Mario Rapisardi secondo De Gubernatis

Ricevo da Silvio Ulivelli e volentieri diffondo. ma.mi.

Il profilo biografico di Mario Rapisardi scritto da Angelo De Gubernatis nel 1912, e mai più ristampato esce in una nuova edizione completa di introduzione, nota biografica e commento al testo. L’Autore indugia soprattutto sulla personalità morale del poeta catanese, cercando di riscattarla dalla «fosca leggenda» costruitagli intorno dai suoi nemici; sono invece trascurate le contingenze private e pubbliche della sua vita, d’altronde povera di accadimenti. Il libretto comincia con il ritratto del carattere e dello stile di vita del Rapisardi, abbozzato in una nota di Amelia Sabernich, sua fedele compagna dal 1885; seguono pagine autobiografiche del Rapisardi, tratte da Peccati confessati del 1883, che rievocano la formazione morale e letteraria del poeta fino ai vent’anni.
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Il tedesco Heinle

Il tedesco Heinle” è un racconto pubblicato nell’antologia “I racconti sul caffé” 2008, edita Caffé Letterario Moak. Vi si parla di un vivo che s’innamora di una morta, di una donna che rinuncia al proprio figlio, di una malattia che è anche una benedizione, di un bicicletta, del luglio 1943, quando gli Alleati sbarcarono in Sicilia, di un appuntato dei carabinieri. E del tedesco Heinle, che per poche ore fu padre di Vincenzo.
Se vi va di leggerlo, trovate “Il tedesco Heinle” su pupidizuccaro, il lit-blog di Tonino Pintacuda.
[leggi il post dedicato a Heinle]
[leggi il racconto in pdf]

Anima significa farfalla

dalla metafora al racconto

Stage di scrittura creativa
conducono
Antonella Cilento e Laura Bosio
[clicca sull’immagine per vedere la locandina]

Venerdì 24 e sabato 25 settembre 2010 – Modica

Anima significa farfalla, scrive il poeta Antonis Fostieris: per iniziare a scrivere occorre per prima cosa aprire la nostra percezione e raccogliere le immagini che fluttuano intorno a noi, nascoste in pieghe del nostro immaginario che spesso ignoriamo. Poi, perché l’anima diventi farfalla e voli, le nostre metafore devono fare un passo ancora e trasformarsi in vere e proprie storie.
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Mirkal ebook

“Il costo economico è zero, il ritorno sarà sempre più alto, anche 1 lettore fa il 100% in più.”

Carmina non dant panem. Ad alcuni possono dare il caviale, ad altri fichi secchi. In mezzo c’è quella terra estrema, ormai iperurbanizzata, percorsa da asfalto, acciaio, processori e microchip: “hic sunt leones”. Qui tutto è possibile. Agli eremiti del deserto, agli stiliti arroccati sopra corrosi capitelli corinzi, si sono sostituiti solitari eremiti del web e stiliti della condivisione, martiri della privacy, impenitenti compulsatori di rosari in rete, cliccatori di “mi piace” e santi taggatori compulsivi. La maggior parte sogna di essere il Barnum del web e, “scommettendo sul cattivo gusto del pubblico”, irrora cazzeggio postante e commentario nonché mirabolanti fancazzismi video, con i quali spera d’attirare l’attenzione, decuplicare i contatti, sbancare i counter, pubblicare con grosse case editrici e/o essere risucchiato da un vorticoso turbine televisivo nazionale che gli dia fama e denaro.
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Giustizia per Francesco

di Mauro Mirci

E’ la metà di settembre del 2005. Francesco Ferreri, tredici anni, non fa ritorno a casa. Tutti i suoi compaesani di Barrafranca, in provincia di Enna, sono coinvolti nella ricerca. Alla fine Francesco viene trovato: il suo corpo giace in un calanco di contrada Bessima, un luogo che molti utilizzano come discarica. E come un rifiuto qualcuno (il suo assassino,o almeno un suo complice) lo ha abbandonato lì, tra carcasse di frigoriferi e calcinacci. Ucciso con numerosi colpi alla testa. Partono le indagini. A marzo dell’anno successivo vengono arrestati quattro adulti e un minorenne, che però, per la sua giovane età, non è imputabile. Si parla di pedofilia e stupri. Forse Francesco non aveva voluto subire, oppure aveva subito e voleva denunciare. I quattro adulti vengono tutti condannati in primo grado. Un ragazzino, coetaneo di Francesco, testimonia per l’accusa: afferma di avere riconosciuto uno dei sospettati e la sua testimonianza sembra decisiva. Anche una ragazza, inizialmente, testimonia contro i sospettati. Poi però ritratta. Sembra, comunque, di essere giunti alla verità. Una verità terribile, ma comunque anticamera della giustizia.
E invece no.
Nel maggio del 2010 la corte d’appello di Caltanissetta assolve tutti gli imputati. Che, è vero, affronteranno anche il terzo grado di giudizio, ma rimangono innocenti sino a che non verrà dimostrato il contrario.
L’assassino di Francesco, quindi, rimane ancora senza nome e, se il terzo grado confermerà l’appello, quel nome rimarrà forse ignoto per sempre.
Chi ha ucciso Francesco Ferreri, dunque? E perché.
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