Qualcosa che finisce per ulo

di Vincenzo Mollami

L’automobile che reca le insegne di una nota società di distribuzione idrica si blocca nel centro di una strada cittadina. Il motore fuma. L’omino alla guida smonta, apre il cofano e urla al tizio che era seduto al posto del passeggero:
“Ma non ti avevo detto di rabboccare il radiatore?”.
L’altro, mortificato, non sa cosa rispondere, ma per darsi un tono inizia a urlare:
“Acqua, acqua, qualcuno ha una bottiglia d’acqua?”
Il collega, nel frattempo, sventola il vano motore col maglione, in mancanza d’altro, e la via è invasa dal fumo e dalla puzza di gomma bruciata.
S’affaccia una vecchina.
“Signor lei, che ci serve?”
“Acqua, acqua, che va a fuoco la macchina”
“Ma come: voi date l’acqua e siete senz’acqua?”
“Signora, che ci fa pure il ricamo?”
“No, no, chiedo perdono.”
“E allora?”
“Allora che?”
“L’acqua me la da?”
La vecchina fa un’espressione dispiaciuta.
“Io, sarebbe per me, ce la darei, ma non si può.”

“E come mai?”
“Perché vennero l’altro ieri e si portarono via il contatore. Dice che m’hanno mandato le bollette e io non ce l’ho pagate. E’ due giorni che mi manca l’acqua. Non ce n’ho manco per lavarmi, con rispetto parlando, le vergogne. A voglia a spiegarci che le bollette le mandavano a Antoci Lidia, via Mellia, 3, e io mi chiamo Antoci Lina, via Elia 3. Dice che la colpa è del comune e che le bollette me le dovevo andare a cercare dove me le mandavano. Proprio adesso adesso m’ha telefonato mia figlia: dice che è in fila per parlare con l’impiegato. La fila, però è assai. Se c’ha la pazienza d’aspettare, penso che verso stasera mia figlia ha risolto tutto e tempo tre quattro giorni mi ridanno l’acqua.”
“E che me ne sto ad aspettare tre quattro giorni? Non lo vede che la macchina brucia?”
“Eh, lo vedo lo vedo. Pazienza.”
Nel frattempo il collega, vista l’inutilità di sventolare col maglione, s’è allontanato dalla macchina con le mani tra i capelli. La cosa gli viene male perché ne ha pochi. Il fumo, da bianco che era, comincia a farsi scuro.
“Signora, mi sta facendo perdere tempo.”
“Io a lei? Guardasse che era lei che gridava acqua acqua.”
“Ma non c’è nessun altro nella strada” dice l’omino, e riprende a urlare: “Acqua, acqua.”
“Signor lei.”
E’ ancora la signora.
“Signora, non mi faccia perdere altro tempo. Acqua, acqua!”
“No, veramente mi ho ricordato che c’ho un sei litri d’acqua minerale. Però è gassata, va bene il stesso?”
“Certo, certo, me la butti dalla finestra.”
La vecchina fa per rientrare. Poi ci ripensa e si riaffaccia.
“Signor lei.”
“Signora, ancora qua è? Lo vuole capire che è un’emergenza.”
“No, giusto per capire. Ma lei è proprio proprio di quella società? Di Acqua… Acqua… Acquacosa là?”
“Si signora, ma si muova.”
“Ora che la talio meglio mi pare che fu proprio lei a portarsi via il mio contatore.”
“Io?”
All’omino pare di ricordare di aver rimosso qualche contatore in quella via, ma non è sicuro: ne rimuove così tanti.
“No, no, signora, guardi che si sbaglia.”
“Lei, lei era. Anche se venne alla muta e alla surda come i ladri.”
“Giuro che non ero io.”
All’omino viene un’idea.
“Lo giuro sulla mia mamma.”
“Vergogna, non si giura sulla mamma. Specie quando si lascia senz’acqua un’altra mamma.”
La vecchina lo guarda severa.
“Signora, la prego.”
“Eh!”
“Signora.”
Il fumo diventa nero.
“Comunque” fa la vecchina.
“Comunque che?”
“Ndo…” ma il resto della frase si perde nel rumore delle imposte che si chiudono. L’omino crede di sentire qualcosa che finisce per ulo.
Nel vano motore comincia a intravedersi una fiammella.

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4 risposte a Qualcosa che finisce per ulo

  1. A.M.Logani dice:

    Bella e fresca storiella. È roba da teatro leggero. Ah, le nonne siciliane!

  2. vincenzo mollami dice:

    Grazie, A.M.Logani.

  3. A.M.Logani dice:

    Sto leggendo un pochino di storie in Paroledisicilia. Mi sorprende la geniosità di Mauro Mirci e il tuo (V.Mollami) fantastico modo di raccontare fatti e fattarelli. Si. In effetti siete ambedue geniali, ciò è presupposto di intelligenza senza troppa *esuberanza.

    *Autoreferenzialità.

    Tedeum

  4. mauromirci dice:

    Ciao Antonio.
    ma.mi.

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