Controvetro

di Sandro Spallino

Ricevo via sms una poesia di Sandro Spallino, poeta riberese.
Non ne conosco il titolo, ma facciamo che sia “Controvetro”. Leggendola non ci ho capito granché ma, chi mi conosce lo sa, non capisco nulla di poesia. Anzi, alcuni che affermano di capire molto (del mondo e, per proprietà transitiva, anche di me che sto nel mondo) giurerebbero che non capisco nulla di molte altre cose. Tant’è.
Comunque, questa poesia mi ha lasciato dentro una sensazione strana, odori di storie inconcluse, ricordi di dialoghi desiderati ma mai realizzatisi. Poi, siccome posseggo anch’io una “Valigia d’amore e d’ozio”, la pubblico qui.
Anzi, direi che la pubblico proprio per quella valigia. ma.mi.

Vedo che controvetro mi guardi,
io sto sotto e faccio per andare via,
il sole è un muto cristallo mentre il sangue affluisce alle tempie
e le tue parole restano padrone nella mia testa,
i tuoi occhi penetrano nelle mie lacrime di fango
e sempre più mi allontano sull’asfalto di polvere e caldo,
tutto si muove,
ovunque è vita,
io sono l’unico punto fermo,
inadeguato,
vedo arancio,
bianco,
forse uno strappo,
unghie, cosce,
poi non so quando amai te, perché.
Non sei visibile più,
appena un puntino scuro che immagino senza più quella faccia,
vado come deformato, ho una valigia piena d’amore e d’ozio,
un’anima spaccata,
ti amo,
le mie scarpe ti amano da sopra i ponti che non attraverso, verrò da te per non farmi più guardare da una finestra e vedere il futuro,

la scena del bacio, ma per bere l’amore dal tuo corpo di bottiglia scavato,

sudato.

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