Marco Candida. I 69 giorni

di Mauro Mirci

Dal 9 marzo al 18 maggio 2020. Date storiche che designano un periodo senza precedenti nella storia umana. Mai prima si era combattuta una guerra assolutamente incruenta e senza muoversi da casa. Il lockdown imposto dalla pandemia di Covid19 ha costretto tutti in casa per 69 giorni consecutivi. A quasi cento anni esatti dall’ultima tragica pandemia – la febbre Spagnola che aggiunse lutti ai lutti della Grande Guerra – l’umanità tecnologica e globalizzata ha affrontato la paura di soccombere a un virus opponendogli strade vuote e isolamento fisico.
Marco Candida sente il dovere di registrare i 69 giorni durante i quali sono state attuate le misure di isolamento più duro. Lo fa attraverso la storia del professor Floris Calligaris, primario di malattie infettive in un piccolo ospedale piemontese. Saputo del diffondersi della pandemia si SARS-CoV-2, Calligaris si dimette dal lavoro, sconvolgendo la moglie Lilia e la figlia Iris. Con una situazione familiare già complessa per i problemi di Iris, che tenta il suicidio immergendosi in una vasca colma di sangue di maiale, la famiglia affronta il lockdown. Tensioni e crisi li precipitano in una spirale di abbrutimento e bestialità inarrestabile. Il crollo psicologico di Lilia trascina tutta la famiglia con sé. Malata terminale, vede gli ultimi scampoli di vita sfuggirle irrimediabilmente nel nulla dell’isolamento domiciliare.
In un crescendo di fanatismo religioso, il percorso autodistruttivo di Lilia giunge, infine, al suo traguardo prevedibile e tragico.
Il romanzo di Marco Candida, autore all’ennesima pubblicazione, non è un libro sul Covid o sulla pandemia. È, invece, l’analisi lucida e crudele del collasso di un sistema di convenzioni e valori sociali quando il nucleo familiare è posto a confronto con eventi che lo mettono in crisi ed erodono la patina superficiale di ciò che la Realtà ante-Covid riteneva giusto e indiscutibile.

Alcuni estratti
Grazie anche alla dimestichezza con le lingue, segue con fervore il cicaleccio di un elevato numero di cassandre sulla rete (nel caso specifico si è affidato a Yīngjùn Zhang un infettivologo della provincia di Hubei in Cina per cui Flo nutre quasi una forma di venerazione) delle quali si fida più di qualsiasi altra fonte al mondo. In certi casi, occultare il proprio allarmismo congenito e la propria ipocondria agli occhi altrui è una bazzecola. In altri casi praticamente impossibile. “Non ce la faccio più, Lilia — ecco che cosa dirà a Lilia per giustificare le sue dimissioni – Questo è tutto. Sono arrivato in fondo al bicchiere. Floris ha chiuso. Non ci riesce più. Sono stanco. Ecco quanto. Mi reggo l’anima coi denti per lo schifo che vedo ogni giorno con i miei occhi. È come se avessi realizzato lo schifo di lavoro che faccio d’un colpo. È dura. Molto dura. Lo capisci, amore? Come se mi fossi svegliato da un lungo sonno. La bolla d’indifferenza è esplosa. Anni e anni di studio e poi la pratica, e la carriera, è come se mi avessero anziché sensibilizzato alla materia, desensibilizzato. La formazione, medito, ha questo obiettivo. Non sensibilizzare, ma rendere dei pezzi di latta. Cuori. Fegati. Budella. Non mi fanno più reazione.
[…]
Giorno 57
[…]
Lilia fuggita per tre giorni da casa. Iris che sparla della madre al telefono con la sua amica Silvia o Loredana. L’ombra della sua pusillanimità che si ingrossa ogni giorno che passa. Così Floris ha perso il sonno e sta anche a grado a grado perdendo l’appetito. Non cucina come prima. Molto più inoperoso. Ha fatto degli agnolotti al plin, ma in pratica ha dovuto trangugiarseli in solitudine. Iris mangia come un canarino. Lilia, invece, se il cibo non è orrendamente carbonizzato non lo caga neanche. Flo ha grigliato qualche bistecca alla piastra, mezza cruda e sanguinolenta, sperando di stuzzicare il gusto di Lilia New Edition o Director’s Cut Vattelapesca; ma lei non è attratta da cibi sanguinolenti: li vuole bruciati e basta e non bruciacchiati o abbrustoliti: neri e amari come carbone. Immangiabili. Li vuole così, Dio la protegga. Come si fa a dormire in serenità con una tizia del genere accanto? Ad esempio, questa mattina Floris si sveglia alle 8 e 15. La prima cosa che percepisce mentre le nebbie del sonno si diradano è una sensazione di tepore sulla pelle. Addome e bassoventre. Mentre si stiracchia constatando che Lilia come al solito non c’è, già in pista per i fatti suoi, avverte anche un che di sudaticcio, bagnaticcio. Si tocca sulla pancia e si rende conto che ha maglietta e boxer umidi. Dagli indumenti sente esalare, in sovrappiù, odore di urina. “Oh, Cristo…” geme crollando la testa sul cuscino. Se l’è fatta addosso, come un bambino.

L’autore
Marco Candida è nato a Tortona nel 1978. Ha pubblicato il suo primo romanzo, “La mania per l’alfabeto”, nel 2007 per Sironi editore. Ha pubblicato numerosi romanzi e raccolte di racconti. È presente nell’antologia americana Best European Fiction curata da Aleksandar Hemon. “I 69 giorni” è il suo ultimo romanzo

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