Sei poesie per Riccarda Laullo

di Ugo Magnanti

Ricevo e volentieri pubblico questa breve silloge inedita di Ugo Magnanti. (ma.mi.)

1

Ora esamino i segni del tuo corpo,
nel tonfo della camera da letto,
sul seno nolente, oltre il lacerato
grembo, sul gluteo bianco, e conseguente,
al cieco membro, alla mano che mente.

2

Quindi presumi sulla pioggia prossima:
assorta dalla nube non ti avvedi
di aranci e di limoni che maturano,
e prendono questa forma così utile;
non potresti fare di meglio, sei
fredda, un viaggio di mesi ti divide.

3

Questo è il grasso modo di non congiungerti,
è un lusso che merita apprezzamento:
sei la giovane padrona di casa,
sono inauditi i giorni della fame.

4

Sguardo gettato sull’alloggio rapido,
per intravedere come è realmente
accaduto, come sei uscita da una
stanza, e attorno si è alzata qualche spora:
pallido, quasi in torto, si capisce,
che ti ho vista andare via con qualcosa
di spaventoso: un viso, un volto, credo.

5

Trifoglio, foglia medica, del pube
e delle ascelle, quasi ti ho solcata,
sterile erba immobile, come se
tra le tue cosce fossi stato un altro.

6

Un riverbero, o un’idea, su di te
(l’urlo cupo di un cane perfeziona
il tuo destino), mentre scegli un altro
uomo come la cosa più esemplare,
come se non fosse più, confessarsi
questa reciproca fine, ma ancora
imbiancare un sepolcro con le labbra.

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