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di Francesco Randazzo

Non ci furono rintocchi d’orologio, erano tutti fermi da tempo, né un calendario che segnava il giorno particolare della ricorrenza, ormai si seguiva soltanto la scansione giorno notte in successione indistinta, né le stagioni avevano date precise d’inizio, se ne sentiva l’arrivo dal calore, dal freddo, dagli odori e dai colori del cielo e della natura. Il padre però seppe che quel giorno era il compleanno di suo figlio, non sappiamo come, ma ne fu certo, svegliandosi quel mattino nella luce tersa di un autunno mite, profumato di malinconie sfumate che coloravano di rossiccio e ocra il bosco davanti al palazzo dove vivevano. Uno dei pochi ancora abitabile, piuttosto deteriorato dalla mancanza di manutenzione per più di cinquant’anni e dal passaggio d’inquilini provvisori che avevano vandalizzato come parassiti ogni spazio, ogni cosa, delle abitazioni in cui erano vissuti temporaneamente senza preoccuparsi di chi sarebbe venuto ad abitare là dopo di loro. Tutto sommato però, l’edificio s’era conservato piuttosto bene e con qualche aggiustamento erano riusciti a ripristinare un appartamento più che confortevole, visti i tempi, e s’erano fermati, nella speranza di poter fondare la loro vita di fuggiaschi in un luogo sicuro.

Quella mattina, svegliandosi, aveva sentito che la luce, invadendo la stanza quasi come fosse un onda di calore benevolo, gli dicesse che quel giorno sarebbe stato speciale e lui Continue reading