Bidone azzurro

Quale mistero deve risolvere il brigadiere Vincenzo Tumminia, della polizia municipale di Pizzo d’Elsa, alle prese con un bidone azzurro da 200 litri ritrovato al centro della strada provinciale, mentre tutti festeggiano il Primo Maggio in campagna col vino e le grigliate di carne? Dove sono diretti i quattro parà ultrasettantenni, in pensione ma armati fino ai denti, che se ne vanno in giro su un’auto malmessa? Qual è la rivoluzione che dicono di voler fare? E il Presidente che s’affaccia dalle pagine dei due racconti di questo libriccino è realmente immortale, oppure il suo immenso potere gli consente di attingere a tecnologie e riti esoterici inaccessibili ai più? Quale direzione avrebbero potuto prendere gli eventi se, nel 2011, lo spread non avesse affondato il governo del Presidente (quello vero)?

Dalla postfazione

Non sono un saggista, né un politologo. Scrivo storie (fantastiche, in questo caso) e ho intenti d’intrattenimento.
Che, è vero, non è detto siano intenti assai elevati, ma a volte (ed è questo il caso), prendono spunto da idee serissime che incontrano suggestioni occasionali.
Cosa sarebbe successo se? Questa è la domanda iniziale.
… Come si fa a non lavorare su spunti narrativi così belli?
Ricapitoliamo: novembre 2011, la carriera politica del Presidente sembra giunta al termine. Colpa dello spread, certo, ma nel calderone dell’indignazione finì comunque un po’ di tutto: le “cene eleganti” a palazzo Grazioli, il Bunga Bunga (qualsiasi cosa sia), l’ignota provenienza dei primi capitali del Cavaliere, l’accoglienza servile riservata al dittatore libico Gheddafi, la tragicomica vicenda della “nipote” di Mubarak… Ecco, avevo pensato: il Presidente è finito. Ma sono giorni strani questi, in cui si consuma, in piena emergenza per la pandemia da Covid19, una crisi di governo… E, imprevedibile ma immortale, risalta fuori pure lui, il Cavaliere forse non più Cavaliere. Appesantito ma sempre sorridente. Ha la criniera dipinta sul cuoio capelluto e l’eloquio moscio, ma rimane la colonna portante del centro-destra. Con raro sprezzo del ridicolo, pare vogliano candidarlo, addirittura, a Presidente della Repubblica. È immortale, dunque? Qual è il segreto di tanta longevità?
E cosa fa del Cavaliere autosospeso il polo di tanta attenzione politica anche oggi che le sue energie sembrano esaurite, il suo partito smagritissimo e le risorse finanziarie la frazione di quelle d’un tempo?…

Nulla nel Presidente sembra fatto per la mediazione politica, per l’apertura alle minoranze, per il rispetto delle regole (concretamente sancite o solo moralmente condivise) della convivenza democratica.
E, però, ha una straordinaria capacità di fascinazione e, no, non sono convinto che sia motivata solo dal suo denaro o dal suo essere uomo di potere. Il Presidente è un perfetto “oggetto narrabile”, un ideale generatore di storie. Un Odisseo moderno, pieno di contraddizioni e propenso all’autocelebrazione. Ma anche geniale e capace di lungimiranza politica quale altri, migliori di lui, non hanno mai posseduto. Per questo non è possibile negargli un sentito ringraziamento.
Per essere stato quel che è stato ed essere ciò che qualcuno spera ancora sia. Tutto questo è carburante per i narratori.
Lunga vita al Presidente.

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