Ancora su Alice nelle città.

Ancora su Alice nelle città.

La quarta di copertina
Il tema c’era: “Lo spazio urbano”. Il titolo anche: “Alice nelle città”, in omaggio a Wenders. L’idea era di raccogliere gli amici in un progetto di scrittura. Poi è successo il terremoto in Abruzzo e l’idea iniziale si trasforma in un progetto di scrittura solidale. Così un manipolo di scrittori si fa capofila e crea un gruppo, richiama, raduna, coordina voci e riflessioni per raccontare le ferite del territorio attraverso le increspature dell’anima. Storie, articoli, poesie e immagini che hanno come orizzonte capoluoghi, paesi e cittadine. L’Aquila si fa epicentro di un itinerario narrativo in prima persona che spazia da nord a sud ma ritrova, nella diversità, emergenze comuni.
Adriana Iacono

L’introduzione
“Non hai bisogno di alcuna operazione. A L’Aquila c’è un dottore capace di eliminare il dolore e di sbloccarti la spalla in pochi minuti. Si chiama Zugaro”
Con la spalla dolorante e molto scetticismo vado da Roma a L’Aquila a trovare il dottor Zugaro all’ospedale di Coppito. Era il novembre del 2008.

Accoglienza premurosa, struttura ospedaliera nuova e curata nei dettagli. Ecografia, due aghi infilati nella parte dolente, pochi minuti e tutto il dolore svanisce. Incredulo, provo a muovere il braccio: sembra come uscito da una miracolosa lubrificazione, gira, si muove e si alza come non mi accadeva da tempo.
Questo è stato il mio primo approccio con L’Aquila. Non c’ero mai stato, pur vivendo da 12 anni ad un’ora di macchina. Ci sono ritornato un mese dopo per un giro dei paesini della sua bellissima provincia e sono rimasto affascinato dal suo centro storico. Avrei voluto tornarci, ma ad aprile il terremoto ha cambiato ogni cosa. Ho cercato il dottor Zugaro, non sono riuscito ad avere con lui alcun contatto.
Mi sono occupato nel mio programma televisivo, Mattina In Famiglia, del terremoto di L’Aquila in due puntate speciali. Poi ho visto la città risucchiata in una specie di format televisivo dove due eroi, un presidente e un Capo, mettono tutto a posto donando generosamente ai poveri terremotati sicurezza, tetto e futuro e una vetrina mondiale di commiserazione. Il format non mi piace. Spengo la Tv.
Ho tra le mani la bozza di questo libro. ‘Alice nelle città… per L’Aquila’. Contiene racconti, versi e testimonianze di una scrittura che si vuole solidale.
E’ l’antiformat televisivo. E’ la fiducia, inattuale, in una comunicazione di parole, scritte, veicolate orizzontalmente. Questo libro ci parla di una enclave, una riserva, un ridotto popolato da persone che scommettono ancora sull’efficacia di una comunicazione antica, di versi e di parole, che l’effluvio di immagini televisive sembra destinare all’irrilevanza e che invece è l’approdo salvifico, è la condizione irrinunciabile di chi vuole credere alla fatica gioiosa della autonomia e della libertà.
Questo libro ci parla soprattutto di L’Aquila, meglio di alcuni aquilani che ci narrano della loro L’Aquila, magnifica e piangente, antica con un avvenire incerto, dolente e risoluta, trepidante e generosa. E attorno agli Aquilani i medaglioni di altri luoghi ( Agrigento, la contea di Modica, Brescia, Roma, Porto Empedocle ecc.), le memorie di altri disastri, meno innocenti del sisma, abbattutisi sulle pietre e sugli uomini della nostra incerta identità: storie diverse le une dalle altre e tuttavia narrate con un tono simile: il tono di chi sa ancora scrutare e dare parole agli stupori, di chi sogna un reale di autenticità dove l’altrui desiderio ed il proprio riescono a trovare un grazioso equilibrio, gentile. E la nostalgia, dei luoghi, degli odori, delle persone, dei sentimenti è innanzitutto coltivazione di un’idea di avvenire.
Giovanni Taglialavoro

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