Nino Savarese, il fascino discreto della saggezza

L’autore ennese, ingiustamente poco noto, fu molto apprezzato da Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo. Possibile che l’industria culturale continui a ignorarlo?

<Salvatore Scalia*
L’ombra s’addice ad uno scrittore discreto ed appartato come Nino Savarese. I suoi libri costituiscono così scoperta piacevole per pochi intimi, per avventurosi esploratori delle meraviglie nascoste della letteratura siciliana. Non che manchi, o sia mai mancata, l’attenzione dei critici e degli studiosi, anzi copiosa è la messe delle analisi dell’opera dello scrittore nato a Enna nel 1882 e morto a Roma nel 1945. Ma il non essere mai divenuto autore noto al grande pubblico nasce dal suo essere stesso, dalle sue intime propensioni, dall’attenersi alla discrezione, da una propensione al vivere appartato, dal dispregio per l’effimero, dal culto per i ritmi millenari della natura al cui confronto impallidiscono le azioni umane, anche le più grandiose o distruttive.
Savarese perciò aveva come punto d’osservazione ideale la sua Enna, la campagna ennese e il piccolo podere di San Benedetto.
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