Prima degli Elleni- II puntata

di Domenico Scinà – Attualizzazione del testo di Mauro Mirci

Dalla prima parte:
Ma, a prescindere da tale congettura, è certo che col nome di Ciclopi furono designati coloro che costruivano altre e grosse muraglie con gran massi, connettendoli con pietre più piccole. E siccome si procuravano il cibo col lavoro manuale, furono anche chiamati, da Strabone, “Chirogastori”, per cui, per il mestiere praticato, furono detti indifferentemente chirogastori e ciclopi.

Esercitando un mestiere particolare formavano quasi una tribù e abitavano in borghi distinti. Quelli che elevarono le fortezze di Tirinto e di Nauplia furono reclutati in Libia, e Aristotele cita i Ciclopi traci, intendendo per Tracia quella parte della Tessaglia vicina alla Flegra, occupata, prima della guerra di Troia, dai Traci.
Oltre a questo ci è noto che i Ciclopi, robusti e prepotenti com’erano, risultavano così incomodi e molesti ai vicini, che i Feaci, loro confinanti, abbandonarono l’Iperia di Tessaglia (e non quella di Sicilia, come alcuni sostengono) per fuggire nell’isola di Scheria, o Corfù.

Verso il 1542 avanti Cristo, Ciclopi e Palasgi furono cacciati da Deucalione, ritirandosi, gli uni e gli altri, in Epiro dapprima, per poi emigrare ulteriormente e fondare diverse colonie e città, soprattutto in Italia.

Fu a questo punto che alcune famiglie di ciclopi si spostarono dall’Epiro ai monti della Sicilia, fatto non confermato dagli storici, ma ricavato da Omero, che dalla storia, secondo Strabone, ricavò materia per le sue narrazioni. E anche se il poeta parla in particolare solo di Polifemo, tramite lui descrive tutti i suoi simili. Quindi, sebbene Polifemo sia un personaggio di fantasia, possiamo immaginare i lineamenti e l’origine dei Ciclopi che abitavano la Sicilia.
In verità, poiché Omero ignorava la discendenza del Ciclope, secondo l’usanza ne attribuisce la paternità a un dio; ma quasi volesse designarne un’origine africana, sceglie come padre Nettuno, divinità propria e particolare delle Libia.
Infatti Polifemo non prega altro dio che Nettuno, e da pastore libico disprezza e svillaneggia Giove nutrito dalla capra. Volendo poi indicare il mestiere del Ciclope, il poeta indica la eccellente corte edificata da costui con grandi pietre cavate dalla terra. Ci mostra, cioè, una edificazione “ciclopica”. Giunge, infine, al fantastico e alla finzione, come tradizione nella poesia, traendo spunto dagli usi dei tempi e dall’aspetto dei luoghi. Presso i greci era consueto considerare le nostre terre abitate da barbari e selvaggi, sicché si aveva orrore delle acque del Mediterraneo. I cartaginesi, padroni dell’Iberia e della Sardegna, allontanavano, spesso con atti atroci, gli stranieri dalle loro coste; e i Tirreni, già dominatori del mare italiano, lo percorrevano da corsari, commettendo ruberie e frequenti uccisioni. Per questo Omero descrive i ciclopi in Sicilia e i Lestrigoni sulle coste della Campania, come esseri snaturati, ingordi di carne umana, della quale si deliziavano. Per aumentare l’orrore, li raffigura mostruosi, e per indicarne come patria la Tessaglia, li fa, se non uguali, simili ai giganti flegrei, attribuendo agli uni e agli altri una statura gigantesca. Quindi i Ciclopi e i Lestrigoni appartenevano alla stessa etnia, nati negli stessi luoghi e distinti con nomi diversi perché esercitavano mestieri diversi. Infatti, sebbene gli uni e gli altri siano ritratti con corpo e forme gigantesche, i ciclopi sono raffigurati con un occhio circolare sulla fronte a rappresentare, forse, un mestiere che i lestrigoni non praticavano.
In Omero, dunque, la storia dei ciclopi, filtrata attraverso elementi fantastici, intende descrivere, secondo Strabone, le vicende di Ulisse in Sicilia alle prese con certi malfattori che, all’epoca, spadroneggiavano le spiagge dell’isola.

Se questi indizi non fossero sufficienti a dimostrare la provenienza pelasgica dei i primi abitatori della Sicilia, basterà pensare ai nomi che ricordano quelli più famosi e antichi dell’isola, che sono tutti greci. Come il nome Trinacria, come fu da principio chiamata la nostra isola per i suoi tre promontori.
Il Valguarnera, che raccolse molti di questi nomi, concluse che i primi abitanti parlavano la lingua degli eolii; e probabilmente non si ingannò, perché la lingua pelasgica si conservò in gran parte, secondo gli studiosi, nel dialetto degli eolii. Ma senza perdersi nelle congetture, è certo che, presso i greci, i Ciclopi fossero considerati autoctoni. In Euripide Ulisse racconta a Polifemo le cause della guerra di Troia e la vendetta dei greci sui troiani, e poi aggiunge: “Ancor tu, o Polifemo, sei a parte di tanta gloria che abiti una recondita regione di Grecia sotto la rupe dell’Etna, che fuoco manda.”
Diversamente conclusero i nostri storici, che gelosi dell’onore nazionale identificarono i primi abitatori della Sicilia con popolazioni antichissime. Alcuni, è vero, indicarono i Fenici e i Sirii, altri gli Aramei e i Caldei, altri ancora i Ciclopi e i Lestrigoni; ma qualunque popolo fosse da ognuno indicato, furono tutti d’accordo nel crederli giganti. Questa verità sembrava loro evidente e inconfutabile, vista con gli occhi e toccata con mano; perché, in vari punti della Sicilia, e in particolare nei dintorni di Palermo, venivano rinvenuti mascelle, denti ed altre ossa di smisurata grandezza. “Ecco,” dicevano, “i resti dei primi abitatori dell’isola: Palermo, la prima città tra tutte, risale a poco prima o poco dopo del Diluvio.”
Così, questi scrittori, peraltro ricchi di merito, sino alla metà del secolo scorso e oltre, vagavano smarriti per devozione alla patria e difetto di conoscenze scientifiche. Poiché le ossa che loro attribuivano ai giganti, appartenevano ad animali terrestri, come da poco è stato scoperto nei dintorni di Palermo e di Siracusa . E queste ossa, di animali e non di giganti, rappresentano una sorta di cronometro fisico, che rovesciano e distruggono la pretesa antichità di Palermo e dell’abitazione dell’isola.

fine seconda parte

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2 risposte a Prima degli Elleni- II puntata

  1. r4 dice:

    Grazie, Mauro. Molto, molto, molto interessante.

  2. mauro dice:

    Stefano, grazie a te. Appena avrò due minuti metterò online le altre puntate (e terminerò l’attualizzazione, pure).

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