Conosco l’amore meglio di voi. Un pretesto per narrare l’isola nell’isola.

di Mauro Mirci

Enna, il capoluogo di provincia più alto d’Italia, è una costante dei romanzi di Andrea D’Agostino. Fa da scenario al suo Mi mangiassero i grilli e, dopo qualche anno, la ritroviamo anche nel recente Conosco l’amore meglio di voi. Ma, se nella prova narrativa dei Grilli, era il luogo delle reminiscenze infantili e adolescenziali, nel più recente romanzo, pubblicato dall’editore torinese Codice, Enna ha più le sembianze di un luogo archetipo, idealizzato, idoneo a far da sfondo alla rappresentazione dei personaggi che D’Agostino sembra prelevare dalla cronaca nera. Quale altro luogo potrebbe, del resto, ospitare in maniera più appropriata un racconto che, nei toni, nel disegno dei protagonisti, nelle loro azioni, nell’accumularsi e susseguirsi dei fatti e delle conseguenze, ha le coloriture e i timbri della tragedia greca? Un monte alto mille metri che si eleva deciso al di sopra di un panorama di colline spoglie, dove le tonalità del giallo predominano su quelle del verde. Luoghi che da sempre sono patria di ninfe, satiri e dei. Dove anche il brutale rapimento di una fanciulla, la sua reclusione nel regno degl’Inferi, diviene racconto mitico e malinconico di un amore prima estorto e poi concesso al prezzo di altro dolore. Continue reading

Joseph Roumanille ispiratore dei Mimi?

di Enzo Barnabà

Inauguriamo il nuovo anno con un saggio di Enzo Barnabà su Joseph Roumanille, forse ispiratore dei “Mimi siciliani” di Francesco Lanza.

Nel febbraio 1922, Francesco Lanza, alle prese con la stesura di quelli che sarebbero diventati i “Mimi Siciliani”, scrive ad Aurelio Navarria “L’opera è in decisa opposizione a tutta la letteratura corrente (…) Per la forma, si riattacca necessariamente a Verga, per la sostanza, il modello di riferimento (forse) è Roumanille”1. Il riferimento a Verga è, si sa, un  riconoscimento che non comporta alcun appiattimento sulla prosa del grande catanese. E quello a Roumanille?Nel febbraio 1922, Francesco Lanza, alle prese con la stesura di quelli che sarebbero diventati i “Mimi Siciliani”, scrive ad Aurelio Navarria “L’opera è in decisa opposizione a tutta la letteratura corrente (…) Per la forma, si riattacca necessariamente a Verga, per la sostanza, il modello di riferimento (forse) è Roumanille”1. Il riferimento a Verga è, si sa, un  riconoscimento che non comporta alcun appiattimento sulla prosa del grande catanese. E quello a Roumanille?

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Giovanni Piazza, il metro e la rima (eroticodemenzialpopolari)

Stefania Raffiotta intervista Giovanni Piazza.

«Signor Giometrico, posso farle qualche domanda?»
Un’intervista? A mmia? E perché?
«Perché lei scrive poesie»
E chi lo dice?
«La gente»
Seeee! La gente ha mica il tempo di occuparsi delle mie cabasisate.
«Delle sue che? »
Senti, cara, innanzitutto diamoci del tu, perché sta storia del lei mi sbummica antipaticamente generazionale. Eppoi, lo leggi Camilleri il siciliano?
«Si»
E sai che sono i cabasisi?
«Ah si, capito. E allora senti, tu. Ma tu, che poesie scrivi?»
Quelle che tu non leggi. Perché le poesie non le legge nessuno.
E infatti il mercato dei libri di poesia è praticamente inesistente, se non per quelle autopubblicate.
«Verissimo. Credo che si venda un po’ di Prevert e di Trilussa e di Gibran e di pochissimi altri. Ma le tue sono poesie classiche, metriche.»

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Due parole su Amianto di Alberto Prunetti

di Angelo Maddalena
Terribile e bellissimo, lo definisce Valerio Evangelisti nella prefazione, io aggiungo “doloroso ed epico”. Doloroso perchè Alberto, che io conosco e ho incontrato spesso negli ultimi anni a Siena e in zona Maremmana, ma l’ultima volta alla presentazione del suo libro al Gabrio di Torino, Alberto, dicevo, scrive una biografia di Renato, suo padre, una storia operaia, come recita il sottotitolo. Renato Prunetti ha lavorato negli impianti siderurgici di tutta Italia, da Novara a Casalmonferrato, da Busalla a Taranto passando per Terni, in quanto saldatore-tubista. E l’amianto, gli ha fatto la festa, scusate la rima tragica e giocosa, ma Renato è morto nel 2004 dopo mesi di atroci sofferenze per una malattia collegata al suo lavoro a contatto con l’amianto. Solo che all’inizio non se ne rendeva conto, ma verso la fine sì. La cosa ancor più tragica,come scrive Alberto, il figlio di Renato, è che dopo la sua morte si è scoperto che in base alle norme per chi lavora a contatto con l’amianto avrebbe dovuto andare in pensione sette anni prima, ma così non è stato, doppia beffa quindi: Alberto e sua madre e i familiari di Renato hanno saputo dopo la sua morte di questa possibilità! Continue reading

Il Drago di Carta parla de La catena

“La Catena” è un testo delicato, ben strutturato, intuitivo in modo brillante per quanto riguarda l’idea di fondo. È un libro che fa riflettere, che non acconsente ad essere dimenticato in un cassetto o su uno scaffale appena finita la lettura, ma ancora vaga negli spazi vuoti della mente, interrogandola.

Così scrive Ferdinando sul blog Il Drago di Carta. Parla de La catena, il romanzo di Greta Cerretti. Cliccate qui per leggere tutta la recensione.

Nino Vetri. Sufficit

MADONIE IN FUGA DA PALERMO PER VIVERE IL TEMPO LENTO
di Salvatore Ferlita

La proprietà della famiglia di mio padre, sita in contrada Guadanella, parco delle Madonie zona B, consistente in: sette ettari e mezzo di terra comprendenti boschi, vigne e uliveti; una casa rurale in pietra di due piani con annesso frantoio e terrazza; un rudere di casa contadina anch’ essa in pietra di una stanza più stalla; fu perduta dal nonno di mio padre subito dopo la prima guerra mondiale e riconquistata da mio nonno alla vigilia della seconda. In questa casa vado molto di rado. Non che non mi piaccia, anzi. Ma è raro che trovi il tempo e la buona compagnia per andarci. Gli amici che spesso si propongono di accompagnarmi in quello che loro stessi definiscono un posto incantevole, alla fine accampano sempre qualche scusa e mi abbandonano. A volte anche all’ ultimo minuto. Neanche la moglie e le figlie vogliono venirci. L’ una per via dell’ assenza di stanze da bagno decenti: la doccia bisogna farla in terrazza col tubo; le altre perché non c’ è internet, e le spiagge sono lontane. Una volta ho chiesto a mio padre se volesse accompagnarmi e lui, in un lampo di lucidità, mi ha detto no! Basta! Guadanella basta! Per arrivarci vai oltre il cosiddetto nevaio saraceno all’ ingresso del paese, superi la cappella di San Giusippuzzo, poi scendi per diversi chilometri per una stradina tortuosa che costeggia vigne e uliveti fin quasi a valle…

[leggi tutto l’articolo sul sito di Repubblica Palermo]

Angelo Orlando Meloni parla di “forconi”

Così è (se vi pare). Forconi frittate e day after a Siracusa

Angelo Orlando Meloni

Le cinque giornate dei forconi, con il blocco degli snodi autostradali e la paralisi fisica e cognitiva della Sicilia, forse sono state l’inizio di una stagione di proteste e disordini, o forse finiranno nel nulla. Ma se dare sfoggio di virtù profetiche è spesso esercizio ozioso, mentre le ore passavano, le notizie latitavano e la benzina finiva, noi plebei-chic inoccupati e figli di papà siamo stati costretti a passeggiare e a esercitare l’arte del pensiero in una forma diversa del solito “vaffa” contro un suv scelto a caso.

A quanto pare, per lo meno dalle mie parti, esistono una protesta di destra e una protesta di sinistra che fanno a testate. E se durante le cinque giornate siracusane si sono visti i cartelloni “Contro il malgoverno Monti”, nessuno ha mai letto o sentito slogan “Contro il malgoverno Berlusconi” durante il regno incontrastato del partito delle libertà. Due squadre irriducibili non parlano tra di loro: gli intellettuali salottieri guardano con sospetto i padroncini e lavoratori plebei, rei di aver creduto per vent’anni alle parole del ringmaster.

[leggi tutto il post su doppiozero]

Pagliaro. I cani di via Lincoln

Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro

A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata “Libri sotto il gelso”. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant’Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I “libri sotto il gelso”, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi e, anche se qualche caduta tardiva ogni tanto si verifica, finora nessuno tra autori, moderatori e assessori intervenuti è stato colpito né macchiato.
Il 5 settembre 2011 il gestore di questo sito ha avuto il piacere di presentare ai piazzesi i libri di Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro. Due romanzi entrambi pubblicati dall’editore Laurana di Milano.
Il gestore di questo sito, ovviamente, per ognuno dei due libri ha preparato, nell’occasione, un bel papello con annessa breve rassegna stampa. E poi ne ha dato lettura al pubblico. Giusto la scorsa settimana, mentre rimetteva in ordine la libreria di famiglia, ha ritrovato i papelli all’interno dei romanzi. Nessuna traccia delle rassegne stampa. Ha pensato che magari, giusto per tener memoria di quella serata, poteva ricopiare in un bel file doc i papelli e poi metterli on line. C’è pure una bella foto di Veronica e Antonio. E’ stata scattata un po’ prima dell’inizio, quando il gestore di questo sito sudava copiosamente per il caldo e il timore che il cortile rimanesse semivuoto.
Comunque è andata, ed è stata, a mio avviso, una bella serata.
Basta. Eccovi il papello scritto per “I cani di via Lincoln”, di Antonio Pagliaro.
Quello dedicato a “Sangue di cane”, di Veronica Tomassini, è stato pubblicato il 23 gennaio scorso.
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Tomassini. Sangue di cane

Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro

A Piazza Armerina, da due anni, si organizza una manifestazione intitolata “Libri sotto il gelso”. In realtà i gelsi sono due e vegetano felicemente nel cortile del monastero di Sant’Anna. Sono due begli alberoni di gelsi rossi. I “libri sotto il gelso”, per fortuna, vengono presentati al termine del periodo di maggior produzione di gelsi e, anche se qualche caduta tardiva ogni tanto si verifica, finora nessuno tra autori, moderatori e assessori intervenuti è stato colpito né macchiato.
Il 5 settembre 2011 il gestore di questo sito ha avuto il piacere di presentare ai piazzesi i libri di Veronica Tomassini e Antonio Pagliaro. Due romanzi entrambi pubblicati dall’editore Laurana di Milano.
Il gestore di questo sito, ovviamente, per ognuno dei due libri ha preparato, nell’occasione, un bel papello con annessa breve rassegna stampa. E poi ne ha dato lettura al pubblico. Giusto la scorsa settimana, mentre rimetteva in ordine la libreria di famiglia, ha ritrovato i papelli all’interno dei romanzi. Nessuna traccia delle rassegne stampa. Ha pensato che magari, giusto per tener memoria di quella serata, poteva ricopiare in un bel file doc i papelli e poi metterli on line. C’è pure una bella foto di Veronica e Antonio. E’ stata scattata un po’ prima dell’inizio, quando il gestore di questo sito sudava copiosamente per il caldo e il timore che il cortile rimanesse semivuoto.
Comunque è andata, ed è stata, a mio avviso, una bella serata.

Precedenza alle signore. Il papello dedicato ad Antonio Pagliaro sarà pubblicato giovedì prossimo,  26 gennaio.

Sangue di cane, in sostanza, è un lungo monologo, ma anche una sorta di lettera che la protagonista invia al suo grande amore Slawek. Lo ha incontrato a un semaforo. Lei studentessa di famiglia borghese, lui lavavetri polacco.
Gli si concede completamente e immediatamente. Accetta di seguirlo alla “Casa dei morti”, un edificio in abbandono abitato da altri polacchi, uomini e donne. Tutti immersi nel fango della degradazione fisica e morale.
Slawek odia quella casa, ma non ha altro posto dove andare. Lì o alle grotte, o ai giardinetti: posti diversi ma stessa umanità sprofondata nell’abisso.
Il libro parla di una piccola odissea. Sono descritte, senza sconti, le vite dei due protagonisti e quelle degli altri personaggi. Spesso le morti. Non è un caso se la narrazione si apre con la descrizione di una morte, quella di Marcin, per abuso di alcol.
Episodi di violenza e di abusi si alternano a tentativi di riconquista della “normalità”. Che per Slawek è invece una conquista nuova, poiché come s’intuisce dai suoi comportamenti e più avanti nel libro viene chiaramente detto, lui una vita normale non l’ha mai avuta. Abbandonato dal padre, ripudiato dalla madre, è costretto a fuggire all’estero dopo aver commesso delle rapine in Polonia. È un duro, Slawek, ma con la sua Misek è tenero e sperduto. Solo l’alcol l’allontana da lei. E le altre donne (e con una di esse, alla fine, fuggirà). E le risse.

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I.M.D.: Dragoni e Lupare

di Mauro Mirci

La recente uccisione a Tor Pignattara, di Zhou Zheng e della sua figlia neonata ha riportato l’attenzione sulle attività dei cinesi in Italia. Accanto alla commozione per un fatto di sangue tanto barbaro, si rinnovano dubbi e pregiudizi. Scrive Il Messaggero: “Che Zhou Zheng si fosse arricchito recentemente non era sfuggito a nessuno nel quartiere. Come era stato notato il suo matrimonio extralusso, con macchine di grossa cilindrata parcheggiate davanti al ristorante. Ed è un fatto, su cui gli inquirenti stanno ragionando, che l’attività di money tranfer sia il nodo principale su cui punta la criminalità organizzata cinese.

La lingua batte dove il dente duole: immigrazione cinese e mafia, Triadi e malavita locale. Scorrono fiumi di denaro e si concludono affari poco chiari sull’asse Italia-Cina. Le indagini non sono sempre semplici: c’è una solida barriera etnica a ostacolarle. Non è solo la lingua. Anche se, per assurdo, parlassero lingue identiche, occidentali e cinesi, distanti quindicimila chilometri e migliaia di anni di storia ed evoluzione culturale, non si comprenderebbero lo stesso. L’incomprensione accentua le differenze e contribuisce al fiorire delle leggende, che traggono alimento dalla realtà e dal pregiudizio in misura pressoché identica.

Dragoni e lupare sfata alcune di queste leggende e dà un contributo positivo alla conoscenza del fenomeno immigrativo cinese in Italia. L’autore è I.M.D., acronimo dietro il quale si cela un poliziotto-scrittore già autore di altri due volumi: Catturandi (2009) e 100% sbirro (2010).

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