Passarello. Ananta delle voci bianche

di Adriana Iacono

Più che un bestiario un canto poetico di dolore e innocenza, forse anche una forma di preghiera. Non a caso Angela Passarello ha intitolato la sua raccolta di micro racconti “Ananta delle voci bianche”. Ananta, si apprende dal breve glossario alla fine del libro, è il bianco serpente cosmico sulle cui spire riposa Vishnu tra una creazione e l’altra. Vishnu è la divinità induista, Ananta significa infinito. Il titolo farebbe presagire una qualche proiezione simbolica ma tutti gli animali rappresentati in questo libro, invece, sorprendono per la loro concretezza. Sono animali veri per nulla astratti, fatti di carne e ossa, pelame, corna, code, zampe, occhi. Animali autentici e come tali scalciano, muggiscono, mordono, starnazzano. Non c’è nulla di trascendentale in loro, vivono in stalle e cortili, nel mare, nei giardini o in campi incolti. Eppure, proprio nella loro fragile carnalità queste creature si rivelano depositarie di un mistero che trascende la carne e le ossa. Ogni micro racconto è un chiaroscuro da cui affiorano tonalità intense che la sensibilità dell’autrice mette a fuoco con vivida chiarezza. Sfumature delicate appena visibili in controluce o piccoli lampi che illuminano. Talvolta un grido acuto taglia il silenzio. È il pianto delle vittime sacrificate da una mano minacciosa che schiaccia, recide, afferra, sgozza. Una mano spesso presente e inconsapevolmente crudele.
Ananta c’è quindi, è nello sguardo docile e sfuggente della mucca portata al macello, nei latrati solitari della cagna impazzita, nel grugnito disperato del maiale catturato, negli occhi incattiviti delle murene sulla sabbia, nelle lucertole mutilate dai ragazzini, nel corpo buio della capra morente, in quello fremente dell’asina, in quello penzolante della coniglia appena uccisa. Ananta è nel dolore e nella morte di tutte queste creature innocenti ma è anche nella vita, nel suo mistero. Lo ritroviamo nella tacchina regina e meditabonda su “ovali di uova e lune primordiali”, nel gatto addormentato a esplorare “misteriche soglie”, nelle lucciole che si muovono come “antiche costellazioni”. Ananta è lì. Tradito da sguardi, gesti e forme apparentemente casuali, fortemente ancestrali.
Animali reali, dunque, come reale è la rupe in cui molti di loro vivono. Non un sostantivo con la erre minuscola ma la Rupe. Non una generica collina ma un luogo preciso in una città precisa. La Rupe è infatti la collina dove l’autrice ha vissuto ma è anche un angolo suggestivo ricco di testimonianze greche antiche. Monumenti discreti ma carichi di fascino come il santuario di Demetra, divinità ctonia per eccellenza, dove canalette di acqua in terracotta scorrono all’interno di ipogei che si perdono nella profondità della terra e confluiscono in vasche scavate nel tufo. Un luogo magico dove i riti greci legati alla simbologia della terra si confondono con riti indigeni arcaici legati alla simbologia dell’acqua. La Rupe è quindi, il luogo del mito, della ritualità misteriosa, della storia ma anche il luogo dei ricordi personali, dell’infanzia, dell’innocenza.
Il racconto finale del libro parla di un serpente che vive vicino al tempio di Demetra e che ne viene da molti considerato il custode. Nella mitologia indù i serpenti sono custodi dell’energia vitale accumulata nelle acque della terra. Chi conosce il posto e il suo fascino percepisce questa immagine come un piccolo corto circuito che ha la forza di una epifania.
In ogni racconto gli animali vengono colti in momenti diversi della loro quotidianità, momenti che a volte si trasformano in attimi fatali immersi in una atmosfera sospesa, dilatati in una dimensione che va oltre la realtà tangibile. Talvolta aleggia un aura di innocenza o ironia. Alcuni sono arricchiti dalle delicate illustrazioni di Laura Frova. Tutti sono accomunati da intensa vena lirica. Come dice Giampiero Neri nella prefazione “sembrano una galleria di ritratti, alcuni più noti altri oscuri, che guardano da un tempo che è quello della poesia”.

Ananta delle voci bianche
Angela Passarello
Ed. I quaderni di Correnti 2008
pp.52, euro 9,00

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