La prova decisiva

di Billy Rose, riscritto da Mauro Mirci

Gran parte della popolazione di Villareale s’era radunata nell’aula del tribunale. L’imputato era seduto nella gabbia con i ferri ai polsi e le mani grassocce aggrappate alle sbarre. Uno dei carabinieri che stavano nella gabbia con lui lo tirò per un braccio e lo costrinse a sedersi.
Filippo Del Grande, celebre penalista palermitano che aveva sottratto al plotone d’esecuzione più d’un imputato d’omicidio, era un ometto panciuto, dalla calvizie incipiente. Indossava un elegante abito grigio, ma la sua toga avrebbe avuto bisogno d’una bella stirata. Al bavero della giacca, come del resto anche il pubblico ministero, portava una spilla col simbolo del PNF.
— Signor presidente, signori della corte, — disse con calma, — quindi, a quanto pare, Enrico Volpe é accusato d’avere ammazzato ben tre donne. Non una o due, che già sarebbe un bel numero. Tre addirittura. Addirittura!
In quell’”addirittura” l’avvocato Del Grande calò tutta l’enfasi di cui era capace.
— Il perché è un mistero, — disse ancora, — altrettanto il come, e i cadaveri chissà dove sono. Per tutta una settimana, sono rimasto ad ascoltare mentre il pubblico ministero spingeva il mio assistito verso il plotone d’esecuzione. Però, cosa ben strana, non è stato presentato un solo testimone, dico uno!, di nessuno degli assassinii. Nessuno ha trovato neppure un’unghia delle donne scomparse. II Pubblico Ministero ha sostenuto l’accusa solo con prove indiziarie: qualche parola ricordata a metà, seppure è ricordata…
Il pubblico rumoreggiò, il presidente impose il silenzio.
Continue reading

il 1967 di Patti e De Feo

Ricevo da Antonella Zatti (e la ringrazio) la segnalazione di questo articolo su khayyamsblog.blogspot.com. ma.mi.

All’ombra di Anna Maria Ortese, vincitrice del Premio Strega nel 1967 col suo “Poveri e semplici”, pochi ricordano che si consumò una lotta “durissima” e del tutto “particolare” tra due scrittori “romani” d’adozione: Ercole Patti e Sandro De Feo. I due, all’epoca, erano inseparabili amici da più di trent’anni, lucenti stelle delle notti romane, ascoltati protagonisti delle chiacchierate al caffè, ottimi “tavolieri” delle trattorie romane all’aperto. Quelli della migliore Roma felliniana, insomma.

I due scrittori nel 1967 erano fra i cinque finalisti del premio Strega che la sera del 4 luglio fu assegnato ad una Ortese in “grande spolvero”: il miraggio di uno dei più prestigiosi premi letterari italiani non riuscì, però, a renderli nemici, a invischiarli nelle polemiche, nelle lotte elettorali che rispuntavano puntuali a giugno come (poteva allora sentirsi, in una capitale senza smog) il profumo dei tigli.
[continua a leggere su khayyamsblog.blogspot.com]

Giornata di studi su Vito Mercadante

Ricevo da Marco Scalabrino e volentieri diffondo. ma.mi.

Giornata di studi su Vito Mercadante
Prizzi (PA), auditorium I.T.C.G.I. – Contrada Catena – 4 aprile 2009

“Qualunque siano le avversità, io starò sempre sulla barricata; sul terreno che mi sarà levato, io lascerò eterna l’impronta del mio piede; né mi scoraggia la difficoltà, né mi avvilisce la privazione, ne mi vince la fatale distanza dalla fulgida meta.”
(Vito Mercadante)
Continue reading

L’impavida eroina eccetera

Alle 17,30 del prossimo 1° aprile, per chi vorrà esserci, il gestore di questo sito sarò preso la scuola media Cascino di Piazza Armerina, per leggere alcuni suoi raccontini. I raccontini medesimi stanno, per l’occasione, raccolti in un opuscoletto dal titolo “L’impavida eroina eccetera“, stampato in numero minimo di copie per quelli che si ostinano a leggere sulla carta.
Per chi, invece, trova comodo leggere sullo schermo, l’e-book è liberamente scaricabile in formato PDF (dimensione: 436 kB).
L’occasione è propizia per ringraziare l’Università Popolare del Tempo Libero “Ignazio Nigrelli”, il cui nutrito e stimolante calendario dei corsi 2008/2009 è consultabile in rete, così come alcune delle sue pubblicazioni.
Mauro Mirci

Novità del 6 novembre 2009
Poiché “L’uomo del caffé” è stato incluso nell’antologia “Senza Zucchero“, edita da Avagliano, “L’impavida eroina eccetera” non può più contenerlo. I racconti diventano quindi cinque. Pazienza.

Scarica l’E-Book

Cinzia Pierangelini. A jatta

di Mauro Mirci

In una Sicilia archetipa, di provincia, assolata, accade qualcosa che archetipo e classico non è. E’ questo il succo del secondo romanzo di Cinzia Pierangelini, intitolato “A jatta”, la gatta, in omaggio al felino che lo percorre tutto per intero, e al quale è persino dedicata l’ultima battuta.
Una gatta (‘na jatta) sempre scambiata per un gatto, a simboleggiare l’ambiguità sessuale del/della protagonista principale della storia. Andrea lascia la Sicilia uomo e torna donna. Almeno nel fisico. In realtà donna lo è sempre stata, e i dolorosi interventi chirurgici che sanciscono il suo definitivo transito dalla condizione di maschio a quella di femmina, sembrano essere solo il necessario corollario a una serie di sofferenze molto meno evidenti e più intime. Il disagio nel vivere in un corpo che si sente estraneo, l’ostilità e il disprezzo negli occhi degli altri, la poca confidenza con il proprio nuovo essere.
Continue reading

Autotelepatia del pensiero e dello sguardo

di Pietro Pancamo

Integrato nel circuito quotidiano di gesti a catena e impegnato a interagire coi banali minuti di giorni scontati – abili e ossessivi nel proporre con ritmo ostinato sequenze identiche di parole attività e situazioni – l’uomo non è più in grado di scorgere i semplici miracoli che potrebbero allietare il colore plumbeo della noia programmata (neanche improvvisa o inaspettata; macché, prevista: dunque noia due volte!) e vive gli unici singulti d’energia, solo quando costretto ad affrontare quei malesseri, che ogni tanto indugiano ad avvilire il cuore.

Ecco, in sintesi, la consistenza esatta della nostra condizione, poco invidiabile.
Ma per fortuna, emergono qui e là alcuni autori, o meglio poeti, capaci di scorgere nuovi significati e stimoli nella realtà possessiva, che opprime le nostre azioni. Ad esempio Michelangelo Cammarata (che, nato a Gela nel ’41, ha ormai in repertorio cinque volumi di versi) sa vedere per noi – nella raccolta «I germogli di Ground Zero», pubblicata nel 2003 dalla Francesco Federico Editore di Palermo – l’indomita bellezza del pensiero, il quale si rivela in sostanza una sorta di autotelepatia, che il poeta in questione sfrutta per comunicare con se stesso, con l’anima. Continue reading

Zucalò ed io

di Sceccup

Il nome dell’autore del racconto che segue mi è ben noto, ma mi ha pregato di presentarlo solo con lo pseudonimo di Sceccup. “Zucalò ed io” è una storia dove ogni personaggio, a modo suo, rappresenta qualcosa nell’ambito di una tematica più ampia dove il filo conduttore è quello della scomparsa della memoria. ma.mi.

Zùcalò diversi anni fa fu lasciato dalla moglie, allora aveva appena 60  anni. La moglie, una bella donna anche per quell’età: alta, giunonica, bei lineamenti, a tratti dolci ed aristocratici, forse anche troppo, tanto da apparire,  nel suo aspetto generale, enormemente altera, scostante, con-la-puzza-sotto-il-naso. La moglie di Zùcalò era attanagliata dal desiderio di ripudiare la condizione umile dov’era nata e vissuta fino ad allora, da apparire, per chiunque,  veracemente odiosa o semplicemente misera.
Per Zùcalò lo stesso ed anche di più.
Zùcalò aveva una moglie, per farla breve, tanto rompicoglioni che un povero marito qualsiasi con una mente sana e tranquilla può solo concepire per lei “il delitto perfetto”. Ma Zùcalò non l’ha fatto, ha continuato a sopportare, come sempre. Continue reading

Passarello. Ananta delle voci bianche

di Adriana Iacono

Più che un bestiario un canto poetico di dolore e innocenza, forse anche una forma di preghiera. Non a caso Angela Passarello ha intitolato la sua raccolta di micro racconti “Ananta delle voci bianche”. Ananta, si apprende dal breve glossario alla fine del libro, è il bianco serpente cosmico sulle cui spire riposa Vishnu tra una creazione e l’altra. Vishnu è la divinità induista, Ananta significa infinito. Il titolo farebbe presagire una qualche proiezione simbolica ma tutti gli animali rappresentati in questo libro, invece, sorprendono per la loro concretezza. Sono animali veri per nulla astratti, fatti di carne e ossa, pelame, corna, code, zampe, occhi. Animali autentici e come tali scalciano, muggiscono, mordono, starnazzano. Continue reading