I grandi magazzini

di Giorgio Morale

Il brano che segue è tratto dal romanzo “Paulu Piulu”, di Giorgio Morale. Si ringrazia l’autore per averne permesso la pubblicazione on line. (ma.mi.)

Come le galline razzolano nell’aia, alla ricerca del boccone preferito, e ognuna, quando l’ha avvistato, proietta il capo nella beccata che preceda la compagna: così la madre di Paolo e altre donne, attorno agli scaffali e ai banconi dei grandi magazzini, spingendosi e sgomitandosi, per non lasciarsi carpire il capo prescelto. Paolo rimaneva escluso dal centro dell’aia, come il galletto più giovane, finché la madre emergeva dalla mischia con la preda.

Un giorno attirò Paolo un maglione, che tenne la madre sospesa: la scelta era convincente, il costo eccessivo. La madre parlava fra sé e sé, mentre frugava sbadatamente nel bancone. A un tratto il maglione sparì nella borsa. All’uscita Paolo domandò se l’avessero rubato e alla risposta affermativa pose il problema:
“Gesù cosa dice?”.

E lei:
“Gesù ci perdona, perché noi siamo poveri”.
Visto il figlio non ancora persuaso, continuò:
“Gesù perdona i poveri, perché i poveri sono santi. Rubano per bisogno, non per cattiveria”.
Paolo trovò vero il ragionamento e si sentì più vicino a Gesù. Poi la madre gli disse:
“Vedrai: questo maglione ti saprà di zucchero”.
Al padre non dissero niente.
“E’ stata un’occasione” spiegò la madre.

Trovata quella strada, continuarono a percorrerla. La madre nel viaggio di

ritorno faceva il conto dei “guadagni” e stabiliva quante preghiere avrebbero detto per aiutare Gesù a perdonarli. Il padre continuava a ignorare quel sistema di appropriazione dei beni.
“E’ stata un’occasione” diceva la madre.
Così giustificava i sempre più numerosi acquisti, di cui ogni volta faceva un’esposizione, colmandone tavolo e sedie. A Paolo scappava da ridere. Il padre si guardava intorno, incerto, come se la cecità del non sapere diventasse una benda che gli rendesse difficoltoso l’orientamento. Poi concludeva, ridendo pure lui:
“Tutte a voi capitano le occasioni!”.
Nel viaggio la madre prese a dire a Paolo:
“Ho visto la tale e la tal altra persona di Avola che mettevano cose in borsa. Si vede che non siamo i soli”.
Poi sospirava:
“Speriamo che nessuno ci veda e lo vada a dire in giro”.

Un giorno, mentre frugava in un bancone, la madre disse sottovoce a Paolo:
“Ci hanno visti. C’è un controllore”.
Fecero un giro e si fermarono a un altro bancone.
“Ci ha visti proprio. Ci segue”.
Paolo non vedeva nessuno con la faccia del controllore.
“Fammelo vedere” diceva.
Ma la madre brusca:
“Non posso indicartelo. E’ proprio davanti a noi”.
E poi:
“Se ci prendono, cosa facciamo?”.
“Diciamo che siamo poveri, perciò siamo santi”.
“A loro non interessa, ci fanno arrestare lo stesso”.
“Anche se Gesù ci perdona?”.

“Anche”.
“Cosa possiamo fare?”.
“Promettiamo a Gesù che, se ci fa uscire salvi da qui, non lo facciamo più”.
Si avviarono precipitosamente all’uscita. La madre stringeva forte la mano di Paolo e non guardava in faccia nessuno. Quando si trovarono sul marciapiede, continuarono a camminare senza parlare fino alla fermata dell’autobus.
“E’ stato un miracolo” diceva la madre nel ritorno. “Il controllore ci aveva visti, ma non era sicuro. Se avessimo preso qualcosa, ci avrebbe fatti arrestare”.
“Gesù l’avrebbe permesso?” si domandava Paolo. “Gesù non ci aiuta?”.
Ma le domande gli restarono in gola.

Paulu Piulu è edito da Manni editore.

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