Il geometra del comune – 1

Il geometra del comune non nasce geometra, bensì vigile urbano. Anzi, per la precisione, caposettore della polizia municipale, che sarebbe come dire brigadiere. Il primo giorno di lavoro da brigadiere, il comandante (anzi, per la precisione, il vicecomandante, visto che il comandante non è previsto nella pianta organica) lo chiama e gli consegna un libretto intonso. “Vediamo di consumarlo tutto.” Il geometra del comune (ancora vigile urbano) studia il libretto, e scopre trattarsi del formulario a ricalco delle contravvenzioni. Venticinque moduli in bianco, in doppia copia. Sul retro di ognuno il riepilogo delle violazioni elencate per articolo, comma e sanzione edittale.
Una cosina fatta bene.
Poi, sempre il comandante, lo affida a un vigile anziano e glielo raccomanda, giacché il neoassunto è ancora in borghese e privo della dotazione standard: fischietto, distintivo, borsello bianco, scarpe comode. E il geometra del comune esce in strada col vigile anziano, che sembra simpatico (ha i baffi, sorride e fa battute, tutto sommato, divertenti) ma, strada facendo, gli dipinge un quadro apocalittico di automobilisti feroci, liti sulla pubblica via, malmenamenti di pubblico ufficiale, taglio di gomme e incendi d’auto, quando non di proprietà immobili. Ma il geometra del comune, ancora fresco d’uniforme dell’Esercito Italiano, aduso a impieghi più o meno operativi e forgiato dalla vita di caserma, non s’impressiona più di tanto per le inquietanti prospettazioni del collega.

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