Cartolina dai mari del Sud

di Mauro Mirci

Il rumore delle onde superava anche la barriera della finestra serrata. Copriva persino il ronfare sommesso del condizionatore. L’uomo si mise a sedere sul bordo del letto. Istintivamente tese il braccio sinistro all’indietro, a cercare il fianco della donna, coperto dal lenzuolo di seta a fiori, molto estivo, molto esotico, molto “mari del sud”. La mano di lei prese la sua. Era sveglia.
–  Già sveglio? – disse.
– Sì, saranno le onde – rispose lui, – non ci sono abituato.
– Vivi troppo isolato – disse lei, – dovresti deciderti a cambiare.
– Non è che il mio lavoro non mi piaccia più – disse lui, – è diverso: come se…
– Come se tutto quel che fai non avesse più senso –  lo interruppe lei,- come se ogni gesto ripetuto all’infinito, sempre uguale, sempre senza possibilità di errore e di rimedio, fosse un peso nuovo e insopportabile.
– Ecco – disse lui, – è proprio così.
Gli strinse le dita con dolcezza.
– Pensaci  – disse lei, – possiamo ricominciare insieme.

Eppure solo la sera prima si erano parlati per la prima volta. Si conoscevano, sì, frequentavano gli stessi ambienti, comparivano negli stessi libri e negli stessi programmi televisivi, avevano gli stessi fans. Lui aveva esitato un po’, vedendola davanti al bancone del bar, sola, davanti a un doppio scotch. Anche lei lo aveva notato, appena aveva varcato la vetrata dell’ingresso, con la camicia hawaiana color ananas aperta sul petto. Gli aveva sorriso, da dietro gli occhiali scuri e lui aveva colto il sorriso d’istinto, riconoscendola subito, ma esitando, timoroso che gli avesse sorriso per garbo, non per desiderio di compagnia. Poi gli aveva fatto cenno di raggiungerla.
– Non mi ero sbagliata, sei proprio tu – aveva detto.
– Sì – disse lui, – in effetti contavo che vestito così non mi si riconoscesse.
– Oh – fece lei, – ma sei perfettamente in incognito, tranquillo; non credo che qualcun altro, oltre a me, possa capire chi sei.

– Speriamo – disse lui.

Avevano bevuto: lei un altro scotch, lui un intruglio verdognolo suggerito dal barman. L’albergo aveva anche un buon ristorante. Decisero di cenare insieme e fu al dessert, dopo che lui le ebbe raccontato tutte le sue frustrazioni e la fatica di essere chi era, che gli fece la domanda. Probabilmente il vino che aveva accompagnato il pasto era stato d’aiuto.
– Chi ci obbliga? – aveva detto, – chi ci potrebbe costringere?
Lui sentì un vuoto dentro lo stomaco. Capì che la soluzione era tremendamente semplice, era lì banale, bruta, fatale.
Smettere.

I dessert – due semifreddi a base di frutta – rimasero a sciogliersi nei piatti mentre le parole di lei gli turbinavano dentro.
– Non ci avevi pensato mai?
Lui scosse il capo.
– Possibile?
Lui annuì. Lei frugò nella borsetta (ne aveva una minuscola, che lui non aveva notato) e ne cavò fuori una sigaretta sottile. Un cameriere, con un gesto naturale, si avvicinò e gliel’accese.
– Ecco – disse lei, – vedi com’è facile? A nessun occidentale verrebbe più in mente di accendere una sigaretta in un locale; eppure basta considerare che alcuni divieti non esistono.
Si strinse nelle spalle.
–  Almeno qua non esistono.
Lui disse: – Non è possibile, sarebbe un tradimento.
Lei scosse con rabbia la cenere dalla sigaretta.
– Verso chi? – disse. – Nemmeno credono in noi, eppure non facciamo che ripeterci: è il nostro dovere, dobbiamo, ci attendono. Un tempo, almeno, esistevano dei riti, un’ingenuità che giustificava tutto. Oggi perché?, qual è il motivo del nostro esistere? – Aveva le lacrime agli occhi. – Chi ci ha chiesto nulla? Tu hai avuto possibilità di scegliere? Siamo nati così, già leggende, come se non esistessimo davvero, senza il diritto di vivere una vita reale.
– Non so – disse lui. – Forse hai ragione.
– Ho ragione!
– Sì certo… Ma io ho paura.

Bevvero ancora – tanto! -, parlarono fino a tardi e finirono a letto. Sbronzi, consumarono un amplesso molto dolce ma senza troppa fantasia. Il barman che da dietro il banco li aveva visti andare via insieme, aveva pensato che, in fin dei conti, quando aveva scelto quel mestiere immaginava qualcosa di diverso. E invece sempre i soliti occidentali dalle carni imbiancate davanti ai monitor e dentro uffici con l’aria condizionata, doppi menti  e rughe incipriate a scambiarsi convenevoli buoni per il sesso.
Li vide allontanarsi verso l’ascensore: lui le stringeva la vita, lei era malferma su tacchi un po’ troppo alti per la sua età.
“Faranno centovent’anni in  due”, pensò. Poi li dimenticò e confezionò un nuovo sorriso per un cliente francese coi capelli tinti.

Ed erano li’, sul letto. Lui ancora seduto sul bordo, lei sdraiata su un fianco.
– Sei bella – disse lui, seguendo con gli occhi la curva del fianco sotto il lenzuolo.
– Mica tanto – rispose lei ridendo. – Sono una befana.
Smise d’improvviso di ridere. – Pensaci. Forse siamo ancora in tempo per vivere.
Lui scese al bar. Dietro il banco c’era un barman diverso. Il caffè era forte e lo aiutò a risvegliarsi.
Aveva preso la sua decisione.

–  Mi indica l’internet point? – chiese al barman.
– In fondo, prima del corridoio per il centro benessere.
Per fortuna sbrigava tutta la corrispondenza via mail, ormai. In altri tempi non avrebbe potuto fare quello che stava facendo. Grazie al server aziendale riuscì a inviare il messaggio a tutti i sui corrispondenti.
Quando si rialzò si sentiva meglio di quel che aveva immaginato.
Poi guardò oltre le vetrate. Il mare era di un colore indefinibile. “Una magia” pensò. Su, in camera, una donna nuda lo attendeva sotto le lenzuola. “Sono libero” pensò. “E forse innamorato”.

La mail arrivò contemporaneamente nelle caselle di tutti quelli che gli avevano inviato richieste.  Conteneva l’immagine di una cartolina dal titolo “Vola verso i mari del Sud”.

Il testo era stringatissimo.
“Per quest’anno vi arrangiate. Babbo Natale”

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4 risposte a Cartolina dai mari del Sud

  1. Bello, grazie! Tanti auguri a te, Agata ed Elena!

  2. giometrico dice:

    Simpatica l’idea, bello il costrutto, devastante il risultato. Porelli, i bimbi. Con un colpo solo gli hai fatto fuori babbo e befy. E solo per una questione di sesso. Comunque, tanti auguri e altrettanti complimenti.

  3. la befana dice:

    non esiste più la priacy

  4. la befana dice:

    ops…privacy

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