Genovese su Scalabrino

di Mirella Genovese

In Tempu (Federico ed., Palermo) è contenuto questo saggio, in cui Mirella Genovese parla di Marco Scalabrino e del suo lavoro di promozione e studio della lingua siciliana. Anche se:
“L’affermazione dell’esistenza di una lingua unitaria in Sicilia e di una sua storia unitaria segna una svolta decisiva nella ricerca dialettologica siciliana e sembra contraddire quanto dichiarato da Salvatore Di Marco in “Dialetto siciliano e scrittura letteraria: il senso inevidente di una scelta radicale”, che scrive: “E cioè che il dialetto siciliano non è una realtàomogenea così come omogenea non è la storia linguistica della Sicilia. Gli studiosi, almeno dai tempi di Corrado Avolio per giungere fino ai nostri giorni, ce lo hanno spiegato benissimo”.

[leggi in PDF tutto il saggio]

Hoffmann. Parto

di Marco Scalabrino

E’ la ricerca del senso della vita il motivo dominante di questa silloge di poesie di Inês Hoffmann, proposta nella versione in Italiano del poeta Marco Scalabrino che, fedele al testo in lingua portoghese, con un linguaggio ora visionario, ora perentorio, ora velato di malinconia, ci introduce nelle profondità dell’anima, nel disordine della mente e nell’innocenza del cuore.
L’autrice sceglie l’esilio, l’auto-segregazione per sfuggire all’angoscia dell’esistere, si rifugia nella solitudine “per potere sognare / e piangere … / per rimpiangere / quel grande amore / che si è smarrito / per strada / nell’Autunno, / nell’Assenza”.
Lontana dal consorzio umano e dal clamore del mondo, spia la vita che scorre al di là del muro e non vive. Il vagheggiato spazio di libertà, dove “consegnare la vita al tempo”, volare “libera / per i mondi, / totalmente slegata / dal corpo” e raggiungere luoghi lontani, si rivela un labirinto nel quale gli specchi della paura riflettono i fantasmi che si levano con le loro “fisionomie deformi e dissolute” dal fondo buio dell’inconscio, trascinandola nella danza maledetta “degli esseri / senza memoria, / senza intelletto, / senza salvezza … di coloro il cui senno bazzica la luna”.
In una solitudine metafisica, che non la protegge neanche da se stessa, Inês deve fronteggiare gli attacchi della “bestia nera e ributtante” che dilania e lacera il seno e stordisce con “le sue ali furibonde”. Non le resta che misurare lo spazio infinito che si stende attorno a lei e l’abisso nel quale i suoi due “sé” si affrontano in una lotta cruenta che si conclude sempre con un “verbale di coesistenza” e la resa di entrambi.

[leggi in PDF tutto il saggio ]

[leggi in PDF una selezione di Parto ]

Della traduzione poetica

di Marco Scalabrino

Nat Scammacca, poeta, narratore, fondatore nel 1968 dell’ANTIGRUPPO, in uno dei suoi testi che io ho avuto il privilegio di volgere in Siciliano (POEMS PUISII – 1999), ebbe a scrivere che la poesia “pigghia tantu di ddu spaziu nna lu chiù nicu di li cucchiarini chi ci vulissiru misati sani pi travirsàrilu di punta a punta”. E Stanley H. Barkan, poeta ed editore newyorchese, ha focalizzato: “Translation is really transmutation. The important thing is for the poem to be a poem in the target language”.

Nella sua responsabilità, sensibilità, conoscenza e coscienza – George Steiner asserisce che la traduzione, prima di essere esercizio formale, è “un’esperienza esistenziale” e insiste sulla necessità del traduttore letterario di rivivere “l’atto creativo” che ha prodotto la scrittura dell’“originale” – il traduttore assolve ad entrambe le attribuzioni, soddisfa entrambe le condizioni: attraversa ovverosia “il cucchiaino” e lo riconsegna mutato in una nuova espressione nella lingua di destinazione. Mutato, giacché, osserva Georges Mounin, il linguaggio non è un semplice oggetto che si può “trasferire” senza subire modifiche, variazioni, dilatazioni, alterazioni, limitazioni e mutamenti.
Continue reading

Maria Favuzza

di Marco Scalabrino

Maria Favuzza nacque a Salemi TP il 24 Dicembre 1901 e morì il 14 Febbraio 1981. Il tempo nondimeno, i 26 anni trascorsi dalla sua scomparsa, non ne hanno affievolito l’affettuoso ricordo in quanti l’hanno conosciuta e amata, né ne hanno sbiadito la levatura del poeta.
Privilegeremo, giacché questa sede e questo ruolo ciò richiedono, il profilo culturale della Nostra, con specifico riferimento alla sua poesia in dialetto, appellandoci, per la “ricostruzione”, alla pluralità dei suggerimenti che la lettura dei suoi lavori ci ha sollecitato.

Rosanna Sanfilippo, nel suo intervento GLI SCRITTORI DI SALEMI, nelle circostanze del Convegno POESIA, NARRATIVA, SAGGISTICA IN PROVINCIA DI TRAPANI organizzato dall’I.S.S.P.E, Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici, presieduto dal compianto Dino Grammatico, convegno svoltosi ad Erice il 10 Giugno 2001, la omaggiava in questi termini:
Ma già nel 1976, a riconoscimento della validità del suo dettato, Gioacchino Aldo Ruggieri l’aveva inclusa nella raccolta di poesia dialettale inedita o poco nota dell’Ottocento e Novecento da lui curata e titolata AMORE DI SICILIA, assieme con nomi all’epoca quotati quali: Emanuele Angileri, Liborio Dia, i Fratelli Giangrasso, Mariano Lamartina, ed altri. E nel medesimo anno 1976 aveva visto la luce a Palermo la sua silloge POESIE, dalla cui prefazione traiamo: Continue reading

Callimaco

di Marco Scalabrino

Callimaco, 310 ca. a.C.

“O tu ca passi … / ricordati ca sugnu … patri / d’un Callimacu natu nta Cireni / … pueta”;
“Passanti, tu si’ accantu di la tomba / di lu figghiu di Battu, / bravu comu pueta.”

Biografia essenziale – luogo di nascita, paternità e (ribadito) status di poeta – fornitici di prima mano, rispettivamente dagli epitaffi per il padre, Batto, e per se stesso.
A corredo di questo succinto elaborato su Callimaco, poeta, erudito, precettore, catalogatore della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, ricorreremo a taluni convenienti cenni e, quanto a ciò che più ci preme in questa sede: la poesia, come egli la percepì e la realizzò, al supporto dello stesso autore.
E ci avvarremo – in apertura un anticipo – di un risicatissimo numero di versi, per giunta nella loro traduzione in Dialetto operata da Salvatore Camilleri, poeta e letterato siciliano tra i più insigni del secondo Novecento, il quale in proposito appunta: “Con Callimaco la poesia greca si rinnova, e per le mutate condizioni politiche, quali sono quelle che seguono il grandioso sogno di Alessandro, e per una nuova concezione della vita, a misura d’uomo, più legata alla realtà, al contingente. Di questa poesia, egli è il poeta più alto, il teorico più illuminato, l’artista più completo.”
Continue reading

Pietro Seddio

di Marco Scalabrino

Cose dell’altro mondo. Racconti. Nicola Calabria editore, 2006.

Pietro Seddio, siciliano, da molti anni risiede a Verrua Po PV, dove, parallelamente al suo impegno professionale, ha continuato a coltivare la sua attività artistica e letteraria.
Quale regista teatrale ha allestito pieces di Luigi Pirandello, Federico Garcia Lorca, Curzio Malaparte, Jean-Paul Sartre, Eugène Ionesco, Diego Fabbri, Arthur Miller, eccetera. È stato inoltre tra i fondatori del Gruppo T. M. 17, del Piccolo Teatro Pirandelliano di Agrigento e della Cooperativa Piccolo Teatro “Italo Agradi” di Pavia. Quale scrittore è prolifico saggista (tra gli altri sull’opera di Eduardo De Filippo, di Leonardo Sciascia, di Vittorio Alfieri, di Ugo Foscolo, di Giuseppe Parini, di Nino Martoglio, di Guido Gozzano, di Moliére, nonché su: Le Maschere, Il Teatro Giapponese, I Templari, I Pupi Siciliani) e romanziere: Nido d’Api, Il Calvario, Il Caso Argento, Schegge Impazzite. Ha altresì licenziato alcune sillogi di poesie.
Un autore quindi, sorvoliamo sui prestigiosi premi ottenuti: il “Palcoscenico”, il “Telamone” ed altri, ad ampio spettro.
Continue reading

Pietro Tamburello

di Marco Scalabrino

Il 20 Giugno del 2001, si è spento a Palermo – dove era nato nel 1910 – Pietro Tamburello.
Nel 1957 Pietro Tamburello è tra gli autori presenti nella Antologia POETI SICILIANI D’OGGI, Reina Editore in Catania, a cura di Aldo Grienti e Carmelo Molino. L’antologia, con introduzione e note critiche di Antonio Corsaro, raccoglie, in rigoroso ordine alfabetico, una esigua quanto significativa selezione dei testi di diciassette Autori: Ugo Ammannato, Saro Bottino, Ignazio Buttitta, Miano Conti, Antonino Cremona, Salvatore Di Marco, Salvatore Di Pietro, Girolamo Ferlito, Aldo Grienti, Paolo Messina, Carmelo Molino, Stefania Montalbano, Nino Orsini, Ildebrando Patamia, Pietro Tamburello, Francesco Vaccaielli e Gianni Varvaro.
Continue reading

Giovanni Nuscis. In terza persona

di Marco Scalabrino

La terza persona di cui al titolo non dia adito a fraintendimenti!
Essa infatti, lo si apprende sin dai versi d’esordio e lo si reitera per tutta la silloge, <questa giungla bestiale / di pali e fili, gemiti e carne>, <scintillio di idee e muscoli, missili, e dollari>, <vuoto che s’invera giusto il tempo / di uno scampanio di sensi>, non è la comoda, equidistante, vaga postura di chi osserva dall’alto, da distanza, con distacco; non è “maschera”, passività, spocchia. È piuttosto il tratto ponderato della contemplazione, dell’approccio critico alle “cose”.
<Milizie oscure (cui) affidiamo / i nostri documenti in regola> <hanno sciolto del grasso nell’acqua>. È andata ovvero corrotta, appestata, in putredine l’utopia di un uomo; anzi, <tutti l’abbiamo bevuta>, di una generazione pari pari di giovani uomini e donne che, all’indomani di una irripetibile stagione di “fate l’amore e non la guerra”, di “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, di “come potete giudicare?”, ha ceduto il passo all’arrembante imbarbarimento sociale, culturale, politico; ha assistito negletta, impotente, consapevole, al tramonto di ogni illusione, al declino di ogni idealità, al dissolvimento di un planetario disegno di società costellata dei valori universali dell’amore, della pace, della libertà.
Continue reading

Giusi Maria Reale. Phygè

di Marco Scalabrino

Il Signore disse: <Vattene dal tuo paese, dalla tua patria / e dalla casa di tuo padre, / verso il paese che io ti indicherò>. Genesi 12, 1.
Rispondendo (Inanì = Eccomi) alla Sua chiamata, Abramo partì allora da Carran in Mesopotamia, con Sara, Lot, tutti i loro familiari e i beni che si erano procurati, alla volta di Canaan, spingendosi fino a Sichem, presso la Quercia di More. Correva l’anno 1850 a.C. circa; ebbe così inizio la diaspora degli Ebrei.

Quella del popolo ebraico è la più antica, duratura, sintomatica delle PHYGÈ.
Giusi Maria Reale ne tratta diffusamente nella sua plaquette: <questa notte che mi canta in gola / il respiro di Canaan … il novilunio dei cedri / sulle alture del Betel>, ove Betel è la città della Palestina nella quale, stando alla tradizione, Giacobbe ebbe in sogno (Genesi 28, 10 e segg.) la visione della scala sulla quale gli angeli salgono e scendono dal cielo.
La PHYGÈ, nondimeno, è trasversale ai tempi, alle latitudini, ai popoli, si protrae nei secoli fino ai nostri giorni; e anzi giusto negli anni più recenti, con i massicci sbarchi sulle coste europee e siciliane in prevalenza, ha registrato un considerevole inasprimento. Giusi Maria Reale non tarda perciò di contemplarne altre articolazioni.
Continue reading

Giacomo Luzzagni. Ora e tannu

di Marco Scalabrino

Adagiata in una sorta di spleen, l’una all’altra addossate, una esigua compagine di case. Povere. Ma di quella indigenza, diffusa or sono mezzo secolo e più alle nostre latitudini, di cose; non certo di affetti, di umanità, o di valori.

Un passo appena, giusto l’intervallo per varcare la soglia di uno improbabile star-gate, ed ecco quello scenario catapultato a distanza di decenni.

Nelle dimensioni del TANNU e dell’ORA, la parabola parrebbe, dunque, venire a compimento. Ma …

Sono grato a Giacomo Luzzagni per avermi fatto grazioso omaggio del suo volume. Sono questi i gesti che, oltre a manifestare in modo concreto la stima verso i simili, contribuiscono a corroborare i sodalizi umani, che altrimenti rimarrebbero ad uno scalino di perenne precarietà.
Da qualche anno frequento Giacomo Luzzagni, quale fondatore e direttore della VENILIA EDITRICE e della rivista LA Nuova TRIBUNA LETTERARIA, e tuttavia, nonostante il mio interesse verso il nostro Dialetto e i nostri autori dialettali, non conoscevo questo scritto. Diciamo, però, che delle attenuanti specifiche mi soccorrono.
Continue reading