Il pesce subaereo

“Il Pesce Subaereo” di Salvatore Giordano, Nulla Die Edizioni, è appena uscito e sta riscuotendo già un grande interesse. “Perché subaereo?” “È la storia di un pesciolino colorato, una donzella presente nel nostro mare, interessata a conoscere cosa c’è fuori dall’acqua. Inevitabile l’incontro con Alice, una bambina sveglia e simpatica, affascinata dal mondo sottomarino”.
“Una favola illustrata dalla mano di Emanuele Cavarra, anch’egli scrittore, grafico e artista.”
“Emanuele Cavarra è un valente scrittore e disegnatore e proprio in questi giorni è uscito il suo ultimo libro, Il Disegno delle Ombre, che presenteremo a Catania assieme al Pesce Subaereo. Le tavole delle illustrazioni attendono di essere colorate dai bambini a cui questa bella e istruttiva favola piacerà di sicuro”. Continue reading

M.U.O.S. Il venerdì nero inizia presto

M.U.O.S.
Significa Mobile User Objective System, ed è un sistema di comunicazioni satellitari per fini militari ad altissima frequenza.
Trovate qualche informazione qui ma anche altrove, cercando in rete con un qualsiasi motore di ricerca.
Una stazione MUOS, come molti sanno, è in costruzione a meno di quaranta chilometri dalla scrivania sulla quale, adesso, scrivo questo mio post.
Accanto a me mia figlia gioca e guarda i cartoni animati.
Siamo a casa nostra. Ci sembra di essere al sicuro.

In molti giudicano che l’installazione sia pericolosa per la salute delle popolazioni residenti nell’area, e qualche attivista ha reso pubblici i motivi di timore nei confronti del MUOS in un sito internet che si chiama nomuosniscemi.it.
Leggo, su questo sito internet: “Questo sistema prevede di utilizzare tre antenne radar con parabole da 18.4 metri di diametro, che emetteranno costantemente onde elettromagnetiche ad altissima frequenza (banda Ka) e di grande potenza che da studi condotti da studiosi del Politecnico di Torino, costituiscono un rischio per la salute per l’inquinamento elettromagnetico del territorio in cui esse sono ubicate. La pericolosità dell’installazione è dovuta all’estrema vicinanza con la popolazione residente, un comprensorio di oltre 300.000 abitanti: Gela, Vittoria, Caltagirone, Niscemi, Butera, Riesi, Mazzarino, Acate, Mazzarrone, Piazza Armerina, San Cono, Mirabella Imbaccari, Chiaramonte Gulfi, San Michele di Ganzaria e Vizzini“.
Ecco, bastano queste parole a farmi sentire meno al sicuro tra le mura domestiche.
Sarà vero che il MUOS è anche un MUOStro capace di distruggere le vite di 300mila persone?
Provo a cercare in rete le ragioni di chi il MUOS lo vuole. Provo a cercare i pareri di chi afferma che no, il MUOS non ha gli effetti negativi segnalati dagli studiosi del politecnico di Torino. Non trovo nulla, però. Sarà perché delle installazioni militari i diretti responsabili non possono parlare, o perché, comunque, ciò che è utile alla difesa militare ammette il sacrificio (potenziale, certo, solo un incremento percentuale di determinate patologie relativamente rare) di 300mila persone, migliaio più migliaio meno? Mi rendo conto che affrontando l’argomento dal punto di vista strategico, parlandone in termine di “scacchieri”, l’incremento di patologie tumorali in una popolazione di sole 300mila anime, per di più residenti in un’area depressa e periferica rispetto al cuore economico e politico dell’Europa filostatunitense, potrebbe essere considerato un prezzo accettabile.
Se guardo mia figlia che disegna (adesso disegna, mentre lancia uno sguardo, di tanto in tanto, ai Barbapapà) il prezzo, però, a me sembra salatissimo.
Se penso, poi, alla cinica leggerezza con la quale migliaia di militari e civili sono stati esposti all’uranio impoverito, sol per risparmiare sul prezzo delle pallottole, non so se eventuali rassicurazioni da parte di generali, tecnico e/o ministri riuscirebbero a convincermi.

Salvatore Giordano, mente e braccio della Nulla Die edizioni, è tra quelli convinti che il MUOS sia un mostro.
Venerdì scorso era a Niscemi. Tentava, con altri, di ostacolare la costruzione dell’impianto.
E’ successo questo.
Su ciò che è successo, Salvatore ha scritto, di getto, un breve testo. L’invito è a leggerlo. Basta cliccare sul link qui sotto.
Venerdì 11 gennaio

Nulladie edizioni. Coraggio, fatevi avanti

“Nulla die sine linea” scriveva Plinio il Vecchio, cioè: “Nessun giorno senza tracciare una linea”. O senza scrivere un rigo. O senza leggerlo, aggiungerei io.
Per questo il gestore di paroledisicilia.it ha raccolto l’invito della famiglia Giordano tutta, raccolta come un sol uomo a far impresa editoriale, e sta sciroppandosi una quantità di dattiloscritti per vedere di cavarne fuori qualcuno buono da pubblicare per le neonate edizioni Nulladie. Malandrinamente, ho gettato l’amo. “Chiaramente” ho detto a Salvatore Giordano, “il grano lo cacciano gli autori.” E lui, altrettanto maladrinamente, mi ci ha mandato (là, proprio là, dove si può ben immaginare).
Quindi niente sghei di Autori a P.S. (per i neofiti, “a Proprie Spese”): ci tocca lavorare e cercare di far buoni libri. E io che volevo trascorrere una vecchiaia serena. Pazienza.
Vabbé, magari chi legge si starà chiedendo come si fa per pubblicare con Nulladie. E le modalità sono le seguenti, almeno per la narrativa (ché di quella capisco un minimo, per il resto rivolgersi a chi di competenza).
1 – Aver pratica effettiva della lingua italiana. Evitare di scrivere cose tipo: “Se io sarei”, “Io non voglio centrarci” e via discorrendo. A un livello un po’ più alto, sapere cos’è un’eufonica.
2 – Aver letto tanto e non aver voglia di smettere.
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Le visioni siciliane di Salvatore Giordano

di Mauro Mirci

Salvatore Giordano persegue con coerenza e perseveranza il suo obiettivo di narrare la Sicilia e i siciliani senza indulgere in luoghi comuni e rappresentazioni iconografiche, ma traendo libera ispirazione dalla realtà e dai personaggi che essa sa offrire all’osservatore attento. Manda in libreria, quindi, il suo terzo libro, una raccolta di racconti dal titolo difficile da pronunciare, “Sizilianische Weltanschauungen“, che si può tradurre, più o meno, “Visioni del mondo siciliano”. Si tratta di dodici racconti, raccolti in due parti. “Calati juncu” è il titolo della prima, “Passa la china” della seconda. “Calati juncu ca passa la china”, vecchio detto siciliano; piegati giunco per sopportare meglio la piena, cioé, l’esatto opposto di un detto, non siciliano questo, che recita “mi spezzo ma non mi piego”.
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