Potete farlo tranquillamente. Si chiama democrazia.

di Mauro Mirci

Uno degli argomenti di polemica più comuni contro l’attuale Presidente del Consiglio è il seguente: nessuno l’ha eletto e si trova a ricoprire la sua carica senza legittimazione popolare.
A questo argomento molti, compreso il sottoscritto, obiettano che la Costituzione non prevede l’elezione del Presidente del Consiglio dei Ministri (quello che tutti, oggi, chiamano “premier”).
Sicché è inutile protestare che Renzi non è stato eletto, quando “nessun” presidente del consiglio è stato “mai” eletto.
E questo è successo perché, banalmente, la nostra Carta Costituzionale recita: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.” E lo dice, per chi volesse andare a controllare, nell’articolo 92, secondo comma.

Quindi, è proprio dalla notte dei tempi della Repubblica che il cosiddetto “premier” viene nominato. Non è una cosa inventata di recente per far rodere il fegato alla gente.
Però, molto spesso, quando si tocca l’argomento, le risposte alla semplice contestazione che nella Costituzione c’è proprio scritto così, sono espressioni diffidenti e battute rancorose, quasi che, a far riferimento a una fonte di notizie autorevole, si compia un atto di semplice allineamento alla Casta e, contemporaneamente, un’azione di allontanamento dalle posizioni del popolo vero, quello che diffida della politica e della legge ritenendo (e non sempre senza ragione) che entrambe siano strumentali al mantenimento di certe posizioni di privilegio.

Certo, è possibile che l’argomento sia ostico. E il sistema scolastico, in effetti, ha fatto di tutto per privilegiare Manzoni e l’area dei quadrati costruiti sui cateti piuttosto che la storia e l’ordinamento della Repubblica Italiana. Ma è pur vero che oggi, praticamente, ogni informazione è accessibile. Dopo essere passati dal Pleistocene all’Olocene, siamo transitati, negli ultimi secoli, all’Antropocene e ci troviamo oggi nel Googlecene. Giusto per dire che persino la Costituzione sta su internet e basta cercare per leggerla, se interessa. Tuttavia, l’unica cosa di costituzionale che si vede in giro, di questi tempi, è l’ignoranza. Non dovuta a incapacità o particolari deficit cognitivi, peraltro. Il fatto è che ci siamo fatti tutti furbi. Nessuno ci incanta più. Dietrologi per ormai connaturata deformazione, possediamo tutti una verità irrinunciabile che è il metro di ogni cosa. Abbiamo perso la capacità di imparare e d’ascoltare. L’accesso a notizie di ogni tipo l’abbiamo scambiata per cultura vera. L’abbondanza di informazioni per intelligenza. E un certo tipo di cultura (quella che ha a che fare con la legalità, per esempio, e con l’onestà anche solo intellettuale) è disprezzata e vilipesa. La logica di certi ragionamenti è derisa, infatti, quando contrasta con l’informazione ben radicata nella capoccia dell’interlocutore.
E torniamo all’argomento di partenza, quindi.
Il presidente del consiglio deve, per legge, essere eletto o no?
La Costituzione dice di no. Solo che in giro è pieno di gente che urla che sì e si tura le orecchie per non sentire obiezioni.
Insomma, vita dura per chi volesse condurre una discussione di argomento politico improntata a razionalità e serietà.

Soprattutto se anche il Presidente del Consiglio in persona si diletta nel creare confusione.

Milano, 31 maggio. Assemblea della Coldiretti in occasione della giornata nazionale del latte.
Troppi politici, arringa Matteo Renzi, aiutatemi voi a ridurli, ché da solo non ce la faccio.
E poi la frase a effetto. Quella che fa esclamare: ma almeno lui dovrebbe conoscerlo l’articolo 92 della Costituzione.

“Poi la volta dopo volete mandarmi a casa? Votate per un altro, non me ne frega niente. Potete farlo tranquillamente. Si chiama democrazia”.

Eh?
Ma presidente Renzi, lei, e legittimamente, non è stato eletto. Non può essere mandato a casa dagli iscritti alla Coldiretti né da nessuno che non sia il Presidente della Repubblica.
Per arrivare a ricoprire la sua carica lei ha lavorato prima all’interno del suo partito, poi ha costruito una maggioranza parlamentare, infine ha pronunciato la famosa frase “Enrico, stai sereno”, che resterà sui libri di storia e di satira così come “Il dado è tratto” di Giulio Cesare. Et voilà: presidente del consiglio dei ministri.
Forse m’è sfuggito qualche passaggio, ma proprio di elezioni, in questo curriculum, non si nota traccia.
Può darsi che il “non me ne frega niente” sia indicativo. Ma di cosa? Bah, facciamo così: foga oratoria e non se ne parla più.
Piuttosto rassicura l’ultima parte della frase.
“Potete farlo tranquillamente. Si chiama democrazia”.

Insomma, tutto a posto, nulla di cui preoccuparsi. Stiamo ancora in democrazia.
Italiani, state sereni.

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