Joseph Roumanille ispiratore dei Mimi?

di Enzo Barnabà

Inauguriamo il nuovo anno con un saggio di Enzo Barnabà su Joseph Roumanille, forse ispiratore dei “Mimi siciliani” di Francesco Lanza.

Nel febbraio 1922, Francesco Lanza, alle prese con la stesura di quelli che sarebbero diventati i “Mimi Siciliani”, scrive ad Aurelio Navarria “L’opera è in decisa opposizione a tutta la letteratura corrente (…) Per la forma, si riattacca necessariamente a Verga, per la sostanza, il modello di riferimento (forse) è Roumanille”1. Il riferimento a Verga è, si sa, un  riconoscimento che non comporta alcun appiattimento sulla prosa del grande catanese. E quello a Roumanille?Nel febbraio 1922, Francesco Lanza, alle prese con la stesura di quelli che sarebbero diventati i “Mimi Siciliani”, scrive ad Aurelio Navarria “L’opera è in decisa opposizione a tutta la letteratura corrente (…) Per la forma, si riattacca necessariamente a Verga, per la sostanza, il modello di riferimento (forse) è Roumanille”1. Il riferimento a Verga è, si sa, un  riconoscimento che non comporta alcun appiattimento sulla prosa del grande catanese. E quello a Roumanille?

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Chi è Orfeo?

L’ultimo anno di Francesco Lanza

di Mauro Mirci

Il 1932 sembrava l’anno della ripresa, nonostante tutto. Attendeva sempre una risposta alle sue insistenti domande d’impiego. Potevano gli amici farsi sordi ai suoi appelli? Potevano, a quanto pareva, e questo è quanto pensava, ma ciò che sperava era diverso e la risposa che si dava era: no, non potevano farsi sordi.
Nel frattempo scriveva.
In gennaio fu a Roma, a ricordare a chi di dovere le sue aspettative. E qualcosa scrisse, sul tavolinetto dell’albergo, approfittando della carta intestata. Poi a Tripoli, e furono le Storielle tripoline e le Storielle libiche. Non erano i Mimi (meno vissute, meno partecipate: non erano storie della terra sua, ma piuttosto una parodia). Non ci si avvicinavano neppure.
Scrisse ancora. Qualche articolo, qualche prosa. Venne anche il saggio su Goethe e l’anima di Roma, ma roba da poco.
Aveva alcune storie da finire. Su una s’arrovellava da quando era tornato dalla Russia. Come dire: una storia che viene da lontano. L’altra s’ispirava a luoghi più vicini, ossia il lago di Pergusa, e andava a comporre un altro capitolo di Proserpina.
Ma era un modo per ingannare la solitudine e fingere un futuro che non arrivava.
Intanto passano i mesi.
Il posto ministeriale non arriva.
Possono gli amici aver dimenticato?
Possibile?
Nel frattempo con Peppino Loggia si fanno esperienze spiritiche e “di vago sentore teosofico”.

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I Mimi di Lanza in inglese

Francesco Lanza, autore valguarnerese poco noto ai più, viene tradotto in inglese. Per la precisione è “Mimi siciliani”, la sua opera più famosa, ad aver subito la trasposizione nella lingua di Shakespeare. Di questo libro Vincenzo Consolo scrisse: “I Mimi sono il più straordinario, singolare, originale libro del novecento italiano”, ma certo non devono avergli creduto in molti se del volume è così difficile rinvenire traccia nelle librerie, e proprio chi scrive, sentendosi rispondere picche da un rinomato rivenditore di libri online, dovette ripiegare su un’edizione assai impolverata, malmessa e, a dire il vero, poco curata, che trovò su una bancarella paesana.
In ogni modo, su francescolanza.it – il bellissimo sito curato da Enzo Barnabà e Sebastiano Giarrizzo – potrete leggere i Mimi in formato pdf.
Sul medesimo sito, poi, se vi intendete dell’idioma anglosassone, avrete l’opportunità di leggere, gratis, la prefazione di Gaetano Cipolla ai Mimi in inglese, nonché la traduzione di alcuni brani del libro di Lanza.
Infine, giusto per non farsi mancare nulla, un video di Andrea D’Agostino che legge i Mimi.
E’ tutto.