Queerblog.it intervista Cinzia Pierangelini

Sicilia, amori transessuali e una gatta filosofa

Cinzia Pierangelini nel suo romanzo ‘A jatta ci racconta dell’amore tra Alfredo, segretario scolastico in pensione, e Andrea, una transessuale. Il tutto ambientato in Sicilia, presente oltre che nelle descrizioni anche nel ricorso ad alcune espressioni dialettali. Fra gli altri personaggi c’è Giorgio, un violoncellista, e una gatta filosofa che, come dice l’autrice, è la coscienza del libro. Si naviga in una marea di emozioni nel leggere questo secondo romanzo della Pierangelini che, per noi di Queerblog, ha risposto ad alcune domande.

Nel “sentire comune” il mondo di una donna-madre è quanto di più lontano possa esserci da quello di una donna transessuale. Cosa ha spinto, dunque, una madre come te a raccontare una storia di “trans”?
Non scelgo mai le storie che racconto, vengo scelta. Detto ciò credo ci siano un paio di elementi significativi, del e nel mio narrare, che possono chiarire il punto: racconto spesso di gente che vive come fosse un po’ a disagio nel luogo, nel corpo, nella condizione che gli è stata assegnata dal destino. Amo questi personaggi che in fondo vorrebbero essere altrove e altri. Poi, sono una scrittrice-chioccia, nel senso che tendo a dare una chance, a proteggere i miei personaggi, anche i cattivi… figuriamoci i buoni! Come non essere affascinata da una sofferenza così ‘inutile’, gratuita come quella delle e dei trans. Inoltre sono sicura che una madre non è affatto lontana da una transessuale: la differenza sta tutta nel ‘figlio’. Ma la madre è madre anche senza figli, anche senza ovaie e spesso non lo è pur avendo prole.

[leggi tutta l’intervista su queerblog.it]

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