Lucio Piccolo, il dilettante che si diletta

di Paolo Melissi

Sul numero 2 – 2005 della rivista Mesogea (diretta da Silvio Perrella, edita da Gem di Messina), arrivata pochi giorni fa, è pubblicata una lettera inedita di Lucio Piccolo ad Antonio Pizzuto. Nella lettera, in cui Piccolo si firmò Lucio il folle, si parla di lettere di Tomasi di Lampedusa da pubblicare o meno, riferimenti a Cecchi e Chesterton, cenni all’opera Plumeria, e a Lope de Vega. La lettera si conclude con un “Mi considero come un vero dilettante fuori d’ogni ufficialità – senza competizioni e presunzioni – in una parola libero”. Continue reading

Giorgio Morale su Antonio Russello

di Giorgio Morale

Raccolgo con piacere l’invito di paroledisicilia a parlare di autori siciliani poco conosciuti, grazie a una scoperta che devo a una segnalazione del giornalista agrigentino Gaspare Agnello, che si autoproclama affetto da “russellite” acuta. Grazie a lui ho letto, con stupore, da poco, La luna si mangia i morti: e mi sembra incredibile che sia pressoché uno sconosciuto anche presso chi frequenta abitualmente la letteratura un così gran scrittore. Certo, è facile dire che sono grandi scrittori Gadda, Tozzi o Fenoglio, con questi nomi si va sul sicuro.

Si rischia invece a dire che è un grande scrittore Antonio Russello. Comunque, a mio parere Russello non sfigura accanto a Vittorini o Tomasi di Lampedusa o Sciascia o Bufalino.

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Silvia Russo su Ignazio Buttitta

di Silvia Russo

Ho fatto una controllata veloce presso il sito delle librerie Feltrinelli: le sue opere non sono più in circolo, non esistono nemmeno nel catalogo.

Negli anni Settanta si parlava di lui accostandolo a Neruda, anzi riconoscendogli una forza e un’autenticità superiori a quelle dello stesso Neruda. Ne hanno scritto in termini molto elogiativi Pasolini, Sciascia, Carlo Levi, Concetto Marchesi, che di poesia ne capivano. Adesso non se ne parla più, secondo me a torto.
Proprio stimolata da paroledisicilia mi sono trovata a rileggere alcune sue poesie di “Io faccio il poeta” e di “Il poeta in piazza”, su vecchie edizioni Feltrinelli, appunto. E mi sono commossa. Devo dire che mantengono la loro forza e concretezza, ben sostenute dal dialetto, che concretezza ne ha da vendere.
Tanto per fare qualche titolo, “Non mi lassari solu”, “Non sugnu pueta”, “U rancuri”, “Lamentu pi Turiddu Carnevali” colpiscono sempre, anche se sembra che dagli anni Settanta sia passato un secolo. E’ cambiato il contesto sociale e politico, non si parla più di operai e padroni come se ne parlava allora, alcune affermazioni potrebbero sembrare ingenue o ideologiche, eppure queste poesie sono lirica ed epica insieme, nel senso più alto. La retorica c’è, ma quel tanto che serve, giustamente, per rendere un discorso convincente.
E questo non è il solo registro di Buttitta. Straordinari sono anche i racconti di “Fatti di cronaca” in versi, con quella capacità di raccontare che hanno solo i grandi poeti e che, occorre ribadirlo?, il dialetto serve alla perfezione, come accade anche in Porta e Belli. In questo ultimo tipo di poesia sono presi di mira difetti, pregiudizi e tic dei siciliani. Anche questo ci può essere utile, sia per vedere da dove veniamo sia perché in alcuni di essi possiano riconoscerci anche adesso. Alcune poesie hanno comunque un valore di esemplarità tale, da renderli denuncie contro i pregiudizi, le mode e le manie di sempre.
Ma anche i testi più specificamente lirici mi sembrano validi, dove la lingua si fa più dolce, ricca di immagini e tenerezza. Insomma, forse sarebbe bene rimettere in circolo Buttitta.

Ercole Patti. Un bellissimo novembre.

di Francesco Randazzo

Francesco Randazzo accoglie il mio appello a favore degli scrittori siciliani di chiaro talento ma poco noti. Propongo quindi una sua recensione di “Un bellissimo novembre”, di Ercole Patti. (ma.mi.)

Un bellissimo novembre, di Ercole Patti, è un romanzo semplice nella sua struttura narrativa, che ci racconta di Nino, un ragazzo innamorato, o, sarebbe meglio dire, turbato dalla giovane zia Cettina.

La storia, ambientata in Sicilia nel novembre del 1925, si snoda lineare ma inesorabilmente immersa in un’atmosfera di languore ed eccitazione, carnalità e indolenza, con molte venature di torbide psicologie; ci viene mostrata in tutta la sua sconvolgente tempesta emotiva la scoperta del sesso da parte del ragazzo; ed il sesso, incarnato dalla provocante figura femminile, diviene oggetto assoluto, totalizzante e disperato. Continue reading

Les vendangeurs de l’Etna

de Antonio Aniante

La caravane des vendangeurs est depuis des heures en marche vers la vigne; son arrivée est pour demain; tous les ans, elle est arrivée sans une heure de retard. Elle vient de loin à sa vigne préférée; de père en fils elle retourne tous les ans à cette vigne. Le propriétaire de la vigne scrute le bout de la grand’route, il attend d’un moment à l’autre l’apparition de ses fidèles vendangeurs; il scrute la grand’route, parce qu’il a hâte de recueillir le raisin et de faire le vin ; mais il sait que les vendangeurs n’arriveront que demain vers minuit, sous une énorme lune. Continue reading

I vendemmiatori dell’Etna

Di Antonio Aniante. Traduzione di Mauro Mirci.

La carovana dei vendemmiatori è da ore in marcia verso la vigna; il suo arrivo è previsto domani; tutti gli anni è arrivata senza un’ora di ritardo. Giunge da lontano alla sua vigna preferita; da generazioni torna tutti gli anni a questa vigna. Il proprietario della vigna scruta lontano, sulla strada principale, attende da un momento all’altro la comparsa dei suoi fedeli vendemmiatori; scruta la strada principale, perché ha fretta di raccogliere l’uva e di fare il vino; ma sa che i vendemmiatori non arriveranno che domani verso mezzanotte, sotto una luna enorme.
C’è, tutto attorno alla vigna, e nell’unica strada che delinea il paese, molto nervosismo, come alla vigilia di una festa sanguinosa; c’è un va e vieni di gente indaffarata che parla troppo e non fa nulla, che si agita per spaventare le ragazze. Il motivo di tanto tumulto è l’arrivo imminente dei vendemmiatori. Quando arriveranno vorranno trovare tutto pronto, anche il pasto, che consumeranno immediatamente, sulla strada, in piena notte. E per questo che il proprietario della vigna e tutta la sua famiglia, i suoi amici, i suoi parenti e i suoi servitori, corre dappertutto con le braccia ora cariche ora vuote. Continue reading

Polvere d’ansia

di Tanino Platania

…E’ l’ansia, “corto muto pianto”, che al volgere del dì a sera e per un breve momento si presenta al poeta, quasi come pegno da pagare per i momenti sereni dell’intera giornata.

Nel breve sospiro che volge a sera,
per non voluto incanto
a soppesar un carico leggero,
in distorta preghiera,
aleggia nel mio cuore
un corto muto pianto.
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Ciò che so di Anna Setari


Non so nulla di Anna Setari, eppure la conosco. Anna Setari è una mia amica, ma non l’ho mai conosciuta di persona. Ci “frequentiamo” da alcuni mesi e ancora, quando la leggo, mi stupisco di averla incontrata in un blog. Più che da un blog, sembra uscita da un’antologia, dal più amato tra i libri dei poeti che amo.

Ha al suo attivo una sola raccolta di versi pubblicata (oltre – è lecito supporre – a una gran quantità di materiale inedito): una pubblicazione con cui è stata premiata come vincitrice di un importante concorso letterario. Questo è quanto so della sua “carriera letteraria”, a cui, semplicemente, lei sembra aver voluto rinunciare. Poco o nulla mi racconta di sé, della sua vita, nelle e-mail che di tanto in tanto mi scrive. Eppure mi sembra di sapere tutto di lei, grazie al diario in versi che leggo ogni giorno nel suo blog. La sua poesia non indulge all’intimismo e non è autobiografica in senso stretto; ciononostante, mi sembra che la persona, questa donna straordinariamente colta, sensibile, ironica, sia tutta nei suoi versi. Anna Setari, semplicemente, non ha bisogno di svelarsi, né di celarsi e travestirsi nei versi: obbedisce a una sua incoercibile vocazione, e canta. Canta come respira, e non può non respirare. Nessuna urgenza di raccontarsi, nessuna contorsione auto-analitica né effusione sentimentale; eppure Anna riesce a trasfondersi interamente nei suoi versi, fino a diventare quei versi stessi. E’ una specie di transustanziazione, resa possibile da una straordinaria capacità di inglobare e riscattare qualsiasi riflessione, qualsiasi avvenimento, anche il più insignificante e quotidiano, nel duttile tessuto dei versi.
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