer, è la prima cosa che mi viene da dire. Eco utilizza una lingua elementare, dal periodare semplice e senza voli pindarici (metafore e altri orpelli ridotti al lumicino), un “plain italian” che scorre via come acqua sulle pietre levigate dei torrenti di montagna. Intendiamoci, non è un difetto. Il libro va via che è un piacere (se questo è lo scopo di un libro: andar via).

[il resto potete leggerlo su “La poesia e lo spirito”, blog multiautore di Fabrizio Centofanti]

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Una risposta a Il Cimitero di Praga? Va via che è un piacere.

  1. Giorgio dice:

    ATTENTI: lettori.

    Il furti magister: dalla rocchetta alla cotta da Balanzone

    Il plagiatore teologico e i furti letterari di un cattocomunista pingue e brutto e untuoso maialotto ingrassato dalla sinistra: guardate che faccia. Codesto era un chierichetto dell’Azione Cattolica e poi comunista per chissà quale evento (immaginabile e comune in sagrestia). Questo individuo, grazie alla sinistra che formò a suo talento la scuola del dopoguerra, è creduto importante per aver stracopiazzato la teologia medievale (Tommaso, Roscellino, Occam et cetera) nonché semiologi e linguisti dei nostri tempi (Peirce, Barthes, Chomsky, De Saussure et cetera). Codesto non ha mai scritto nulla di originale. Codesto riesce a gabbare gli ignoranti appena cambiando un nome. Per esempio, mutando Guglielmo da Occam in Guglielmo da Baskerville e, copiando testi delle conversazioni teologiche medioevali, ti scrive il romanzo. Codesto ritiene il lettore talmente ignorante che, esposto il nominalismo nei furti, si diventa giocoforza atei oppure comunisti. Questo plagiatore di Roscellino, negando la realtà agli universali (essenze), annulla la distinzione con l’esistenza e pensa di confutare l’ontologia tomista. Si immagini un po’. Questo cattocomunista arricchito plagiando vale una virgola del nostro Vate? Molti dicono di sì, altri dicono di no e pensiamo che tant’è.

    O frate Umbertino da Casoria, par che tu paventi il rischio della democrazia: Berlusca come Hitler. Leggesi tal vaticinio ne le Décadent o nelle bustine Panini? E’ cosa certa che abbondi il tuo scibile? O almeno in egual misura a quel del Vate? E però voglio andar comparandovi. Vate mio, perdono. Sono cose che succedono. Perdonami il paragone. Perdona l’evocarti al par di Umbertino. Tu, sì elegante e poderoso, di certo sorridi: chissà dove, chissà dove. Se nei firmamenti o se adagiato su gli asfodeli dell’Ade. Sai che Umbertino fu angelico chierichetto? Sai che ardì studiare l’Estetica dell’Aquinate? Sai che indi approdò al cattocomunismo? Sai che ardì cimentarsi con un “romanzo della Rosa”? Non con tre (come fu congeniale a te). Sai che i suoi libri sono fatti di e da altri libri? Plagia, plagia quel furbo balanzone. Forse ardì pur qualche lirica dal nome “Rosa”, ma fu solo un ardire? Vate, allorché tu componesti quel carme, contavi appena anni 16 ma non da chierichetto addobbato. E però dicesi che la cultura è di sinistra. Sai che Umbertino laureossi in filosofia? Fu quell’ignorante con nome Giovanni e cognome Gentile a poggiar l’alloro sulla di lui coccia? Sai che Umbertino studiò pure Occam? Sai che scoprì l’acqua calda o “nominalismo” che dir si voglia? Quel panzerotto imbottito, quel gran “furti magister”: non potendo vantare altro da un misero “Capitale” o da un quadernino di Gramsci, tentò il plagio della Traditio medioevale. Quasi niuna cosa gli fu aliena, quasi “omnia” tentò, quasi tutto ardì (romanzo, filosofia, semiologia) tranne il poetare, quasi tutti infatuò, quasi tutti gabbò: figli dei fiori, studentelli oppiati nonché professorucoli sessantottini con il 18 politico a libretto.

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