La luna si mangia i morti

di Bartolomeo Di Monaco

Il pezzo che segue proviene da vibrissebollettino.net. ma.mi.

Scomparso nel 2001, l’autore, nato in provincia di Agrigento, trascorrerà la sua vita al Nord, insegnando Lettere italiane nelle scuole superiori. La luna si mangia i morti” fu pubblicato da Mondadori nel 1960 su segnalazione di Elio Vittorini. Nel 1963 uscirà La grande sete da Bino Rebellato; ancora nel 1963 per Ronchitelli Siciliani prepotenti, nel 1969 per Flaccovio Giangiacomo e Giambattista e nel 1985 per le Edizioni della Galleria: Venezia zero e Lo sfascismo. Russello scriverà anche testi per il teatro. L’incipit è il biglietto da visita della sua scrittura, una dichiarazione esplicita di ciò che incontreremo: “Che ci fosse come un destino chiuso nel sangue di tutti che lievitasse dentro, non potevo capirlo allora a casagrande, cosidetta perché quelli del vicinato che v’entravano, era per venirci a passare il tempo.” La frase, con quella conclusione – una vera e propria sterzata improvvisa – assume tutte le stigmate di una rivelazione e di una scelta consapevole. Continue reading

La siracusana, di Giuseppe Antonio Borgese

di Gianfranco Recchia

:: Canto del ricordo
“La Siracusana” è un racconto contenuto nella raccolta “Le novelle”, pubblicata nel 1950. Giuseppe Antonio Borgese, siciliano di Polizzi Generosa (Palermo), a quell’epoca aveva 68 anni e un lungo esilio alle spalle (il giuramento di fedeltà al fascismo l’aveva sorpreso all’estero, e lui scelse di essere esule; tornò in Italia solo dopo la fine della guerra). Io credo che il ricordo, a quell’epoca, dovesse apparirgli come una legittima droga. “La Siracusana” è il racconto di un ricordo: Alberto, il narratore, rimette piede a Megara dopo esserne stato a lungo distante, per motivi mai detti, e scopre che tutto è rimasto come lui l’ha lasciato. Questa apparente impotenza del tempo sulla materia gli permette di recuperare vividamente un ricordo tra tutti, quello della sua amata zia e della sua morte tragica. Continue reading

Lucio Piccolo, il dilettante che si diletta

di Paolo Melissi

Sul numero 2 – 2005 della rivista Mesogea (diretta da Silvio Perrella, edita da Gem di Messina), arrivata pochi giorni fa, è pubblicata una lettera inedita di Lucio Piccolo ad Antonio Pizzuto. Nella lettera, in cui Piccolo si firmò Lucio il folle, si parla di lettere di Tomasi di Lampedusa da pubblicare o meno, riferimenti a Cecchi e Chesterton, cenni all’opera Plumeria, e a Lope de Vega. La lettera si conclude con un “Mi considero come un vero dilettante fuori d’ogni ufficialità – senza competizioni e presunzioni – in una parola libero”. Continue reading

Giorgio Morale su Antonio Russello

di Giorgio Morale

Raccolgo con piacere l’invito di paroledisicilia a parlare di autori siciliani poco conosciuti, grazie a una scoperta che devo a una segnalazione del giornalista agrigentino Gaspare Agnello, che si autoproclama affetto da “russellite” acuta. Grazie a lui ho letto, con stupore, da poco, La luna si mangia i morti: e mi sembra incredibile che sia pressoché uno sconosciuto anche presso chi frequenta abitualmente la letteratura un così gran scrittore. Certo, è facile dire che sono grandi scrittori Gadda, Tozzi o Fenoglio, con questi nomi si va sul sicuro.

Si rischia invece a dire che è un grande scrittore Antonio Russello. Comunque, a mio parere Russello non sfigura accanto a Vittorini o Tomasi di Lampedusa o Sciascia o Bufalino.

Continue reading

Silvia Russo su Ignazio Buttitta

di Silvia Russo

Ho fatto una controllata veloce presso il sito delle librerie Feltrinelli: le sue opere non sono più in circolo, non esistono nemmeno nel catalogo.

Negli anni Settanta si parlava di lui accostandolo a Neruda, anzi riconoscendogli una forza e un’autenticità superiori a quelle dello stesso Neruda. Ne hanno scritto in termini molto elogiativi Pasolini, Sciascia, Carlo Levi, Concetto Marchesi, che di poesia ne capivano. Adesso non se ne parla più, secondo me a torto.
Proprio stimolata da paroledisicilia mi sono trovata a rileggere alcune sue poesie di “Io faccio il poeta” e di “Il poeta in piazza”, su vecchie edizioni Feltrinelli, appunto. E mi sono commossa. Devo dire che mantengono la loro forza e concretezza, ben sostenute dal dialetto, che concretezza ne ha da vendere.
Tanto per fare qualche titolo, “Non mi lassari solu”, “Non sugnu pueta”, “U rancuri”, “Lamentu pi Turiddu Carnevali” colpiscono sempre, anche se sembra che dagli anni Settanta sia passato un secolo. E’ cambiato il contesto sociale e politico, non si parla più di operai e padroni come se ne parlava allora, alcune affermazioni potrebbero sembrare ingenue o ideologiche, eppure queste poesie sono lirica ed epica insieme, nel senso più alto. La retorica c’è, ma quel tanto che serve, giustamente, per rendere un discorso convincente.
E questo non è il solo registro di Buttitta. Straordinari sono anche i racconti di “Fatti di cronaca” in versi, con quella capacità di raccontare che hanno solo i grandi poeti e che, occorre ribadirlo?, il dialetto serve alla perfezione, come accade anche in Porta e Belli. In questo ultimo tipo di poesia sono presi di mira difetti, pregiudizi e tic dei siciliani. Anche questo ci può essere utile, sia per vedere da dove veniamo sia perché in alcuni di essi possiano riconoscerci anche adesso. Alcune poesie hanno comunque un valore di esemplarità tale, da renderli denuncie contro i pregiudizi, le mode e le manie di sempre.
Ma anche i testi più specificamente lirici mi sembrano validi, dove la lingua si fa più dolce, ricca di immagini e tenerezza. Insomma, forse sarebbe bene rimettere in circolo Buttitta.

Ercole Patti. Un bellissimo novembre.

di Francesco Randazzo

Francesco Randazzo accoglie il mio appello a favore degli scrittori siciliani di chiaro talento ma poco noti. Propongo quindi una sua recensione di “Un bellissimo novembre”, di Ercole Patti. (ma.mi.)

Un bellissimo novembre, di Ercole Patti, è un romanzo semplice nella sua struttura narrativa, che ci racconta di Nino, un ragazzo innamorato, o, sarebbe meglio dire, turbato dalla giovane zia Cettina.

La storia, ambientata in Sicilia nel novembre del 1925, si snoda lineare ma inesorabilmente immersa in un’atmosfera di languore ed eccitazione, carnalità e indolenza, con molte venature di torbide psicologie; ci viene mostrata in tutta la sua sconvolgente tempesta emotiva la scoperta del sesso da parte del ragazzo; ed il sesso, incarnato dalla provocante figura femminile, diviene oggetto assoluto, totalizzante e disperato. Continue reading

Les vendangeurs de l’Etna

de Antonio Aniante

La caravane des vendangeurs est depuis des heures en marche vers la vigne; son arrivée est pour demain; tous les ans, elle est arrivée sans une heure de retard. Elle vient de loin à sa vigne préférée; de père en fils elle retourne tous les ans à cette vigne. Le propriétaire de la vigne scrute le bout de la grand’route, il attend d’un moment à l’autre l’apparition de ses fidèles vendangeurs; il scrute la grand’route, parce qu’il a hâte de recueillir le raisin et de faire le vin ; mais il sait que les vendangeurs n’arriveront que demain vers minuit, sous une énorme lune. Continue reading

I vendemmiatori dell’Etna

Di Antonio Aniante. Traduzione di Mauro Mirci.

La carovana dei vendemmiatori è da ore in marcia verso la vigna; il suo arrivo è previsto domani; tutti gli anni è arrivata senza un’ora di ritardo. Giunge da lontano alla sua vigna preferita; da generazioni torna tutti gli anni a questa vigna. Il proprietario della vigna scruta lontano, sulla strada principale, attende da un momento all’altro la comparsa dei suoi fedeli vendemmiatori; scruta la strada principale, perché ha fretta di raccogliere l’uva e di fare il vino; ma sa che i vendemmiatori non arriveranno che domani verso mezzanotte, sotto una luna enorme.
C’è, tutto attorno alla vigna, e nell’unica strada che delinea il paese, molto nervosismo, come alla vigilia di una festa sanguinosa; c’è un va e vieni di gente indaffarata che parla troppo e non fa nulla, che si agita per spaventare le ragazze. Il motivo di tanto tumulto è l’arrivo imminente dei vendemmiatori. Quando arriveranno vorranno trovare tutto pronto, anche il pasto, che consumeranno immediatamente, sulla strada, in piena notte. E per questo che il proprietario della vigna e tutta la sua famiglia, i suoi amici, i suoi parenti e i suoi servitori, corre dappertutto con le braccia ora cariche ora vuote. Continue reading

Polvere d’ansia

di Tanino Platania

…E’ l’ansia, “corto muto pianto”, che al volgere del dì a sera e per un breve momento si presenta al poeta, quasi come pegno da pagare per i momenti sereni dell’intera giornata.

Nel breve sospiro che volge a sera,
per non voluto incanto
a soppesar un carico leggero,
in distorta preghiera,
aleggia nel mio cuore
un corto muto pianto.
Continue reading