Fabrizio Pizzuto. Edgar Allan Poe era ubriaco

di Girolamo Grammatico

Il cielo era bianco, per quanto era grigio”, si apre così il secondo libro di Fabrizio Pizzuto, con un incipit destabilizzante come di consueto ama donare l’autore ai suoi lettori, già abituati alla sua scrittura chirurgica e sottile.

Il testo, delirante, intreccia visioni dal taglio cinematografico ad una trama che potremmo definire ipertestuale. I richiami, infatti, vivono il dinamismo dell’allucinazione legandosi a situazioni apparentemente scollegate senza mai perdere di vista l’interezza del racconto. Continue reading

Antonio Ravi Monica. Zitelle e cornuti

di Luisiana Luzii

Tanti romanzi in un solo romanzo

Burattinaio narratore e manipolatore di destini, l’autore di questo romanzo tira le fila di personaggi tragicomici dal grottesco aspetto, protagonisti di vicende di vita drammatiche che si dipanano stancamente e lentamente ai giorni nostri – così uguali a quelli di cento o di mille anni fa – tra i vicoli polverosi di un paesino che esiste sì, da qualche parte, ma non si sa dove, e che ha un volto del quale non si riescono a distinguere bene i lineamenti, sebbene qua e là spuntino un muretto e qualche ramo di mandorlo fiorito.
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Giuseppe Bascietto. Stidda

di Mauro Mirci

Nella particolare tassonomia delle mafie, quattro sono gli esemplari universalmente noti: Cosa Nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta e la Sacra Corona Unita. Più recentemente, grossomodo dalla metà degli anno ’80 in avanti, si è affermato un nuovo esemplare di Mafia. Nasce nell’agrigentino, per opera di Giuseppe Croce Benvenuto e Salvatore Calafato, per la precisione a Palma di Montechiaro. Ma vuole la leggenda che il nome sia legato alla patrona di Barrafranca, in provincia di Enna: la Madonna della Stella.
E appunto la Stidda (Stella) viene detta la Quinta Mafia, come recita il sottotitolo del libro del giornalista vittoriese Giuseppe Bascietto. Continue reading

Demetrio Paolin. Il pasto grigio

di Maura Gancitano

C’è chi dice che la narrativa italiana non offra più niente di interessante. Io penso, piuttosto, che i bei libri siano semplicemente difficili da trovare, che il lettore debba spesso andarli a cercare nei cataloghi delle piccole case editrici.
È il caso, per esempio, de “Il pasto grigio”, il libro di Demetrio Paolin pubblicato da Untitl.ed, giovanissima casa editrice che ha scelto di pubblicare esclusivamente libri scritti da blogger. Continue reading

Nuovi disturbi del sonno

Il poeta si chiama Sergio Costa. Cura un blog dove scrive non troppo spesso. In compenso la qualità della scrittura è alta.

Mi ha inviato una poesia. La pubblico con vero piacere. (ma.mi.)

NUOVE REGIONI E NUOVI DISTURBI DEL SONNO
di Sergio Costa

La notte apro tutti i rubinetti della memoria
fino ad allagare il corpo supino,
faccio qualche goccia dagli occhi,

dai pori, dalle unghie dei piedi.
Assomiglio a quei sacchetti riempiti di gel
colorati.

La notte divento una specie d’acquario,
una vasca, un lavandino dalle mille manopole.

[leggi tutto “nuove regioni e nuovi disturbi del sonno ]

La luna si mangia i morti

di Bartolomeo Di Monaco

Il pezzo che segue proviene da vibrissebollettino.net. ma.mi.

Scomparso nel 2001, l’autore, nato in provincia di Agrigento, trascorrerà la sua vita al Nord, insegnando Lettere italiane nelle scuole superiori. La luna si mangia i morti” fu pubblicato da Mondadori nel 1960 su segnalazione di Elio Vittorini. Nel 1963 uscirà La grande sete da Bino Rebellato; ancora nel 1963 per Ronchitelli Siciliani prepotenti, nel 1969 per Flaccovio Giangiacomo e Giambattista e nel 1985 per le Edizioni della Galleria: Venezia zero e Lo sfascismo. Russello scriverà anche testi per il teatro. L’incipit è il biglietto da visita della sua scrittura, una dichiarazione esplicita di ciò che incontreremo: “Che ci fosse come un destino chiuso nel sangue di tutti che lievitasse dentro, non potevo capirlo allora a casagrande, cosidetta perché quelli del vicinato che v’entravano, era per venirci a passare il tempo.” La frase, con quella conclusione – una vera e propria sterzata improvvisa – assume tutte le stigmate di una rivelazione e di una scelta consapevole. Continue reading

La siracusana, di Giuseppe Antonio Borgese

di Gianfranco Recchia

:: Canto del ricordo
“La Siracusana” è un racconto contenuto nella raccolta “Le novelle”, pubblicata nel 1950. Giuseppe Antonio Borgese, siciliano di Polizzi Generosa (Palermo), a quell’epoca aveva 68 anni e un lungo esilio alle spalle (il giuramento di fedeltà al fascismo l’aveva sorpreso all’estero, e lui scelse di essere esule; tornò in Italia solo dopo la fine della guerra). Io credo che il ricordo, a quell’epoca, dovesse apparirgli come una legittima droga. “La Siracusana” è il racconto di un ricordo: Alberto, il narratore, rimette piede a Megara dopo esserne stato a lungo distante, per motivi mai detti, e scopre che tutto è rimasto come lui l’ha lasciato. Questa apparente impotenza del tempo sulla materia gli permette di recuperare vividamente un ricordo tra tutti, quello della sua amata zia e della sua morte tragica. Continue reading

Lucio Piccolo, il dilettante che si diletta

di Paolo Melissi

Sul numero 2 – 2005 della rivista Mesogea (diretta da Silvio Perrella, edita da Gem di Messina), arrivata pochi giorni fa, è pubblicata una lettera inedita di Lucio Piccolo ad Antonio Pizzuto. Nella lettera, in cui Piccolo si firmò Lucio il folle, si parla di lettere di Tomasi di Lampedusa da pubblicare o meno, riferimenti a Cecchi e Chesterton, cenni all’opera Plumeria, e a Lope de Vega. La lettera si conclude con un “Mi considero come un vero dilettante fuori d’ogni ufficialità – senza competizioni e presunzioni – in una parola libero”. Continue reading

Giorgio Morale su Antonio Russello

di Giorgio Morale

Raccolgo con piacere l’invito di paroledisicilia a parlare di autori siciliani poco conosciuti, grazie a una scoperta che devo a una segnalazione del giornalista agrigentino Gaspare Agnello, che si autoproclama affetto da “russellite” acuta. Grazie a lui ho letto, con stupore, da poco, La luna si mangia i morti: e mi sembra incredibile che sia pressoché uno sconosciuto anche presso chi frequenta abitualmente la letteratura un così gran scrittore. Certo, è facile dire che sono grandi scrittori Gadda, Tozzi o Fenoglio, con questi nomi si va sul sicuro.

Si rischia invece a dire che è un grande scrittore Antonio Russello. Comunque, a mio parere Russello non sfigura accanto a Vittorini o Tomasi di Lampedusa o Sciascia o Bufalino.

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Silvia Russo su Ignazio Buttitta

di Silvia Russo

Ho fatto una controllata veloce presso il sito delle librerie Feltrinelli: le sue opere non sono più in circolo, non esistono nemmeno nel catalogo.

Negli anni Settanta si parlava di lui accostandolo a Neruda, anzi riconoscendogli una forza e un’autenticità superiori a quelle dello stesso Neruda. Ne hanno scritto in termini molto elogiativi Pasolini, Sciascia, Carlo Levi, Concetto Marchesi, che di poesia ne capivano. Adesso non se ne parla più, secondo me a torto.
Proprio stimolata da paroledisicilia mi sono trovata a rileggere alcune sue poesie di “Io faccio il poeta” e di “Il poeta in piazza”, su vecchie edizioni Feltrinelli, appunto. E mi sono commossa. Devo dire che mantengono la loro forza e concretezza, ben sostenute dal dialetto, che concretezza ne ha da vendere.
Tanto per fare qualche titolo, “Non mi lassari solu”, “Non sugnu pueta”, “U rancuri”, “Lamentu pi Turiddu Carnevali” colpiscono sempre, anche se sembra che dagli anni Settanta sia passato un secolo. E’ cambiato il contesto sociale e politico, non si parla più di operai e padroni come se ne parlava allora, alcune affermazioni potrebbero sembrare ingenue o ideologiche, eppure queste poesie sono lirica ed epica insieme, nel senso più alto. La retorica c’è, ma quel tanto che serve, giustamente, per rendere un discorso convincente.
E questo non è il solo registro di Buttitta. Straordinari sono anche i racconti di “Fatti di cronaca” in versi, con quella capacità di raccontare che hanno solo i grandi poeti e che, occorre ribadirlo?, il dialetto serve alla perfezione, come accade anche in Porta e Belli. In questo ultimo tipo di poesia sono presi di mira difetti, pregiudizi e tic dei siciliani. Anche questo ci può essere utile, sia per vedere da dove veniamo sia perché in alcuni di essi possiano riconoscerci anche adesso. Alcune poesie hanno comunque un valore di esemplarità tale, da renderli denuncie contro i pregiudizi, le mode e le manie di sempre.
Ma anche i testi più specificamente lirici mi sembrano validi, dove la lingua si fa più dolce, ricca di immagini e tenerezza. Insomma, forse sarebbe bene rimettere in circolo Buttitta.