Cinzia Pierangelini. A jatta

di Mauro Mirci

In una Sicilia archetipa, di provincia, assolata, accade qualcosa che archetipo e classico non è. E’ questo il succo del secondo romanzo di Cinzia Pierangelini, intitolato “A jatta”, la gatta, in omaggio al felino che lo percorre tutto per intero, e al quale è persino dedicata l’ultima battuta.
Una gatta (‘na jatta) sempre scambiata per un gatto, a simboleggiare l’ambiguità sessuale del/della protagonista principale della storia. Andrea lascia la Sicilia uomo e torna donna. Almeno nel fisico. In realtà donna lo è sempre stata, e i dolorosi interventi chirurgici che sanciscono il suo definitivo transito dalla condizione di maschio a quella di femmina, sembrano essere solo il necessario corollario a una serie di sofferenze molto meno evidenti e più intime. Il disagio nel vivere in un corpo che si sente estraneo, l’ostilità e il disprezzo negli occhi degli altri, la poca confidenza con il proprio nuovo essere.
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