6 agosto

di Mauro Mirci

Credo fosse il giorno del mio venticinquesimo compleanno. Eravamo in casa. Si fa avanti mia sorella, sorridente.
– Ti va bene la macchina che hai?
Avevo una Panda 30. Marrone, anzi, “Land”. Nella targhetta sulla carrozzeria c’era scritto così. Era stata la macchina di mio padre, dieci anni prima.
– Be’, sì, mi va bene la macchina che ho.
Perché dir male della Panda di mio padre? Faceva onestamente il suo mestiere ed era anche sopravvissuta a un incidente in autostrada. Un brutto incidente. Al quale, per fortuna, ero sopravvissuto anche io.
– Ma non vorresti cambiare?
Ci penso su.
– Oddio, i suoi anni ce li ha.
– Se potessi cambiare?
– In che senso?
– Che tipo di macchina vorresti?
Per la verità non avevo grandi aspirazioni in fatto di automobili.
– Non so, una Panda più nuova?
– Dai, non ti interesserebbe una macchina diversa?
– Non saprei… Una macchina nuova non mi dispiacerebbe
– Tipo una macchina tedesca?
– Eh, tedesca, perché no?
– Tipo?…
Cominciavo a capire. Era il giorno del mio compleanno. Dalla porta della stanza ci trovavamo faceva capolino la testa di mamma. Mia sorella le lanciò uno sguardo complice.
– Dai, tipo?…
Mi venne da sorridere. Vuoi vedere che…
– Wolksvagen?
– Un’altra?
Oddio, possibile?
– Mercedes?
– Va be’, Mercedes è troppo. Un’altra.
Ma allora era vero! Wolksvagen no, Mercedes no, che marchi tedeschi c’erano ancora? Porche? Non esageriamo.
– Oh, ecco: Opel!
– Bravo indovinato. Buon compleanno.
Mi porge un pacchettino di dimensioni contenute. Potrebbe contenere una chiave. Lo apro. Il simbolo è quello di un piccolo fulmine. Opel. Guardo meglio. La chiave non c’è.
Guardo mia sorella.
– Per adesso accontentati di questo. Ci puoi appendere le chiavi della Panda.

Credo proprio fosse il ’93.

Lettera aperta alla mamma che scrive una lettera aperta a Lorenzo Cherubini

di Mauro Mirci

Una mamma scrive una lettera aperta a Lorenzo Cherubini, che una volta si chiamava solo Jovanotti, ma poi non so cos’è successo, ha cambiato nome. Scrive la povera madre: “C’è una intera generazione di giovani donne che, da anni, crede ciecamente a quanto scrivi nelle tue canzoni… da tutta la vita apre la finestra con la speranza di trovare una trave appesa al cielo con seduto sopra un ragazzo che canta loro una serenata… E’ necessario che tu, caro Jovanotti, pubblichi una lettera aperta nella quale dichiari sotto giuramento che hai dei difetti… che l’uomo perfetto non esiste… perché la perfezione è solo una grande noia.”
Bene povera madre, nell’attesa che il signor Cherubini ti scriva (e ricordandoti che il signor Cherubini è ormai un cinquantenne che, per questioni anagrafiche, non è il caso di portare a tua figlia come esempio di uomo perfetto: l’età e le esperienze di vita, così come gli errori commessi, hanno la loro importanza), ti do una mano: suggerisci a tua figlia che il signor Cherubini inizia a proporsi al pubblico più di tre decenni fa (anni ’80, c’era ancora l’URSS). Soprattutto, mostrale che, quando “l’uomo perfetto” aveva l’età della tua erede, si proponeva così: [clicca sul link]
No, giusto per dire che col tempo si cambia sempre e, talvolta, si può anche migliorare. Quindi, in linea ampiamente teorica (ma non voglio scavalcarti nel tuo ruolo di madre, vedi tu), potrebbe pure concedere un po’ di fiducia a qualche coetaneo “dirimpettaio in mutande che si gratta il sedere mentre si fa il caffè”. Magari è, o diventerà, meglio di quel che sembra adesso.
E poi, per dire la verità, non credo esista uomo al mondo che, almeno una volta, soprappensiero, non si sia grattato il sedere mentre faceva il caffé.

 

 

Il suo è un atto d’amore

di Mauro Mirci

Saro Crocetta, da Gela, presidente siciliano, si sottovaluta: “Non sono uno che sfascia tutto” afferma. Gli riconosciamo una straordinaria modestia, ma ci tocca contraddirlo: no presidente aka governatore, lei ha fatto molto; forse non ha sfasciato tutto, ma ha lavorato tanto, bisogna riconoscerlo.

Anche se un bel po’ di dipendenti delle ex-provincie – abolite anzi no – potrebbe con dati di fatto dimostrare il contrario, il presidente della Regione Siciliana, a.k.a. “Presidente”, Crocetta Rosario da Gela sostiene a gran voce: “Non sono uno che sfascia tutto”.
E nel farlo annuncia di meditare il ritiro della propria candidatura (a presidente aka governatore, ca va sans dire). 18 ore di riflessioni, poi ci farà sapere. E lo farà sapere al PD, per il quale dichiara amore tale da meritare un atto di pesante rinuncia. Salvo, possibilmente, ricomparire su uno scranno senatoriale, dignitoso risarcimento politico per uno che ha agitato con grande energia il matterello dell’antipolitica per scavalcare (a destra, a sinistra? Mah!) quella in fase di Continue reading