Pietro Tamburello

di Marco Scalabrino

Il 20 Giugno del 2001, si è spento a Palermo – dove era nato nel 1910 – Pietro Tamburello.
Nel 1957 Pietro Tamburello è tra gli autori presenti nella Antologia POETI SICILIANI D’OGGI, Reina Editore in Catania, a cura di Aldo Grienti e Carmelo Molino. L’antologia, con introduzione e note critiche di Antonio Corsaro, raccoglie, in rigoroso ordine alfabetico, una esigua quanto significativa selezione dei testi di diciassette Autori: Ugo Ammannato, Saro Bottino, Ignazio Buttitta, Miano Conti, Antonino Cremona, Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro, Girolamo Ferlito, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania Montalbano, Nino Orsini, Ildebrando Patamia, Pietro Tamburello, Francesco Vaccaielli e Gianni Varvaro.

Ma già prima – nel 1955 – quando a Palermo, a cura del Gruppo Alessio Di Giovanni, con la prefazione di Giovanni Vaccarella, vide luce l’Antologia POESIA DIALETTALE DI SICILIA, Pietro Tamburello è tra i protagonisti assieme con: U. Ammannato, I. Buttitta, M. Conti, A. Grienti, P. Messina, C. Molino, N. Orsini ed altri.
Le due sillogi, che all’epoca ebbero vasta eco e ancora oggi sono ben note, testimoniano il primo atto di quel processo – iniziato attorno al dopoguerra – che fu il RINNOVAMENTO DELLA POESIA DIALETTALE SICILIANA.
Nella prima delle due antologie menzionate, POETI SICILIANI D’OGGI, Pietro Tamburello è presente con quattro componimenti: HAJU ‘NA CICALA, LI CIAULI, LA BANNILORA e FUNTANA. Antonio Corsaro nella nota critica in prefazione, nei riguardi di Pietro Tamburello, così si pronuncia:
Lirismo – di cui seguiranno adesso alcuni stralci – realizzato da Pietro Tamburello con termini, espressioni, situazioni del tutto siciliani; lirismo che coniuga compiutamente una forma autenticamente originale, innovativa e uno spirito genuinamente siciliano: ; ; ;
In una postilla alla poesia FUNTANA di Pietro Tamburello, il poeta e critico romagnolo Giuseppe Valentini sulla rivista (fascicolo n° 2, luglio 1955) così diceva: .
E Paolo Messina, in un articolo apparso il 21 Maggio 1955 sul periodico culturale IL CONTEMPORANEO di Roma ebbe a scrivere:
Un linguaggio, quello di Pietro Tamburello, permeato di strutture analogiche e metaforiche e di pregevoli invenzioni: il cielo che si spalanca immenso sul mondo, il tempo che rimane immobile ad aspettare, il volo nei sonagli d’oro della notte; una realizzazione individuale del sistema linguistico che va dunque percepito, “inghiottito”, metabolizzato. Ma riferiamo ulteriori testimonianze circa l’opera di Pietro Tamburello.

Il GIORNALE DI POESIA SICILIANA, nel numero di Settembre 1988, riporta il pezzo di Salvatore Di Marco UNA OCCASIONE MANCATA:
1) promuovere una nuova fioritura di studi intorno alla letteratura siciliana,
2) rinnovare la tradizione alla luce delle ultime esigenze estetiche,
3) sottoporre a revisione critica le opere degli scrittori delle generazioni passate.
I testi letterari pubblicati furono in tutto 115 di 41 autori. Tra questi c’erano tutti i poeti che si riconosceranno quanto prima nel Gruppo Alessio Di Giovanni. Parlo di Ugo Ammannato, Miano Conti, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Pietro Tamburello e Gianni Varvaro.>
Paolo Messina in Appunto per Pietro Tamburello, pubblicato sul numero Settembre-Ottobre 1983 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, annota: contemporanei e che possedeva in vecchie edizioni. Ricordo che era suo il primo esemplare delle FLEURS DU MAL (di Charles Baudelaire) che ebbi tra le mani. Altra svolta legata all’esperienza del Gruppo Alessio Di Giovanni fu la nozione dell’impegno che non ammette alcuna dipendenza politica, ma punta direttamente sull’uomo e sulla lotta dell’uomo per uscire da una condizione disumana. Qui la poesia di Tamburello si fa epica ed accorata insieme. Si avvicina nuovamente ai modi popolari, poiché si rivolge al popolo, ma restando libera nella sua misura. Tamburello ha il dono di suscitare una vasta zona di silenzio intorno al suo discorso poetico, di modo che l’oggetto che ci presenta rimane come sospeso in quest’aura magica dove nessun’altra voce interferisce e ne confonde la visione (per usare un termine dei formalisti)>.
Sul n° 2, Ottobre 1970, di LA FIERA DIALETTALE, pubblicato a Roma, Salvatore Di Pietro scrive:
Il GIORNALE DI POESIA SICILIANA – numero di Giugno 1988 – presenta un profilo di Fortunato Martore Cuccia su Ugo Ammannato: .
Ancora il GIORNALE DI POESIA SICILIANA sul numero Luglio-Agosto 1988 riporta il pezzo di Alberto Prestigiacomo in ricordo di Gianni Varvaro: e c’erano Nino Orsini, Paolo Messina, Pietro Tamburello, a cui si aggiunsero Giacomo Cannizzaro, Emanuele Baglio, Gianni Varvaro>,
e dalla intervista immaginaria di Maria Sciavarrello con Pietro Tamburello pubblicata sul MANIFESTO della Nuova Poesia Siciliana – Catania 1989 – traiamo: E prosegue la Sciavarrello:
.

Ed accogliamo la voce propria di Pietro Tamburello.
MUSEO ETNOGRAFICO è un pezzo non firmato apparso il 31 Maggio 1954, ma, sostiene Salvatore Camilleri, sicuramente di Pietro Tamburello. Dice tra l’altro Pietro Tamburello:
Il GIORNALE DI POESIA SICILIANA, numero di Giugno 1988 propone un pezzo di Pietro Tamburello in ricordo di Vito Mercadante:

Ed occupiamoci adesso, brevemente, delle due sillogi edite di Pietro Tamburello.
Carmelo Lauretta ne “La lirica di Pietro Tamburello” pubblicato sul numero di Luglio-Agosto 1991 del GIORNALE DI POESIA SICILIANA commenta:
ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, sul numero menzionato di Luglio-Agosto 1998 pubblica il saggio di Salvatore Di Marco su “ROSI DI VENTU”: .
LUMIE DI SICILIA, edito in Firenze dall’Associazione Culturale Sicilia – Firenze, sul numero 37 Ottobre 1999 riporta il mio breve saggio su “ROSI DI VENTU”: .
Scrive Salvatore Camilleri sul numero di Luglio-Agosto 2001 di ARTE E FOLKLORE DI SICILIA:
D’altronde sempre Paolo Messina, nella introduzione al volume DOVE PASSA IL SIMETO di Aldo Grienti, ribadisce: .

E chiudiamo, fidando che gli incitamenti di Salvatore Camilleri e di Paolo Messina possano essere prima o poi raccolti, con due esempi della poesia di Pietro Tamburello.
La prima, LA SCUPETTA DI CAMILLO TORRES, tratta da LI ME’ PALORI:

LA SCUPETTA DI CAMILLO TORRES
(prete guerrigliero boliviano )

Giustu Patri Camillu.

Tu dici ca la terra
la so’ minnedda nni l’appara a tutti
e ogni timpa avi un occhiu piatusu
puru pi li sfardati.

Tu dici ca lu ‘nfernu di li vivi
è arruvintatu comu ‘na carcara
e nun c’è santi e nuddu paraddisu
pi cu’ si senti l’occhi di li figghi
azziccati a li rini.

Perciò pigghiasti ‘n manu ‘na scupetta
ti nni jisti sbannutu a la vintura
e quannu ti sbamparu nni lu pettu
li rosi di la morti
la jisasti a lu celu
comu facevi cu lu sacramentu.

1969

La seconda, ROSI DI VENTU, dalla omonima antologia:

ROSI DI VENTU

Nun c’è ‘na gnuni d’aria
dunni jiri a strògghiri lu gruppu
di li me’ jorna persi.

Supra ‘na rama sicca
nun spuntanu ciuri e mancu aceddi.

Ora
cogghiu rosi di ventu
mentri la luna cogghi paparini.

1983

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