Un saggio su Salvatore Di Pietro

Paroledisicilia.it pubblica un saggio di Marco Scalabrino, tratto dal suo libro “Parleremo dell’arte che è più buona degli uomini”, con prefazione di Pietro Civitareale.

Sul numero di maggio-giugno 2000 di Arte e Folklore di Sicilia di Catania, a dieci anni dalla scomparsa, Lia Mauceri fra l’altro appunta: “Negli anni Venti fa le sue prime esperienze con il teatro siciliano, recitando anche nella compagnia di Giovanni Grasso. Nel 1926 lascia Pachino, il paese natio, e si trasferisce a Catania. Incoraggiato da Vitaliano Brancati divulga i suoi primi componimenti sul “Giornale dell’Isola”, scrive numerose canzoni con i maestri Giuseppe Terranova e Gaetano Emanuel Calì, pubblica nel 1936 il suo primo volume in versi siciliani, Acqua di l’Anapu, diviene collaboratore della RAI curando due programmi, “Sicilia Canta” e “Mungibeddu è ccà”, e in poco tempo un vero e proprio animatore culturale. Fu lui a invitare Salvatore Quasimodo a tenere un recital nei locali del Circolo Artistico, qualche mese prima che gli venisse conferito il Premio Nobel. A Catania il giovane Di Pietro si formerà poeticamente e culturalmente grazie anche all’incontro con il Cenacolo dei Trinacristi.”

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