Dan Brown e i semafori di Lecce

di Maddalena Mongiò

Domenica, guidavo lentamente. Non avevo una meta precisa. Non volevo avere una meta precisa. Avrei potuto avere una meta precisa, al mattino il telefono aveva squillato sin dalle 10.00. Ancora rintronata, ancora addormentata, avevo ascoltato inviti di vario genere: cinema, partita a carte, puntata in libreria. Rispondevo o meglio borbottavo non saprei dire cosa, ma ero abbastanza convincente quando rassicuravo gli amici che la domenica mattina vanno in ansia al pensiero di un pomeriggio senza un accidente di niente da fare e ti buttano giù dal letto per ingozzarti con inviti di vario genere, li rassicuravo che ero in piedi da un pezzo, che ero silenziosa perché riflettevo, riflettevo dalla sera prima o per esser più precisi riflettevo da un po’ di giorni su una di quelle faccende per addetti ai lavori, quelle faccende articolate e arzigogolate che piaccion tanto agli scrittori.

E loro, gli amici eran contenti ché non m’avevan svegliato e avevano per amica ‘na ‘nguacchia carte dalle approfondite riflessioni. Così non avevo una meta precisa. Guardavo la gente, i ragazzi, andare su e giù ché dalle mie parti piace assai strusciare le suole in su e giù sull’asfalto del corso principale. Mi guardavo in giro guidando piano accompagnata dall’improvvisa voglia di incontrare una faccia simpatica e amica, quando! Accidenti degli accidenti! Chi cavolo sarà, mi chiesi, quest’innamorato squagliato che ha tatuato con un cuore il rosso e con un quadrifoglio il verde del semaforo? Del semaforo? Dei semafori! che cuori e quadrifogli occhieggiavano a ogni incrocio. Mah!

E’ ben noto, la realtà supera la fantasia, così questa mattina faccio la mia puntatina al bar per il solito cappuccino con cornetto mignon, pagando mi ripeto che a breve andare al bar costerà quanto un grammo di mariujana, mi ridico che bisognerebbe farsi le tortine in casa, agguanto il giornale prima che me lo freghi qualcun’altro ché al bar la mattina è una corsa a chi l’acchiappa prima e cosa non ti leggo! Un paginone, proprio così un paginone con gli auguri del sindaco agli innamorati, ché è ben noto a noi sfigate/i che non troviamo neppure uno straccio  a farci compagnia non ci si fila nessuno. Auguri singolari signori miei, auguri al tatuaggio semaforico! Mica è da tutti avere una sindaco fantasiosa! Una sindaco che grida eureka! Sono una tipa tosta e geniale ché di auguri così non se n’erano mai visti né sulle alpi e tanto meno sugli appennini. Che dire! Nel cervello, nel mio, un maremoto! M’è passato di tutto, giuro. Dan Brown e la letteratura popolare e Agatha Christie e l’editoria grande e piccola e le scuole scozzacate e la Fallaci e l’amour oui l’amour! Che la mia sindaco sia innamorata? Mah! Fra svariate tesi e un fascio di antitesi, cristallina m’è balzata tra sinapsi e neuroni la sintesi: perché mai chiedersi, interrogarsi, sul successo di La rabbia e l’orgoglio, Il codice da Vinci, come io meschina andavo ramingando da qualche giorno, perché mai quando la mia sindaco ha capito tutto accidenti! Dopo anni di reality, sceneggiature allo zucchero filato, minestre surgelate, panni sporchi lavati sulla tromba delle scale condominiali, siamo più che pronti o meglio siamo desiderosi di brown, e fallaci, e  maddalene mogli di Gesù, così dice Brown, e di occidente vera culla di tutto quel che volete, così dice la Fallaci, e l’amour, il povero amour dai biglietti dei baci, ché almeno son di cioccolato sublime, sbattuto in un angolo di strada come un poveraccio. Certo ho comprato Il codice da Vinci. L’autore è onesto ci avvisa che la storia è un cumulo di baggianate, lo dice! Anzi lo scrive, ma nessuno, è evidente! ha letto questa premessa perché tutti a dibattere e a discutere sul vero sul falso sul bello e sul brutto di cotanto scritto. Una cosa è chiara, non è un triller, non lo è anche se l’autore così lo ha definito. Bisogna dire che nessuno c’è cascato, un giallo ha bisogno di un fumus noir, di un minimo intrigo investigativo, di un registro narrativo che tenga il lettore sulla corda con il fiato sospeso in attesa del colpo di scena. Dan Brown deve averlo dimenticato, è tutto prevedibile, estremamente prevedibile tanto prevedibile che rimpiangi la regina del giallo, la mitica Christie, quella donnina che ti fa arrovellare a scomporre e ricomporre il puzzle del delitto. Nessuno c’è cascato, nessuno ha creduto che sia un giallo e se vanno in giro, in pellegrinaggio nei sancta sanctorum sputati a man bassa per tutto il romanzo a partecipare al banchetto delle verità che credono gli siano state svelate da quel bravo ragazzo che è Brown. Perché non siamo allenati a frapporre un filtro tra quello che ci viene comunicato e quello che realmente è, non siamo allenati a cercare il nostro individuale punto di vista, siamo la generazione della tecnica, della scienza, del marketing e della comunicazione, siamo allenati a recepire e introiettare messaggi, impulsi, che assumiamo come fosse la nostra personalissima espressione originando quel famoso senso comune che detta le leggi del mercato.

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