Nicolò Angileri con Raffaella Catalano. Angeli e Orchi

di Mauro Mirci

“Angeli e orchi” è un libro semplice e utile. Semplice perché dice ciò che deve in maniera schietta, con stile asciutto e rapido. Utile perché onestamente illustra aspetti della nostra società che, quando non vengono nascosti, subiscono, all’opposto, gli effetti della drammatizzazione e della retorica, che li associano, più che al mondo reale, a quello dell’immaginario letterario dove tra il bene e il suo opposto esiste una gradualità, un’assenza di soluzioni di continuità, sicché ogni bene porta con sé un’aliquota di male ed è a esso indissolubilmente legato. “Angeli e orchi”, invece, concentra ogni attenzione sul vero e sull’umano. Lo si deve al suo essere poco letterario, più diario che narrazione, più registrazione che rielaborazione.
Un giorno, uno di quelli più brutti – sempre che tra gli orrori delle vite violate dai pedofili si possa fare una classifica – Nicolò stava per mollare tutto e passare a un ambito professionale diverso, meno coinvolgente e meno distruttivo a livello psicologico. Ma ha la testa dura e non si arrende facilmente. Così ha parlato del suo disagio con una psicologa che da molti più anni di lui lavora con i bambini e le ha raccontato le sue difficoltà e il suo scoramento. Lei gli ha dato un consiglio semplice: scrivi le storie che ti capitano” (così Raffaella Catalano, nella premessa).


E Nicolò Angileri ha scritto. In maniera semplice, una scrittura che ha il pregio dell’immediatezza, una sorta di presa diretta degli eventi descritti. Per Angileri la scrittura è strumento di descrizione della realtà e del vissuto, vissuto che corrisponde sostanzialmente al suo essere un poliziotto che da anni si occupa di abusi sui bambini. Lavora a Palermo, nella Sezione Specializzata Minori, nei cui uffici “è ai bambini che si dà giustamente più spazio, e non solo in termini di metri quadrati, ma soprattutto di ascolto, di attenzione, di tutela. Siamo pochi, noi poliziotti … ma sembra quasi che ci moltiplichiamo quando un caso si sovrappone a un altro e a un altro e a un altro ancora, quando l’orario di lavoro ti pare sempre troppo breve rispetto a tutto il da fare che c’é, quando la disperazione di un bambino ti si incolla addosso e ti paralizza, quando sai che oltre al mestiere hai anche dei figli a casa a cui vorresti assicurare presenza e supporto, quando pensi che uno straordinario che toglie tempo alla tua famiglia per regalarlo all’ufficio ti mette in tasca appena sei euro l’ora.
E’ la descrizione di un luogo e, al contempo, della vita di chi ci lavora (ed è decisamente riduttivo definire lavoro ciò che, per il livello di coinvolgimento e passione e sacrificio richiesti, sarebbe più opportuno definire missione), che ogni giorno deve saper distinguere il bene dal male, e non solo perché l’applicazione della legge e del Codice Penale rifugge, il più delle volte, le sfumature e i relativismi, ma soprattutto perché solo la consapevolezza di agire per il bene conferisce il coraggio e la sicurezza necessari ad affrontare con decisione il male. Dall’altra parte della barricata stanno i pedofili, i molestatori, gli stupratori, i vigliacchi; da questa coloro che trovano ripugnante violare l’innocenza dell’infanzia. Non esistono graduazioni, la linea di confine tra esseri umani e orchi è – deve essere – netta.
Il libro, scritto con Raffaella Catalano e arricchito da testi di altri autori tra i quali – per notorietà – spiccano Salvo Ficarra e Valentino Picone, si compone di alcuni capitoletti, ognuno dei quali descrive uno dei tanti casi sui quali Angileri ha indagato. I titoli dei capitoli sono lapidari: la caparbietà, l’orgoglio, l’incredulità, l’orrore, il turbamento, la rivelazione, la pietà, la casualità, il pregiudizio, l’improvvisazione; non stupisce che, in un testo scritto in prima persona, anche i titoli dei capitoli siano stati utilizzati per sintetizzare soprattutto le reazioni emotive dell’autore alle vicende vissute e descritte. La lettura è veloce, stupisce che si possa raccontare l’orrore con parole così semplici, e proprio questo è il primo messaggio di “Angeli e orchi”: l’orrore può essere vicino, apparentemente banale, può nascondersi in una casa insospettabile, in famiglie perbene, in ambienti rassicuranti, in persone apparentemente inoffensive. Ma è orrore: indubitabilmente, senza possibilità di equivoco. E’ violenza sordida, scriteriata e selvaggia. La più raccapricciante e imperdonabile, alla quale è impossibile abituarsi, anche se ci si ha a che fare quotidianamente.
Ci sono orchi … che sono turpi ogni più truce immaginazione e che le violenze che consumano le chiamano gesti d’amore.

Angeli e orchi, di Nicolò Angileri e Raffaella Catalano. Dario Flaccovio editore, Palermo, 2009. Pp 179, € 12,00.

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