Giovanni Piazza, il metro e la rima (eroticodemenzialpopolari)

Stefania Raffiotta intervista Giovanni Piazza.

«Signor Giometrico, posso farle qualche domanda?»
Un’intervista? A mmia? E perché?
«Perché lei scrive poesie»
E chi lo dice?
«La gente»
Seeee! La gente ha mica il tempo di occuparsi delle mie cabasisate.
«Delle sue che? »
Senti, cara, innanzitutto diamoci del tu, perché sta storia del lei mi sbummica antipaticamente generazionale. Eppoi, lo leggi Camilleri il siciliano?
«Si»
E sai che sono i cabasisi?
«Ah si, capito. E allora senti, tu. Ma tu, che poesie scrivi?»
Quelle che tu non leggi. Perché le poesie non le legge nessuno.
E infatti il mercato dei libri di poesia è praticamente inesistente, se non per quelle autopubblicate.
«Verissimo. Credo che si venda un po’ di Prevert e di Trilussa e di Gibran e di pochissimi altri. Ma le tue sono poesie classiche, metriche.»

Continue reading

Dopo Nassiryah

di Mauro Mirci

Il 12 novembre 2003, un’autocisterna imbottita di esplosivo attaccò la base militare di Nassiryah, in Irak. La deflagrazione provocò ventotto vittime.
“Dopo Nassiryah” è un racconto del 2004. Visione distopica di un futuro prossimo al 2003. Due editor lavorano a una storia. “Dopo Nassiryah” narra l’editing di quella storia.

[Clicca qui per leggere il racconto – PDF, 168 kB]circa

Il lume e la candela

di Greta Cerretti

Quando ho visto che avevi acceso anche le candele mi sono commossa. È stato più forte di me: avrei voluto attraversare il tuo salone con passo spedito, sedermi con noncuranza sul divano che ci ha cullati tante notti e accavallare le gambe. Sicura di me, immune a tutta la scenografia che hai architettato per averla di nuovo vinta sulla mia debole anima. Invece sono crollata alla vista di una candela profumata dell’Ikea.
La tua casa non è cambiata, è rimasta esattamente come la ricordavo. Come le camerette dei figli morti, che i genitori lasciano intatte, con il copriletto disfatto e le pareti tappezzate con i poster di cantanti ormai trapassati di moda. Anche noi siamo trapassati. Di quello che ci univa non è rimasto che polvere e lacrime. Eppure, guardando questa tavola apparecchiata con cura, penso che quando lo stoppino affogherà nella cera liquida, invece del buio eterno potrebbe accendersi una possibilità.
«Vieni, Sofia, dammi il cappotto.»
La tua voce è di nuovo melodiosa, non più arrochita dal catrame e dalla nicotina.
«Hai smesso di fumare?»
«Sì» rispondi perplesso «e ho anche ricominciato a correre. Come te ne sei accorta?»
Non posso dirti che l’ho avvertito dal brivido che mi ha percorso la schiena quando hai pronunciato il mio  nome.
«La casa non puzza più di fumo,» mento, aggredendoti un po’ «e non puzza più neanche di gatto.»

Papàs Luigi Lucini. Il Buddha cristiano

Domenica, 17 novembre, Papàs Luigi Lucini, presenterà a Piazza Armerina il suo libro “Il Buddha cristiano“.
L’appuntamento è al ristorante Coccinella, di via Renato Guttuso, alle 19,00.

Sarà il quarto incontro di quello che Concetto Prestifilippo s’ostina a chiamare Caffè Letterario. Trattasi, in realtà, di Pizzeria Letteraria, di dignità per nulla inferiore al tradizionale caffè. Spazi ampi, pubblico scelto e attento, pizza a fine presentazione.

Sino a oggi, sono stati ospiti della Pizzeria Letteraria:
– Alberto Samonà, che ha presentato il suo romanzo “E’ già mattina – Storia di Alessandrina, la bambina che visse due volte” (Bonanno Editore, 2013) [qui il booktrailer]
Sebi Arena e Ugo Adamo, autori del volume divulgativo “Archeoplatia”
– Ottavio Navarra, editore.

Continue reading

Gattari.it

delicata storia d’amore di Greta Cerretti

Seduta di fronte a Mauro, osservo il tamburellare delle sue dita ossute sul tavolo di questo squallido pub di periferia. I suoi occhi verdi brillano nonostante il buio del locale, il sorriso è incorniciato da una barbetta incolta che nasconde le rughe del viso da giovane cinquantenne. È bello come nella foto che mi aveva inviato. Su questo non aveva mentito.

Raggiera Giallorossa scrive: Nell’ultimo anno questo forum è stato il mio unico contatto con il mondo esterno. Tu sei la prima ragazza con la quale sono riuscito a parlare di me e dei miei sentimenti.
Truciolo Solitario scrive: Per me è lo stesso. I miei coetanei sembrano tanti Peter Pan, nessuno vuole costruire un futuro, una famiglia, avere dei bambini. Passati i trentacinque, mi sento una zitella.
Raggiera Giallorossa scrive: Io vorrei tanto una famiglia e dei figli, ma troppe barriere me lo impediscono.
Continue reading

Due parole su Amianto di Alberto Prunetti

di Angelo Maddalena
Terribile e bellissimo, lo definisce Valerio Evangelisti nella prefazione, io aggiungo “doloroso ed epico”. Doloroso perchè Alberto, che io conosco e ho incontrato spesso negli ultimi anni a Siena e in zona Maremmana, ma l’ultima volta alla presentazione del suo libro al Gabrio di Torino, Alberto, dicevo, scrive una biografia di Renato, suo padre, una storia operaia, come recita il sottotitolo. Renato Prunetti ha lavorato negli impianti siderurgici di tutta Italia, da Novara a Casalmonferrato, da Busalla a Taranto passando per Terni, in quanto saldatore-tubista. E l’amianto, gli ha fatto la festa, scusate la rima tragica e giocosa, ma Renato è morto nel 2004 dopo mesi di atroci sofferenze per una malattia collegata al suo lavoro a contatto con l’amianto. Solo che all’inizio non se ne rendeva conto, ma verso la fine sì. La cosa ancor più tragica,come scrive Alberto, il figlio di Renato, è che dopo la sua morte si è scoperto che in base alle norme per chi lavora a contatto con l’amianto avrebbe dovuto andare in pensione sette anni prima, ma così non è stato, doppia beffa quindi: Alberto e sua madre e i familiari di Renato hanno saputo dopo la sua morte di questa possibilità! Continue reading

Nulla può essere successo

di Mauro Mirci

Il capoposto si raccomanda sempre. Salutare. Chiedere con cortesia i documenti. Esaminarli. Trascrivere dati ed estremi d’identificazione sul registro dell’obiettivo sensibile. Restituire i documenti. Mai alterarsi, anche se il visitatore si lamenta che ogni volta è la stessa storia, che non si possono registrare tutti quelli che entrano ed escono da un condominio di dieci piani solo perché ci abita un giudice. Mai parole o gesti fuori posto con condòmini o visitatori. Potrebbero conoscere qualcuno in questura, o in prefettura, o al comando di reggimento. Il sottotenente perderebbe la sua spensierata serenità, e allora fine dell’allegra atmosfera da scampagnata, dei cornetti caldi alle quattro del mattino, delle rapide fughe nei bagni della RAI di viale Strasburgo, caldi, confortevoli, puliti. Di nuovo a pisciare nei vasi dei tronchetti della felicità, a cagare nelle buste di plastica, a subire le angherie dei portinai inferociti per l’insozzamento dei loro condomini altoborghesi. Di nuovo rimproveri e giorni di consegna.

[Clicca qui per scaricare tutto il racconto in formato PDF – circa 50 KB]