Inizia il 2010: risolto (?) il problema della monnezza in Sicilia

Se Pinocchio esaminato dai medici in casa della Fata Turchina (successivamente al tentativo dei briganti di impiccarlo; ve lo ricordate, no?), mi ricorda tanto la povera Trinacria bella, gli esaminatori mi ricordano i Presidenti di Regione che hanno gestito l’affaire rifiuti in Sicilia, e i loro assessori e gli alti dirigenti.
Continua a “firriàrmi” per la testa il vecchio detto. Non posso farci nulla, quello firrìa e firrìa. Talvolta è irritante. “Mentre medici studiano, l’ammalato se ne va”, questo è il detto.
Per il 2010 i “medici” hanno studiato, una volta di più, come smaltire i rifiuti siciliani, e concluso che c’è ancora tanto da studiare.

Sono state individuate, a quanto pare, tre ipotesi di soluzione (tre ipotesi di soluzione, mi viene da pensare, non sono tre soluzioni): la A la B e la C. Nessuna delle tre prevede la realizzazione dei quattro grandi inceneritori di cuffariana memoria. Una precisazione. Preferisco il termine più prosaico di inceneritore, a quello ipocrita di termovalorizzatore, giacché un termovalorizzatore non è altro che un impianto nato per incenerire l’immondizia ma con l’alibi di una concomitante produzione di energia e, quindi, di alcune (e ridotte) ricadute positive.
In ogni modo, tre ipotesi di soluzione, o scenari.
Come ai tempi di Mike Buongiorno (di origini siciliane, infatti), si sceglie fra tre buste, sperando di azzeccare quella giusta. Tutte e tre le buste… ehm, le soluzioni o scenari, prevedono un incremento della raccolta differenziata. Con un piccolo salto indietro nel tempo, realizzabile semplicemente andandosi a rileggere il testo del vecchio e abrogato Decreto Ronchi (abrogato ma testimone di una fase di rinnovamento che non ci fu), sarà possibile verificare che la differenziazione era un obiettivo da raggiungere già a partire dal 1999 (in Italia; le norme europee delle quali il Ronchi era legge di recepimento erano anteriori, e di alcuni anni).
Raccolta differenziata, dunque, e spinta, spintissima. Dal 6% attuale al 65% entro il 2015! Occorrerà recuperare 59 punti percentuali in 5 anni, mentre non ci si è riusciti in 10.
A questo punto la mia fonte (un articolo di Repubblica online a firma Antonio Franchilla) riferisce che il governo regionale prevede di riuscire nell’impresa realizzando impianti per il trattamento biologico di rifiuti differenziati, impianti dai costi ridotti dove si separerà il secco dall’umido (la lattina dalla foglia di lattuga, per capirsi). La mia fonte, mi sembra, ha le idee abbastanza confuse sulla complessa materia della gestione dei rifiuti. Comunque, prendendo per buone le sue parole, resta da capire quanto dovranno essere grandi (e “impattanti” in termini ambientali) questi impianti di trattamento biologico. E sarà bene ricordare che, sì, la separazione del secco dall’umido è una strada da seguire per la riduzione della quantità di rifiuto destinato alla discarica, ma c’è da fare i conti con le grandi quantità, e anche gli impianti più “sostenibili”, in condizioni critiche, possono produrre effetti ambientali devastanti.
La soluzione A è, in buona sostanza, questa. Almeno così, mi pare, dice Repubblica. L’impressione, per la verità, è che l’autore dell’articolo abbia fatto un po’ di confusione. Sostiene che l’umido, alla fine di un processo biologico, può essere trasformato in “sabbia sintetica per l’edilizia”, e sinceramente dubito che sia così (la sabbia sintetica viene realizzata per cottura e frantumazione, l’umido svanirebbe in vapore e cenere impalpabile, altro che sabbia). Così come, parlando di soluzione B, dice che, mancando in Sicilia una sufficiente richiesta di sabbia, sarà necessario impiegare il rifiuto trasformato dagli impianti biologici come combustibile per le centrali elettriche. Ora, i prodotti di un cosiddetto impianto biologico sono, in buona sostanza, il compost e il materiale non compostabile. Il compost non ha potere calorifico sufficiente (è terriccio ricco di materiale organico stabilizzato). Il materiale non compostabile è la frazione secca, che previo trattamento può essere impiegata come combustibile, soprattutto se ricca di materie plastiche, ad alto potere calorifico. Per quanto ne so, la sabbia non è combustibile.
La cosa è un po’ più complessa di come la racconta il Franchilla, insomma, ma il ricorso all’incenerimento (o, ipocritamente, termovalorizzazione) è previsto. A valle della raccolta differenziata, certo, ma è previsto. Tanto che la soluzione C prevede espressamente questo: abbuciamento delle immondizie (abbruciamento è decisamente meglio di incenerimento e di termovalorizzazione) ma à la Lombardo, giacché l’abbruciamento à la Cuffaro prevedeva impianti di tecnologia diversa.
Nell’attesa di scoprire quanto meno dannosi per l’ambiente saranno gli inceneritori di Lombardo rispetto a quelli di Cuffaro, non ci resta che rileggerci l’articolo su Repubblica, un altro articolo su Siciliainformazioni.com (di Ignazio Panzica, che o è più ferrato in materia o riceve comunicati stampa scritti meglio), e sperare che il malato tenga duro e cerchi di non defungere mentre i medici in consulto decidono diagnosi e terapia.

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4 risposte a Inizia il 2010: risolto (?) il problema della monnezza in Sicilia

  1. R4 dice:

    Non so tu, ma io il popolo siciliano e la raccolta differenziata le vedo due categorie chiuse a tenuta stagna. Almeno a giudicare dal fatto che fuori da casa mia c’è un cassonetto per la plastica, e dentro sembra esserci di tutto tranne che plastica… Personalmente ci vedo più portati verso il riuso, che tra parentesi sarebbe meglio del riciclo.

  2. mauromirci dice:

    Mettiamola così: il popolo siciliano (come tutti i popoli), non è più portato a fare questo o quello, ma piuttosto a seguire ciò che fanno tutti. Ciò che fanno tutti lo decidono le regole. Stabilire regole è un mestiere difficile. Diventa ancora più difficile se, invece di stabilire regole per governare un processo (cioé per fare quello che c’è da fare), si coglie l’occasione del governo dei processi per trovare occasioni di guadagno e/o clientela.
    Esempio – Il comune ha bisogno di 20 vigili urbani perché il traffico è un casino e serve gente che ci dia dentro di fischietto
    soluzione 1, più logica (verrebbe da dire vituosa, ma è, in effetti, solo ciò che si dovrebbe fare) – Metto il pepe al culo al mio ufficio del personale perché bandisca un concorso entro l’anno. M’incazzo come una iena se a marzo del 2011 non ho 20 vigili da sguinzagliare in strada.
    Soluzione 2, usuale – Metto il pepe al culo all’ufficio del personale perché inserisca nel bando la riserva per mio fratello (che ha un solo testicolo). Entro il 2010 ho pronto il bando per 20 vigili, ma siccome non c’è copertura di bilancio faccio fuoco e fiamme per assumere almeno il personale con riserva di legge. Entro marzo assumo tre “portatori di handicap”, tra i quali mio fratello, che dopo tre mesi sposto alla segreteria amministrativa perché in strada fa freddo e si rompe l’unico coglione che ha a fare il vigile, e anche perché è laureato in lettere moderne. E poi, cavolo, ma ti pare giusto che il fratello del sindaco stia in strada come una battona, tanto più che il comando è sotto organico e gli automobilisti sono inselvatichiti? Entro la fine del 2011, dei tre assunti sotto riserva di legge, solo uno è rimasto a fare il vigile: Angioletto Cacabuatte. Orbo da un occhio e con l’enfisema. Non conosce nessuno.
    Entro il 2012 del concorso non si parla più, e io posso scaricare la colpa sulla Regione e sul Governo che hanno ridotto i trasferimenti economici ai comuni.

    Ecco Stefano, siccome credo nelle soluzioni del tipo 1, per una soluzione efficace, forse, si dovrebbe cominciare a organizzasi semplicemente per maltire i rifiuti e non soltanto per programmare chi dovrà accaparrarsi gli appalti per gli impianti.
    Almeno io la penso così.

  3. Stefano dice:

    La parolina magica è “regole”. Con quelle temo che non si vada da nessuna parte. Siamo campioni mondiali di infrazione delle stesse. Se mi affaccio dall’ingresso della libreria cosa vedo? Motorini guidati da gente senza casco, e sul corso ci sono DUE vigili urbani che però quando li vedono si voltano dall’altra parte (ma se una vecchietta lascia un attimo la macchina in seconda fila le fischiano e la minacciano di farle la multa). Immagina di dire ai guidatori di quei motorini di fare la raccolta differenziata. Abituati come sono a infrangere le regole senza pagarne le conseguenze, figurati se non scoppierebbero a ridere in faccia al poveretto che glielo propone. Fidati, le regole quaggiù non funzionano. Qual è l’alternativa? Non ne ho la più pallida idea…

  4. mauromirci dice:

    “Fidati, le regole quaggiù non funzionano.” Be’, forse è vero, però voglio far finta di non crederci. Forse la verità è che non si crede nelle regole fatte da chi le viola per primo. La Sicilia è una Regione dove si confonde il Caos con la Libertà e dove c’è poca Libertà perché quella è fatta anche di regole.

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