Pagliaro. I cani di via Lincoln

Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro

A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata “Libri sotto il gelso”. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant’Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I “libri sotto il gelso”, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi e, anche se qualche caduta tardiva ogni tanto si verifica, finora nessuno tra autori, moderatori e assessori intervenuti è stato colpito né macchiato.
Il 5 settembre 2011 il gestore di questo sito ha avuto il piacere di presentare ai piazzesi i libri di Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro. Due romanzi entrambi pubblicati dall’editore Laurana di Milano.
Il gestore di questo sito, ovviamente, per ognuno dei due libri ha preparato, nell’occasione, un bel papello con annessa breve rassegna stampa. E poi ne ha dato lettura al pubblico. Giusto la scorsa settimana, mentre rimetteva in ordine la libreria di famiglia, ha ritrovato i papelli all’interno dei romanzi. Nessuna traccia delle rassegne stampa. Ha pensato che magari, giusto per tener memoria di quella serata, poteva ricopiare in un bel file doc i papelli e poi metterli on line. C’è pure una bella foto di Veronica e Antonio. E’ stata scattata un po’ prima dell’inizio, quando il gestore di questo sito sudava copiosamente per il caldo e il timore che il cortile rimanesse semivuoto.
Comunque è andata, ed è stata, a mio avviso, una bella serata.
Basta. Eccovi il papello scritto per “I cani di via Lincoln”, di Antonio Pagliaro.
Quello dedicato a “Sangue di cane”, di Veronica Tomassini, è stato pubblicato il 23 gennaio scorso.

I cani di via Lincoln

I cani di via Lincoln” è il secondo romanzo di Antonio Pagliaro. La storia (nella struttura, nella tipologia narrativa, nello stile) ricalca le orme del classico noir, ma con elementi di particolarità che lo collocano in quela particolare categoria che sta a cavallo tra la narrativa di genere e la letteratura in senso stretto. Della narrativa di genere ha la caratteristica (il pregio) di essere un vero e proprio “page turner”, ossia un libro che si legge d’un fiato per vedere “come va a finire”.
La costruzione della trama è sapiente e ogni personaggio svolge magnificamente il compito che l’autore gli ha assegnato.
In Italia il noir, a differenza del giallo, non è la narrazione di un’indagine. Di solito c’è una contrapposizione (il conflitto) tra due schieramenti che si fronteggiano e cercano di prevalere l’uno sull’altro. Nel nostro caso gli schieramenti sono addirittura tre. E, nel noir, non c’è un assassino da scoprire, ma la suspence è creata dalla curiosità di scoprire come farà uno schieramento a prevalere sull’altro.
Nel nostro caso gli schieramento si delineano poco a poco.
Corrado Lo Coco, già protagonista del primo romanzo di Antonio Pagliaro, “Il sangue degli altri”, giornalista de L’Ora (che adesso non esiste più, ma l’autore la fa rivivere per motivi narrativi), riceve la telefonata di Cinzia (diciamo la fidanzata), che mentre era in macchina con un certo Manfredi ha visto due cani impiccati alle lanterne di un ristorante cinese.
Lo Coco, amico del tenente dei carabinieri Cascioferro, il protagonista di questo romanzo, lo chiama.
Iniziano le indagini, ma i cinesi negano il fatto. Sembra un caso di intimidazione mafiosa (una richiesta di pizzo, probabilmente) ma pochi gorni dopo, nello stesso ristorante, avviene una mattanza: otto morti ammazzati a colpi di Kalaschnikov e una persona in fin di vita. Una scena che, a qualche amante del noir, ricorderà sicuramente la strage del Nite Owl in “L.A. Confidential” (ma lì i morti furono solo sei).
Parte l’indagine, coordinata da sostituto procuratore Elisa Rubicone.

E, a questo punto che il noir smette di essere romanzo di genere e diventa uno strumento per sezionare la realtà.
Pagliaro riesce a riprodurre una Palermo dove, sotto un’apparente patina di normalità, si tessono e collassano accordi tra politica (qui rappresentata dal presidente della regione Salvino Cusumano), mafia, affari e i nuovi arrivati nel sottobosco malavitoso: le Triadi cinesi.
Lo sviluppo è un crescendo di attese, ogni forza in campo sceglie la propria strategia e consolida la posizione.
Ho usato a ragion veduta termini che evocano un’attività militare, perché quella che Pagliaro descrive è una guerra. Il lettore viene posto nella posizione di osservatore in prima linea e, contemporaneamente, di osservatore al di sopra del campo di battaglia. Ed è prevedibile lo sconforto che lo prenderà al momeno in cui si renderà conto che i vincitori della guerra non sono quelli che desidererebbe.

Allo stesso modo in cui ogni giorno leggiamo articoli e vediamo servizi attraverso i quali percepiamo chiaramente che la guerra è realmente in corso (e il teatro delle operazioni interessa gli appalti, le energie rinnovabili, la speculazione edilizia, gli esercizi commerciali, lo smaltimento dei rifiuti, la tutela ambientale) vede i nostri (le forze dell’ordine, la magistratura) in fase di ripiegamento.
Le scene finali del libro non possono non ricordare fatti di cronaca degli anni ’80 e ’90. Non possono non richiamare alla mente le stragi del ’92, le guerre di mafia degli ’80, l’eliminazione di poliziotti e magistrati.

Per questo credo che quello di Antonio Pagliaro sia un libro che merita di essere letto: perché consente di rendersi conto che su certi assalti alla legalità e alla giustizia non si deve mai abbassare la guardia. Non è possibile convivere con la mafia, nonostante ciò che, anni fa, l’ingegnere Lunardi sosteneva*.

* E sosteneva: “Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di legalità ognuno li risolva come vuole.” – La repubblica – 24 agosto 2001

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3 risposte a Pagliaro. I cani di via Lincoln

  1. SanGiuseppe dice:

    Alla libreria di famiglia mancano sempre tre titoli, alle mie letture uno dei tre.
    Aspetterò fiducioso il giorno in cui si manifesterà, con la stessa forza di questi giorni, contro le mafie.
    Bene, col tuo papello mi sono rifatto in parte di un’assenza.

  2. mauromirci dice:

    Sono letture proficue?

  3. SanGiuseppe dice:

    Il Bufalino vale l’oro, ma tre erano i testi e così una medaglia l’hanno guadagnata tutti. Proverò a cercare ancora del comisano alla menomata Mondadori vicino casa. A presto.

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