Le ragioni del voto e i fichi secchi

di Mauro Mirci

Scrive Massimo Gramellini, giornalista del quale ho un certo rispetto: “Invece in materia di referendum abrogativi la Costituzione ha previsto esplicitamente un quorum (del 50 per cento più uno). E lo ha fatto per difendere lo Stato dallo strapotere delle minoranze motivate, cautelandosi dal rischio che venga cancellata una legge di cui non importa un fico secco ad almeno la metà degli elettori.
Ora, non so esattamente come Gramellini immagini le “minoranze motivate”, Ma ricollegandomi al suo “almeno la metà degli italiani”, forse è il caso di ricordare che la popolazione italiana ammonta a circa 60 milioni di persone, delle quali, boh, facciamo 50 milioni sono chiamate a votare. Quindi la metà alla quale non importerebbe (secondo Gramellini) un fico secco, farebbero poco più di 25 milioni di anime, mentre quelli ai quali il fico suddetto invece importerebbe, sarebbero, anima più, anima meno, sempre quasi 25 milioni. Concediamo a Gramellini che ci sia una astensionismo forte e si vada a votare, per il referendum di domenica, in 10 milioni. 10 milioni che, essendo “minoranza motivata”, voterebbero sì. Mentre tutto il resto dell’elettorato, al quale “non importa un fico secco”, deciderebbe per il mantenimento di una legge che, presumibilmente, nemmeno conosce e ha interesse a conoscere. Continue reading

Referendum

Scrive Giulio Mozzi sul suo Vibrisse.

Domenica 12 e la mattina di lunedì 13 giugno 2011 si vota per quattro referendum. I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 e dalle 7 alle 15 di lunedì 13.

Due riguardano la cosiddetta “privatizzazione dell’acqua”. Il primo referendum chiede l’abrogazione delle norme che stabiliscono come modalità ordinaria di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. Il secondo referendum chiede l’abrogazione di quel comma del Codice dell’ambiente che stabilisce che la tariffa per il servizio di fornitura dell’acqua sia determinata sulla base dell’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. In sostanza, chi vota sì al primo referendum desidera che i servizi di fornitura dell’acqua vengano gestiti da società pubbliche o comunque con presenza minoritaria di soci privati; chi vota sì al secondo referendum desidera che il prezzo dell’acqua sia determinato dall’interesse collettivo e non dal profitto. Chi vota no al primo referendum, invece, desidera che i servizi di fornitura dell’acqua siano gestiti da società miste a capitale pubblico e privato, con una presenza dei privati forte (e con la possibilità di una loro presenza maggioritaria); chi vota no al secondo referendum desidera che l’ente pubblico non spenda soldi per mantenere basso il prezzo dell’acqua.

Il terzo referendum chiede l’abrogazione delle norme che consentono la produzione di elettricità con centrali elettriche nucleari. Mi pare evidente che cosa desideri chi vota sì, e che cosa desideri chi vota no.

Il quarto referendum chiede l’abrogazione di alcune norme in materia di “legittimo impedimento” del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale come imputati. In sostanza, chi vota sì desidera che il presidente del Consiglio dei ministri e i ministri non possano essere considerati “legittimamente impediti” a comparire in udienza come imputati quando sono impegnati in attività relative alle loro funzioni istituzionali; chi vota no desidera che gli impegni istituzionali del presidente del Cm e dei ministri possano essere considerati “legittimi impedimenti” a comparire in udienza come imputati. Va ricordato tuttavia che una sentenza della Corte costituzionale ha già modificato la legge originaria, stabilendo che a decidere se vi sia o non vi sia “legittimo impedimento” dev’essere la corte giudicante, e non l’imputato.

Chi volesse poi leggere le dichiarazioni di voto di Mozzi, può farlo con comodo consultando il suo blog, ed esattamente qui.

Per quanto mi riguarda (e se la cosa vi interessa), penso che esprimerò almeno un no, ma diciamo che dei motivi non mi va di parlare. Potrebbe essere un no viziato pesantemente dalla sindrome NIMBY, ma potrebbe esserlo (ah, dite che s’è capito per cosa segnerei no? Accidenti!).

Ma l’importante è andare al seggio, prendere le schede ed esprimere la propria opinione. Perché, francamente, di sentir dire che è meglio andare al mare, che i referendum sono inutili, costosi, roba per gente viziata che vuol mettere becco dove non dovrebbe, mi son rotto i coglioni.