Nicolò Angileri con Raffaella Catalano. Angeli e Orchi

di Mauro Mirci

“Angeli e orchi” è un libro semplice e utile. Semplice perché dice ciò che deve in maniera schietta, con stile asciutto e rapido. Utile perché onestamente illustra aspetti della nostra società che, quando non vengono nascosti, subiscono, all’opposto, gli effetti della drammatizzazione e della retorica, che li associano, più che al mondo reale, a quello dell’immaginario letterario dove tra il bene e il suo opposto esiste una gradualità, un’assenza di soluzioni di continuità, sicché ogni bene porta con sé un’aliquota di male ed è a esso indissolubilmente legato. “Angeli e orchi”, invece, concentra ogni attenzione sul vero e sull’umano. Lo si deve al suo essere poco letterario, più diario che narrazione, più registrazione che rielaborazione.
Un giorno, uno di quelli più brutti – sempre che tra gli orrori delle vite violate dai pedofili si possa fare una classifica – Nicolò stava per mollare tutto e passare a un ambito professionale diverso, meno coinvolgente e meno distruttivo a livello psicologico. Ma ha la testa dura e non si arrende facilmente. Così ha parlato del suo disagio con una psicologa che da molti più anni di lui lavora con i bambini e le ha raccontato le sue difficoltà e il suo scoramento. Lei gli ha dato un consiglio semplice: scrivi le storie che ti capitano” (così Raffaella Catalano, nella premessa).

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