M.U.O.S. Il venerdì nero inizia presto

M.U.O.S.
Significa Mobile User Objective System, ed è un sistema di comunicazioni satellitari per fini militari ad altissima frequenza.
Trovate qualche informazione qui ma anche altrove, cercando in rete con un qualsiasi motore di ricerca.
Una stazione MUOS, come molti sanno, è in costruzione a meno di quaranta chilometri dalla scrivania sulla quale, adesso, scrivo questo mio post.
Accanto a me mia figlia gioca e guarda i cartoni animati.
Siamo a casa nostra. Ci sembra di essere al sicuro.

In molti giudicano che l’installazione sia pericolosa per la salute delle popolazioni residenti nell’area, e qualche attivista ha reso pubblici i motivi di timore nei confronti del MUOS in un sito internet che si chiama nomuosniscemi.it.
Leggo, su questo sito internet: “Questo sistema prevede di utilizzare tre antenne radar con parabole da 18.4 metri di diametro, che emetteranno costantemente onde elettromagnetiche ad altissima frequenza (banda Ka) e di grande potenza che da studi condotti da studiosi del Politecnico di Torino, costituiscono un rischio per la salute per l’inquinamento elettromagnetico del territorio in cui esse sono ubicate. La pericolosità dell’installazione è dovuta all’estrema vicinanza con la popolazione residente, un comprensorio di oltre 300.000 abitanti: Gela, Vittoria, Caltagirone, Niscemi, Butera, Riesi, Mazzarino, Acate, Mazzarrone, Piazza Armerina, San Cono, Mirabella Imbaccari, Chiaramonte Gulfi, San Michele di Ganzaria e Vizzini“.
Ecco, bastano queste parole a farmi sentire meno al sicuro tra le mura domestiche.
Sarà vero che il MUOS è anche un MUOStro capace di distruggere le vite di 300mila persone?
Provo a cercare in rete le ragioni di chi il MUOS lo vuole. Provo a cercare i pareri di chi afferma che no, il MUOS non ha gli effetti negativi segnalati dagli studiosi del politecnico di Torino. Non trovo nulla, però. Sarà perché delle installazioni militari i diretti responsabili non possono parlare, o perché, comunque, ciò che è utile alla difesa militare ammette il sacrificio (potenziale, certo, solo un incremento percentuale di determinate patologie relativamente rare) di 300mila persone, migliaio più migliaio meno? Mi rendo conto che affrontando l’argomento dal punto di vista strategico, parlandone in termine di “scacchieri”, l’incremento di patologie tumorali in una popolazione di sole 300mila anime, per di più residenti in un’area depressa e periferica rispetto al cuore economico e politico dell’Europa filostatunitense, potrebbe essere considerato un prezzo accettabile.
Se guardo mia figlia che disegna (adesso disegna, mentre lancia uno sguardo, di tanto in tanto, ai Barbapapà) il prezzo, però, a me sembra salatissimo.
Se penso, poi, alla cinica leggerezza con la quale migliaia di militari e civili sono stati esposti all’uranio impoverito, sol per risparmiare sul prezzo delle pallottole, non so se eventuali rassicurazioni da parte di generali, tecnico e/o ministri riuscirebbero a convincermi.

Salvatore Giordano, mente e braccio della Nulla Die edizioni, è tra quelli convinti che il MUOS sia un mostro.
Venerdì scorso era a Niscemi. Tentava, con altri, di ostacolare la costruzione dell’impianto.
E’ successo questo.
Su ciò che è successo, Salvatore ha scritto, di getto, un breve testo. L’invito è a leggerlo. Basta cliccare sul link qui sotto.
Venerdì 11 gennaio

Kadogo (piccola cosa senza importanza)

Il grande maschio giunse a pochi metri e lanciò un ruggito, poi fece dietro-front, mostrando l’ampia schiena color dell’argento. Ma subito dopo tornò all’attacco. Maurice mirò il centro del petto e pensò che avrebbe dovuto sbrigarsi a sparare; il gorilla si alzò in piedi, si battè il petto, un’immagine di maestà che Maurice non aveva mai visto. No, Maurice non conosceva il significato della parola maestà, aveva un’idea tutta sua di cosa volesse dire orgoglio, e credeva che il coraggio fosse rappresentato solo dall’uccidere al semplice ordine del comandante, senza provare pietà. Ma il gorilla davanti a lui s’ergeva in tutta la sua altezza, per dimostrare il diritto di possesso su quel regno verde, e sulle femmine e sui piccoli che vi si nascondevano dentro. E fu allora che Maurice cercò, negli infiniti scaffali della sua ignoranza, l’aggettivo giusto per definire quella dimostrazione di imponenza e regalità, e l’aggettivo era maestoso, e per questo non lo trovò. Indugiò invece sul grilletto, ma fu incapace di sparare: non riusciva a credere che quella cosa meravigliosa potesse cadere a terra solo per l’effetto di una piccola ogiva di piombo rivestita di rame.
Se vuoi leggere Kadogo, di Mauro Mirci, clicca qui (pdf da 165 kB circa)

Il Drago di Carta parla de La catena

“La Catena” è un testo delicato, ben strutturato, intuitivo in modo brillante per quanto riguarda l’idea di fondo. È un libro che fa riflettere, che non acconsente ad essere dimenticato in un cassetto o su uno scaffale appena finita la lettura, ma ancora vaga negli spazi vuoti della mente, interrogandola.

Così scrive Ferdinando sul blog Il Drago di Carta. Parla de La catena, il romanzo di Greta Cerretti. Cliccate qui per leggere tutta la recensione.

Nove su dieci.

E’ il titolo di un libro di Mario Pianta, professore di economia politica all’università di Urbino.
Nove su dieci perché, in Italia, oggi, la ricchezza è concentrata nella mani di una persona su dieci.

Scrive Pianta nella prefazione:

Come è potuto succedere tutto questo? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più debole e il capitale più forte è da trent’anni l’orizzonte del liberismo, e nell’Italia del berlusconismo (ma anche dei governi di centro-sinistra) questi sono stati i risultati. Per un’economia fragile come la nostra, lasciar fare ai mercati ha voluto dire innescare un circolo vizioso dopo l’altro. Capitali che non investono, settori avanzati che scompaiono insieme ai “buoni” posti di lavoro, produttività che cade quando si diffonde il lavoro precario pagato poco, la crescita che scompare. Sul fronte estero, una competitività in discesa, i conti in rosso e un potere crescente di grandi imprese straniere e finanza globale. Nei conti pubblici, l’ossessione di ridurre le imposte e la tolleranza per un’evasione fiscale record (con un condono dietro l’altro) hanno portato a nuovi deficit e a maggior debito pubblico; con l’emergenza del 2011 si sono imposte politiche di austerità che richiedono nuove strette fiscali e aggravano la recessione.

[qui per leggere tutta la prefazione]
Al libro è dedicato un sito: novesudieci.org

La serata dedicata a Campi Rossi 1969

Il 30 marzo scorso sono stati presentati la mostra Campi Rossi 1969 e il libro che ne è il naturale complemento.
Di seguito un piccolo collage dedicato alla serata.

Le interviste on line su Youtube:
a Fausto Carmelo Nigrelli (Sindaco di Piazza Armerina)

a Rossella Cantoni (presidente della Fondazione Cervi)
per l’Istituto Cervi cliccate qui

a Salvatore Lo Re (coordinatore del gruppo di lavoro piazzese di Memorie in cammino)
per memorie in cammino cliccate qui

ad Adelmo Cervi (figlio di Aldo, capo carismatico dei sette fratelli Cervi)

al gestore di questo sito, che ha scritto il libro.

Cliccando qui, invece, potrete leggere il post pubblicato su Startnews.it, giornale online di informazione locale

Un piccolo album fotografico della serata Pesa circa 3,7 mB.

Un’ideale colonna sonora: “Gallo rojo, gallo negro” di Chicho Sànches Ferlosio.

Campi Rossi 1969

Ricordate?
Bene, ci riproviamo.
30 marzo 2012, ore 17,30, ex convento di sant’Anna, Piazza Armerina.

Nino Vetri. Sufficit

MADONIE IN FUGA DA PALERMO PER VIVERE IL TEMPO LENTO
di Salvatore Ferlita

La proprietà della famiglia di mio padre, sita in contrada Guadanella, parco delle Madonie zona B, consistente in: sette ettari e mezzo di terra comprendenti boschi, vigne e uliveti; una casa rurale in pietra di due piani con annesso frantoio e terrazza; un rudere di casa contadina anch’ essa in pietra di una stanza più stalla; fu perduta dal nonno di mio padre subito dopo la prima guerra mondiale e riconquistata da mio nonno alla vigilia della seconda. In questa casa vado molto di rado. Non che non mi piaccia, anzi. Ma è raro che trovi il tempo e la buona compagnia per andarci. Gli amici che spesso si propongono di accompagnarmi in quello che loro stessi definiscono un posto incantevole, alla fine accampano sempre qualche scusa e mi abbandonano. A volte anche all’ ultimo minuto. Neanche la moglie e le figlie vogliono venirci. L’ una per via dell’ assenza di stanze da bagno decenti: la doccia bisogna farla in terrazza col tubo; le altre perché non c’ è internet, e le spiagge sono lontane. Una volta ho chiesto a mio padre se volesse accompagnarmi e lui, in un lampo di lucidità, mi ha detto no! Basta! Guadanella basta! Per arrivarci vai oltre il cosiddetto nevaio saraceno all’ ingresso del paese, superi la cappella di San Giusippuzzo, poi scendi per diversi chilometri per una stradina tortuosa che costeggia vigne e uliveti fin quasi a valle…

[leggi tutto l'articolo sul sito di Repubblica Palermo]

l’11 febbraio 2012

Rimandata per colpa della perturbazione siberiana.

(tutta la delegazione emiliana, con le valigie in mano e il cuore già in Sicilia, ha scoperto che dall’aeroporto di Bologna non era possibile partire. E anche se, causa eruzione e cenere dell’Etna, a Catania non era possibile atterrare. Ci si riprova più avanti)

CampiRossi 1969 a Piazza Armerina. Una mostra e un libro.

Monastero di sant’Anna, ore 17,00.

[clicca sull'immagine per maggiori informazioni]

Angelo Orlando Meloni parla di “forconi”

Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa

Angelo Orlando Meloni

Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.

A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del ringmaster.

[leggi tutto il post su doppiozero]

Pagliaro. I cani di via Lincoln

Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro

A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata “Libri sotto il gelso”. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant’Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I “libri sotto il gelso”, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi e, anche se qualche caduta tardiva ogni tanto si verifica, finora nessuno tra autori, moderatori e assessori intervenuti è stato colpito né macchiato.
Il 5 settembre 2011 il gestore di questo sito ha avuto il piacere di presentare ai piazzesi i libri di Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro. Due romanzi entrambi pubblicati dall’editore Laurana di Milano.
Il gestore di questo sito, ovviamente, per ognuno dei due libri ha preparato, nell’occasione, un bel papello con annessa breve rassegna stampa. E poi ne ha dato lettura al pubblico. Giusto la scorsa settimana, mentre rimetteva in ordine la libreria di famiglia, ha ritrovato i papelli all’interno dei romanzi. Nessuna traccia delle rassegne stampa. Ha pensato che magari, giusto per tener memoria di quella serata, poteva ricopiare in un bel file doc i papelli e poi metterli on line. C’è pure una bella foto di Veronica e Antonio. E’ stata scattata un po’ prima dell’inizio, quando il gestore di questo sito sudava copiosamente per il caldo e il timore che il cortile rimanesse semivuoto.
Comunque è andata, ed è stata, a mio avviso, una bella serata.
Basta. Eccovi il papello scritto per “I cani di via Lincoln”, di Antonio Pagliaro.
Quello dedicato a “Sangue di cane”, di Veronica Tomassini, è stato pubblicato il 23 gennaio scorso.
Continue Reading »