La traduttrice di Salinger

A Roma in quegli anni capitava di conoscere tutti e io avevo la smania degli scrittori. Mi sembravano esseri sublimi, che poi non è affatto vero, ma allora ci credevo
Così dice Adriana Motti, e Luca Sofri puntualmente virgoletta nel suo Wittgenstein, in merito al suo approccio alla scrittura.
Adriana Motti è la donna che tradusse “Il giovane Holden” di Salinger, scomparso pochi giorni fa.
Della vita di Salinger si sa pochissimo. Del resto leggiamo Il giovane holden in traduzione. E qualcosa in più si sa della traduttrice.

Il parlar franco

di Marco Scalabrino

IL PARLAR FRANCO è una Rivista di cultura dialettale e critica letteraria, edita da Pazzini Stampatore Editore in Verucchio (RN), www.pazzinieditore.it, al suo nono anno di vita.
Sedici e mezzo per ventiquattro centimetri, copertina colore rosso carminio, il n°8/9 consta di circa 150 pagine, gode di veste grafica sobria e al contempo curatissima.
Dalla cadenza annuale, Gualtiero De Santi, professore ordinario di Letterature Comparate all’Università “Carlo Bo” di Urbino, ne è il Direttore e Manuel Cohen, Massimo Gigli, Gianfranco Lauretano, Pier Giorgio Pazzini ne costituiscono il Comitato di Redazione.
Giusto all’attenzione di Gualtiero De Santi e di Manuel Cohen debbo la fausta opportunità della conoscenza della Rivista.
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Le visioni siciliane di Salvatore Giordano

di Mauro Mirci

Salvatore Giordano persegue con coerenza e perseveranza il suo obiettivo di narrare la Sicilia e i siciliani senza indulgere in luoghi comuni e rappresentazioni iconografiche, ma traendo libera ispirazione dalla realtà e dai personaggi che essa sa offrire all’osservatore attento. Manda in libreria, quindi, il suo terzo libro, una raccolta di racconti dal titolo difficile da pronunciare, “Sizilianische Weltanschauungen“, che si può tradurre, più o meno, “Visioni del mondo siciliano”. Si tratta di dodici racconti, raccolti in due parti. “Calati juncu” è il titolo della prima, “Passa la china” della seconda. “Calati juncu ca passa la china”, vecchio detto siciliano; piegati giunco per sopportare meglio la piena, cioé, l’esatto opposto di un detto, non siciliano questo, che recita “mi spezzo ma non mi piego”.
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Brunettate

E’ di questi giorni la notizia che il ministro Renato Brunetta ha avuto l’interessante idea di promovere l’emancipazione delle giovani generazioni (per intenderci: la categoria di italiani compresi tra i 18 e i 45-46 anni d’età) semplicemente erogando loro un grasso sussidio (ben 500 euri sonanti, uno sull’altro, in monete da uno per far miglior figura) per invogliarli a lasciare la casa di mamma e papà e mollare, una volta per tutte, la cameretta con i peluches e la Play Station.
Per non correre il rischio di passare da filantropo (ché il ministro ci tiene a non mostrare buon carattere, forse per tema che qualche distratto lo scambi per Brontolo, dal viso arcigno ma dal cuore nobile), il Renatino nazionale, sindaco veneziano in pectore per la gran gioia dei dipendenti di Ca’ Farsetti, ha ben pensato di compensare una buona intenzione con una cattiva. E quindi affida all’ANSA il seguente messaggio minatorio.
La verita’ e’ che la coperta e’ piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianita’, quelle che partono dai 55 anni di eta’.
Agire come, staranno chiedendosi i pensionati?
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Principalmente per geologi

Partendo dalla necessità di avere un controllo continuo e qualificato del territorio attraverso il ‘geologo di zona’, occorre attuare una nuova politica di gestione del territorio, con l’obiettivo di creare un sistema sinergico ed efficace capace di dare certezze sulle responsabilità, sui tempi di progettazione e di realizzazione degli interventi, insomma un sistema che tenga in debita considerazione le specifiche capacità professionali di lettura del territorio.
Parole di Graziano, Pinizzotto e Privitera, presidente il primo e consiglieri gli altri due, dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia (ORGS).
Contorsioni linguistiche a parte (il sistema sinergico ed efficace, eccetera), la proposta sembra interessante, anche se la si potrà tacciare di promuovere interessi di parrocchia, e certo i fatti cui si riferisce (gli eventi alluvionali messinesi dello scorso 1° ottobre) sono drammatici e pongono interrogativi seri e pressanti.
La notizia, ovviamente, riguarda principalmente geologi, disaster mangers e quelle migliaia di persone che vivono in zone ad alto rischio sismico o di dissesto idrogeologico e magari neppure lo sanno.
Leggi la notizia sul sito dell’ORGS.
Leggi il testo dell’audizione presso la Commissione “Ambiente, territorio, lavori pubblici” della Camera dei Deputati

Pietro Civitareale. La dialettalità negata

di Marco Scalabrino

“Gli scritti raccolti in questo volume sono stati redatti dal 1978 al 2008”. Esordisce con siffatte parole Pietro Civitareale nella breve premessa a questo prezioso volume di 128 pagine il cui esplicativo sottotitolo è: Annotazioni critiche sulla poesia dialettale contemporanea. E prosegue: “Le motivazioni di queste pagine vanno ricercate in un sentimento elettivo che nutro nei confronti di un genere letterario con il quale è nato e cresciuto il mio interesse per la letteratura, e cioè la poesia in dialetto.”
Nato a Vittorito (AQ) nel 1934 e residente a Firenze, Pietro Civitareale è poeta e narratore, saggista e critico letterario, curatore di antologie di poeti contemporanei e studioso della poesia in dialetto; tradotti in varie lingue, i suoi scritti si trovano su riviste italiane e straniere.
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A che serve un caffé letterario?

Giusto Catania (a sinistra) e Salvatore Giordano (a destra). Foto su mediterraneoforpeace.it

Giusto Catania (a sinistra) e Salvatore Giordano (a destra). Foto su mediterraneoforpeace.it


A che serve un caffè letterario? A tante cose: vedersi in faccia, trascorrere un pomeriggio o una serata, ritrovare vecchi amici persi di vista e tanto altro. La cosa che, però, ci sta più a cuore è che tramite il caffè letterario si riesca a incrementare il numero dei lettori. Il numero, cioè, di persone che acquistano i libri e non libri qualunque, ma, soprattutto quelli degli editori indipendenti e degli autori emergenti: libri di qualità che raramente raggiungono il pubblico in maniera capillare, non per una loro mancanza, ma perché soffocati dall’invadenza della distribuzione delle major dell’editoria che lascia loro poco o nullo spazio negli scaffali delle librerie.
[da mediterraneofopeace.it]

Prima degli elleni – V puntata

Di Domenico Scinà – Attualizzazione del testo di Mauro Mirci

Fu soprattutto Dedalo che riscosse i Sicani e li interessò alle arti, poiché le opere di questo scultore, che gli ateniesi giudicarono, se non per la perfezione almeno per la novità, miracolo dell’arte, in Sicilia erano venerate e custodite con grande cura. Una statua, da lui scolpita, che fu poi trasportata a Gela dai Greci, era esposta, per compiacere gli sguardi dei Sicani, in Onface.
Si diffusero in Sicilia gli utensili che Dedalo usava, come la sega, e quelli che, per primo, aveva immaginato, come l’ascia, il filo a piombo, la colla forte e quella di pesce, che aveva inventato. Gli edifici che egli innalzava grazie alla manodopera sicana, educarono questo popolo all’arte dell’architettura e incentivarono la sua naturale intraprendenza; Dedalo è da tenere in considerazione come un personaggio dei tempi eroici, che desiderava accrescere la gloria del suo nome istruendo i popoli e insegnando loro le arti che aveva inventato o perfezionato. Si può quindi affermare che se si deve ricondurre a Dedalo il principio delle arti ad Atene, così sempre a Dedalo si può attribuire l’introduzione delle arti in Sicilia, circa 160 o 170 anni prima di Deucalione, quasi un secolo prima della guerra di Troiai, ossia 1370 anni prima di Cristo.

Ai progressi dei Sicani nelle arti sono da aggiungere quelli nella religione. Oltre al culto di Cerere legislatrice, peculiare delle Sicilia, ove era assai diffuso, ebbe incremento quello di Venere, dea che allietava le nozze e presiedeva ai contratti nuziali. Famoso era il tempio di Venere ericina, che rese ancor più famosi e onorati l’arte e l’ingegno di Dedalo; celebre divenne un altro tempio dedicato a Venere, eretto, non lontano da Camico, dai Cretesi quale monumento in memoria di Minosse. Poiché i Sicani vi offrivano splendidi e continui sacrifici, fu sempre adorato con gran devozione, fino a che, nelle vicinanze, non fu fondata la città di Agrigento.

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