Enzo Barnabà. Cominciò con un incontro fortuito

Ricevo da Enzo Barnabà e volentieri pubblico. ma.mi.

Mi trovavo a Catania dove avevo sentito parlare favorevolmente del “Giorno della civetta” pubblicato da uno scrittore siciliano del quale ignoravo l’esistenza: Leonardo Sciascia. Acquistai il romanzo e mi recai alla stazione dove presi il treno per tornare a casa. Nel vagone, proprio di fronte a me, trovai una coppia sulla quarantina. Tirai fuori il volume e mi immersi nella lettura. Voltando una pagina, mi accorsi che la signora indicava al marito il libro che stavo leggendo, ricevendone un silenzioso sguardo d’intesa. Avrei potuto attaccare bottone, ma non volli interrompere il fluire di una narrazione che mi avvinceva. A Dittaino, aspettando la littorina per Valguarnera, diedi un’occhiata alla quarta di copertina e vi trovai la foto dell’autore. Non credetti ai miei occhi: era proprio quel signore seduto davanti a me.  Continue reading

Carrapipani? Ladri ed assassini

Questo brano, che ho conosciuto grazie a Enzo Barnabà, è pubblicato online sul sito www.valguarnera.com, dove potrete leggerlo anche nella originale versione americana. ma.mi

Siamo a Rochester, nel nordest degli Stati Uniti, sul finire della prima guerra mondiale. Jerre é un ragazzino appartenente ad una famiglia che proviene da Montallegro nell’Agrigentino. Un suo compagno di giochi, Robert Di Nella, detto il Kaiser, lo insulta dandogli del siciliano.

Se qualcun altro mi avesse chiamato siciliano non l’avrei presa come un insulto. Detta dal Kaiser, però, la cosa mi bruciava ed assumeva un significato diabolico, specialmente quando questa parola veniva seguita da insulti quali “estorsore” ed “assassino”. Per qualche tempo, i ragazzi della banda usarono questi improperi contro di me e contro mio fratello ogni volta che si arrabbiavano con noi. Il risultato fu che Joe ed io, normalmente in stato di guerra, cominciammo a venirci in soccorso quando uno di noi difendeva l’onore dei siciliani e veniva attaccato per questo.
Trattandosi di un “lavoro di gruppo”, abitualmente vincevamo le nostre battaglie. Capimmo presto tuttavia che le previsioni volgevano disperatamente contro di noi. Tutti coloro che ruotavano attorno a Robert Di Nella erano più robusti, troppo grandi per noi.
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